Doogee V Max Play: lo smartphone rugged con proiettore che trasforma ovunque in un cinema portatile

Collaboro con Doogee ormai da mesi e pensavo che i loro leggendari smartphone rugged non potessero più stupirmi. Ma quando l’azienda mi ha chiesto: “Vuoi recensire il nuovo modello con proiettore integrato?”, la mia prima reazione è stata di puro scetticismo. Mi sono chiesto: “Sì, ok… ma quanto potrà mai essere performante un proiettore dentro un telefono?”
Beh, ragazzi, preparatevi a ricredervi. Dimenticate tutto quello che sapete sugli smartphone tradizionali: quella che state per leggere è la recensione del dispositivo più assurdo, geniale e fuori dagli schemi che io abbia mai avuto tra le mani.

Siete pronti a scoprire di cosa è capace?
Il Doogee V Max Play non è il solito “rugged” da cantiere. È un mattoncino di tecnologia che sembra urlare: “lanciami contro un muro, non mi faccio niente”, mentre nel frattempo proietta film sul soffitto, illumina una stanza come due lampadine di casa e macina ore di utilizzo con una batteria fuori scala. Certo, non è perfetto: le fotocamere sono solo discrete e il peso è ai limiti dell’assurdo. Ma come gadget estremo, questo smartphone è qualcosa di davvero particolare.

Parliamo di un device Android 15 venduto attorno ai 749 dollari, che punta tutto su tre pilastri: robustezza, autonomia gigantesca e un proiettore integrato che lo trasforma in un mini home theater portatile. Vediamo perché questo V Max Play è un mostro affascinante, e dove invece mostra i suoi limiti.
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Unboxing
L’effetto wow si nota subito dopo l’apertura del grande pacco.

Aprire questo scatolo è stato come scartare un regalo di Nalate; il suo interno regala emozioni uniche:


All’interno del pacco ci sarà non solo il super rugged, ma anche una cover a cui ci si può collegare il trepiede o anche la piccola cassa bluetooth, tutto rigorosamente incluso nella confezione.
Qui troveremo anche una pellicola di vetro temperato da applicare sullo schermo (ma ahimé, la vedo alquanto superflua), un caricabatteria da 45W con doppio Type-C, manuale di istruzioni e un panno per pulire lo smartphone e a maggior ragione, il vetro del proiettore.


Un rugged-phone enorme, pesantissimo e praticamente indistruttibile
Chiamarlo “grande” è poco. Il Doogee V Max Play è grosso come tre smartphone normali impilati uno sull’altro. È spesso, è massiccio, e con i suoi 685 grammi si sente in mano come un piccolo power bank industriale. Dimentica il taschino dei jeans: questo telefono vive nello zaino, nella borsa o agganciato a una cinghia.
La scocca è studiata per resistere agli urti e Doogee dichiara impermeabilità e sopravvivenza a cadute da altezze moderate. La recensione non ha spinto fino a lanci a terra volontari, ma una cosa è chiara: lo schermo non flette e non si deforma nemmeno applicando una forte pressione, segno di una struttura davvero solida.

La parte superiore del corpo è ancora più spessa del resto perché ospita il modulo proiettore, le fotocamere e una minuscola ventola interna che aiuta a dissipare il calore quando guardi film. Sul display arriva già applicata una pellicola sottile e, dentro la confezione, c’è anche un proteggi schermo più spesso per chi vuole un ulteriore strato di sicurezza.

In basso, la porta USB-C è nascosta dietro uno sportellino. L’apertura è piuttosto stretta e non tutti i cavi USB-C entreranno senza problemi. I trasferimenti dati sono lenti perché la porta è ancora limitata allo standard 2.0, ma almeno la ricarica inversa funziona e il V Max Play può fare da power bank per altri dispositivi.

Sul lato sinistro c’è il carrellino SIM, facile da estrarre e reinserire, con spazio per due nano-SIM e una microSD. Sul resto del frame trovi cinque pulsanti fisici: volume su/giù, tasto di accensione, tasto dedicato al proiettore e un pulsante personalizzabile per azioni rapide.

Il retro è una festa di hardware: oltre alle fotocamere e all’altoparlante trovi due enormi moduli LED ad altissima luminosità e una serie di LED multicolore “Night Elf” che fungono da luci di notifica e da effetto scenico, per esempio quando ascolti musica. Tutto si controlla da un’app dedicata, preinstallata, che permette di scegliere colori, animazioni e modalità. Sul davanti, sopra al display, un piccolo LED aggiuntivo segnala alla vecchia maniera lo stato del telefono: blu durante la ricarica, rosso lampeggiante quando la batteria è ormai agli sgoccioli.

Connettività completa e Android 15 con le solite stranezze Doogee
Sul fronte connettività, il V Max Play sorprende in positivo. Il Wi-Fi 6E è veloce e stabile: scaricare un file video da circa 600 MB attraverso una linea gigabit e un access point Wi-Fi 6 richiede pochi secondi. Ci sono anche Bluetooth 5.4, NFC, 5G, 4G LTE, GNSS e dual SIM, quindi non manca nulla per l’uso quotidiano. Le funzioni NFC, compresi i pagamenti contactless, sono presenti ma non sono state testate a fondo nella prova.
Il software è Android 15 con una personalizzazione Doogee abbastanza leggera. Non è una ROM “stock”, ma non è nemmeno un circo di bloatware. L’interfaccia si può cambiare rapidamente scaricando temi da un’app dedicata e alcune app di sistema sono state sostituite da versioni più originali: per esempio il cronometro che imita il ticchettio di un orologio meccanico. Ci sono applicazioni specifiche per gestire il proiettore, le luci “Light Elf”, l’altimetro, la bussola e altre funzioni “rugged”.

