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Apple, store alternativi e UE: perché il sideloading su iPhone è ancora una mezza illusione

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Per mesi si è parlato di una svolta storica. Titoli entusiasti, promesse di apertura, paragoni con Android. Apple costretta dall’Europa ad aprire iPhone e iPad agli store alternativi. Eppure oggi, a distanza di quasi un anno, la sensazione per molti utenti è sempre la stessa: non è cambiato quasi nulla. Le app fuori dall’App Store si installano, sì, ma poi smettono di funzionare. Certificati che scadono, limitazioni oscure, avvisi di sicurezza continui. E allora la domanda è legittima: che sta succedendo davvero?

La verità è che l’Unione Europea ha effettivamente costretto Apple a muoversi. Ma Apple lo ha fatto a modo suo, con una serie di paletti che trasformano quella che doveva essere un’apertura storica in una concessione minimale, tecnica, poco visibile e soprattutto poco utile per l’utente medio.

La promessa europea e la realtà di iOS

Tutto nasce dal Digital Markets Act, la legge con cui Bruxelles ha deciso di mettere un freno al potere dei grandi colossi tecnologici. Apple è stata classificata come gatekeeper e, di conseguenza, obbligata a consentire l’installazione di app anche al di fuori dell’App Store.

Formalmente, Apple ha obbedito. Con iOS 17.4 e iPadOS 17.4, arrivati nella primavera del 2024, sono comparsi gli store alternativi e la distribuzione diretta delle app. Ma qui nasce il primo grande equivoco: non si tratta del sideloading libero che molti avevano immaginato.

Apple non ha mai aperto davvero le porte. Ha semplicemente costruito un nuovo corridoio, strettissimo, sorvegliato e pieno di regole.

Perché le app continuano a “scadere”

Se oggi installi un’app di terze parti usando metodi non ufficiali, nulla è cambiato rispetto a prima. I certificati durano pochi giorni, spesso una settimana, poi l’app diventa inutilizzabile. Questo non è un bug, né una dimenticanza. È una scelta precisa.

Quello che molti utenti fanno ancora oggi è confondere due mondi diversi. Da una parte c’è la vecchia installazione tramite certificati di sviluppo, che Apple ha sempre tollerato solo per test e sviluppo interno. Dall’altra c’è la distribuzione alternativa ufficiale UE, che però richiede procedure completamente diverse.

Le app che non passano da uno store alternativo riconosciuto da Apple, o che non sono notarizzate secondo le nuove regole, vengono trattate come prima. Temporanee, fragili, destinate a spegnersi. E questo vale anche se vivi in Europa.

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Un’apertura solo per chi rispetta tutte le condizioni

Qui sta il punto più critico. Per accedere davvero alle novità introdotte dal DMA, non basta avere un iPhone aggiornato. Devi vivere fisicamente nell’Unione Europea, avere un Apple ID impostato su un Paese UE e installare app che rispettino l’intero schema imposto da Apple.

Gli store alternativi devono essere autorizzati, le app devono essere notarizzate, i pagamenti passare comunque da flussi controllati. Apple controlla ancora tutto, solo un po’ più indietro rispetto a prima.

Il risultato è paradossale. La legge europea esiste, l’apertura è reale sulla carta, ma l’esperienza utente resta identica per la maggior parte delle persone. Nessun tasto “installa da file”, nessuna libertà reale, nessuna semplicità.

Apple obbedisce, ma senza cedere davvero

Dal punto di vista legale, Apple può dire di essere in regola. Dal punto di vista pratico, però, ha fatto il minimo indispensabile per non cambiare l’equilibrio del suo ecosistema. La sicurezza è la giustificazione ufficiale, ma il controllo e il modello di business restano intatti.

Non è un caso se gli store alternativi sono pochissimi e quasi invisibili. Non è un caso se gli sviluppatori indipendenti faticano ad adottare questo nuovo sistema. E non è un caso se l’utente comune continua a chiedersi perché, nel 2025, installare un’app su iPhone senza passare da Apple sembri ancora un atto sovversivo.

In conclusione: rivoluzione rimandata

La sensazione è chiara. L’Europa ha aperto una breccia, Apple l’ha immediatamente recintata. Il sideloading su iPhone non è più vietato, ma è talmente regolamentato da risultare, nei fatti, quasi inutile.

Per chi sperava in una vera libertà di installazione, la rivoluzione è stata rimandata. Forse non cancellata, ma sicuramente addomesticata. E finché le regole resteranno queste, la promessa di un iPhone davvero aperto resterà più uno slogan che una realtà quotidiana.

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