Chip più densi senza miniaturizzare: il nuovo trucco che può cambiare l’elettronica

Per decenni l’industria dei semiconduttori ha seguito una sola strada: rendere i transistor sempre più piccoli. Una corsa esasperata contro i limiti fisici del silicio, oggi sempre più costosa e complessa. Ora però emerge un’idea diversa, quasi controcorrente. Un team di ricercatori di Samsung Electronics, in collaborazione con diverse università tecnologiche statunitensi, ha dimostrato che è possibile “compattare” i chip senza cambiare il processo produttivo tradizionale.
Non si tratta di un nuovo nodo litografico, né di una rivoluzione nelle macchine EUV. È qualcosa di più sottile — e potenzialmente più dirompente.
Il vero collo di bottiglia nella produzione dei chip
I moderni chip CMOS vengono costruiti a strati successivi su un wafer di silicio. Prima i transistor, poi i metalli, gli isolanti e le connessioni che danno vita alle celle logiche. Questo approccio ha funzionato per anni, ma ha un limite chiave: la temperatura.

Ogni nuovo strato richiede trattamenti termici elevati. Se si prova semplicemente a “duplicare” uno strato di transistor sopra un altro già esistente, il calore necessario finisce per distruggere quello sottostante. È per questo che, fino a oggi, l’idea di impilare veri livelli di transistor sembrava più teoria che pratica.
L’idea che aggira il problema del calore
Il nuovo metodo parte da una domanda semplice: e se il problema non fosse l’impilamento, ma il materiale isolante usato tra uno strato e l’altro?
I ricercatori hanno sperimentato uno strato ultrasottile di ossido di indio amorfo, spesso appena 2 nanometri. Un materiale quasi invisibile, ma con una proprietà decisiva: può essere trattato a temperature molto più basse rispetto agli isolanti tradizionali.
Questo significa una cosa fondamentale: è possibile aggiungere un nuovo strato di microcircuiti sopra un chip già completo senza danneggiare i transistor sottostanti.

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Più transistor, stessa tecnologia
Il risultato è affascinante. Senza ridurre le dimensioni dei transistor e senza passare a un processo produttivo più avanzato, i ricercatori sono riusciti ad aumentare la densità dei transistor sul chip. In pratica, la potenza di calcolo cresce in verticale, non in orizzontale.
Se questa tecnica venisse perfezionata, potrebbe spostare in avanti il limite fisico della densità dei chip, offrendo più prestazioni senza i costi astronomici legati ai nuovi nodi produttivi.
Perché questa ricerca è così importante
Negli ultimi anni l’industria dei semiconduttori ha iniziato a scontrarsi con una realtà scomoda: miniaturizzare ancora costa sempre di più e rende sempre meno. Ogni nuovo nodo è più difficile, più fragile e più caro.
Un approccio come questo apre uno scenario alternativo. Invece di inseguire l’ennesimo salto tecnologico, si potrebbe sfruttare meglio ciò che già esiste, aumentando la potenza dei chip senza stravolgere le fabbriche.
Non è ancora pronto, ma il segnale è chiaro
Va detto chiaramente: questa tecnologia non è ancora pronta per il mercato. Servono miglioramenti, test di affidabilità e verifiche su larga scala. Ma il messaggio è forte: la strada per chip più potenti non passa solo dalla miniaturizzazione estrema.
In un momento in cui l’industria cerca disperatamente nuove soluzioni per sostenere la crescita di intelligenza artificiale, data center e calcolo avanzato, questo metodo potrebbe diventare uno dei mattoni chiave del futuro dei semiconduttori.
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