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Dal mining di Bitcoin all’intelligenza artificiale: la nuova miniera d’oro dei data center

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Per anni il criptomining è stato una corsa all’oro digitale fatta di calcoli incessanti, consumi energetici elevati e profitti legati all’andamento imprevedibile del mercato. Oggi però quel modello sta mostrando tutte le sue crepe. Il mining di Bitcoin è diventato sempre più difficile, più competitivo e decisamente meno redditizio, mentre un altro settore sta esplodendo con una fame di potenza di calcolo senza precedenti: l’intelligenza artificiale.

Ed è proprio qui che molti minatori hanno capito di dover cambiare strada.

I minatori avevano già ciò che serviva all’IA

Le aziende di criptomining non stanno improvvisando. In realtà possedevano già le risorse più preziose del momento, spesso sottovalutate finché il mercato lo consentiva. Grandi data center operativi, sistemi di raffreddamento avanzati, terreni industriali pronti all’uso e soprattutto contratti energetici a lungo termine, spesso a costi inferiori rispetto a quelli di mercato.

Esattamente ciò che serve ai colossi tecnologici come Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta, impegnati in una corsa feroce per espandere l’infrastruttura necessaria ad addestrare e far funzionare modelli di intelligenza artificiale sempre più complessi.

Costruire nuovi data center da zero significa anni di lavoro, permessi, investimenti colossali e incertezze. Affidarsi a strutture già esistenti consente invece di accorciare drasticamente i tempi e ridurre i costi in un mercato dove la velocità è tutto.

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Non è una riconversione semplice, ma conviene

Il passaggio dal mining all’IA non è indolore. I carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale sono molto diversi: richiedono reti ad altissima velocità, latenze minime e sistemi di raffreddamento ancora più sofisticati, soprattutto per gestire GPU e acceleratori dedicati.

Nonostante questo, la collaborazione tra aziende di intelligenza artificiale ed ex minatori si sta rivelando estremamente vantaggiosa. Invece di partire da zero, le big tech possono adattare infrastrutture esistenti, riducendo sprechi e accelerando l’espansione dei propri servizi AI.

In pratica, i vecchi “minatori di Bitcoin” stanno diventando fornitori di potenza computazionale per l’economia dell’intelligenza artificiale.

Chi lascia definitivamente Bitcoin

Alcune aziende hanno già fatto una scelta netta. Core Scientific ha annunciato l’intenzione di abbandonare completamente il mining di Bitcoin entro il 2028, per concentrarsi esclusivamente sui servizi destinati ai clienti basati sull’intelligenza artificiale.

È un segnale chiarissimo di dove stia andando il settore. Il mining tradizionale non garantisce più la stabilità economica di un tempo, mentre l’IA promette contratti più prevedibili, ricavi costanti e una domanda in crescita continua.

Il messaggio è evidente: l’epoca del mining come fine ultimo sta finendo. Chi si adatta non sopravvive soltanto, ma si riposiziona al centro della nuova economia digitale, quella alimentata dall’intelligenza artificiale.

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