Interessante la presenza di un tasto azione personalizzabile, configurabile via software, e di una sezione rapida nelle impostazioni che permette di controllare molte funzioni speciali direttamente dai toggle di Android. Doogee abilita di default anche una funzione che limita le attività in background per risparmiare energia; è utile, ma per alcune app potrebbe risultare troppo aggressiva e richiede un po’ di regolazioni.

La memoria è dichiarata come 16 GB di RAM fisica, con altri 20 GB di RAM virtuale attivata di default. Quest’ultima è facile da disattivare se non serve, ma nel complesso il sistema si muove bene e non dà l’impressione di arrancare. Purtroppo, guardando alla storia degli aggiornamenti Doogee, è difficile essere ottimisti sulla possibilità di vedere un futuro Android 16 ufficiale per questo modello.
Fotocamere: numeri da flagship, risultati da medio gamma
Sulla carta il comparto fotografico è impressionante: sensore principale da 200 MP, ultra-wide e macro da 8 MP, camera per la visione notturna da 20 MP con sensori a infrarossi, e un’ottica frontale da 32 MP. Purtroppo, i numeri raccontano solo una parte della storia. Nella pratica tutti questi sensori sono piuttosto piccoli e i limiti si vedono.
Gli scatti della fotocamera principale raramente risultano davvero nitidi o fedeli nel colore. Alcuni oggetti rossi, per esempio, vengono interpretati come arancioni; in condizioni di luce scarsa la nitidezza cala e compaiono problemi di messa a fuoco. Di default le foto includono anche un watermark molto vistoso, che per fortuna si può disattivare in un attimo.
La camera per la visione notturna, invece, fa il suo lavoro. Quando le altre fotocamere praticamente non vedono più nulla, i piccoli LED rossi a infrarossi illuminano la scena e producono immagini in bianco e nero abbastanza dettagliate. Se però ti interessa mantenere i colori, spesso basta attivare i grandi LED posteriori: la luce è così forte da rendere di nuovo utilizzabile anche il sensore principale.
Il modulo posteriore ha un flash dedicato, che può essere combinato con la “Camping Light” per trasformare il telefono in una torcia potente. Molto meno convincente, invece, il comparto audio in registrazione. Tentativi di registrare musica da uno speaker Bluetooth hanno messo in evidenza microfoni piuttosto mediocri, con un suono compresso e poco piacevole.
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Display discreto ma nulla di speciale, proiettore spettacolare
Il display è un IPS da 6,78 pollici con risoluzione 2460×1080 e rapporto 20,5:9. Sulla carta è un pannello FHD+ tranquillo, e di fatto si comporta così: è “ok”, ma non stupisce. La luminosità non è eccezionale, soprattutto sotto il sole diretto, e la sensazione generale è di uno schermo onesto ma non memorabile.
Dai menu sviluppatore si scopre che la maggior parte delle app viene renderizzata a una larghezza logica di 360 pixel, con un viewport reale di circa 360×820 punti; questo spiega in parte la sensazione di definizione non esaltante.
La buona notizia è che il display supporta 60, 90 e 120 Hz. Passare ai 90 o 120 Hz rende l’interfaccia più fluida, anche se non trasforma lo smartphone in un top di gamma gaming. È un plus gradito, ma non è la ragione per cui ti innamorerai del V Max Play.

La vera star è il proiettore integrato. Nonostante la risoluzione dichiarata relativamente bassa, 480p, l’immagine proiettata è sorprendentemente piacevole. I colori sono abbastanza fedeli, solo leggermente più spenti rispetto a un buon pannello IPS, e la nitidezza è più che sufficiente alla distanza consigliata di circa 1,5 metri, che produce un’immagine di dimensione paragonabile al display del telefono, ma proiettata su muro o telo.

Appena attivi il proiettore parte una piccola ventola interna. All’inizio è quasi impercettibile, poi in una stanza silenziosa si sente un fruscio costante, comunque mai fastidioso. La messa a fuoco può essere gestita manualmente con il comando “start focus” oppure, se preferisci, con una modalità automatica.

La correzione trapezoidale viene controllata dal sistema ogni pochi secondi e funziona sorprendentemente bene, adattando l’immagine se sposti leggermente il telefono.

Nonostante i 480p, la pixelatura non si nota quasi mai. Elementi minuscoli come la percentuale di batteria risultano un po’ difficili da leggere, ma c’è un trucco: modificare la “larghezza minima” nelle opzioni sviluppatore, per esempio portandola da 360 a 396 pixel, migliora la leggibilità sia sul display interno sia sull’immagine proiettata.

Il proiettore dà il meglio in ambienti bui, senza luce solare diretta o lampade accese. In condizioni ottimali, guardare un film non affatica gli occhi e la qualità percepita è molto superiore a quanto ci si aspetterebbe leggendo solo la scheda tecnica.
Abbassare la luminosità dal 100% a valori attorno al 40% riduce di parecchio i consumi senza peggiorare troppo la qualità. L’unica piccola stranezza è che, ogni volta che attivi il proiettore, la rotazione automatica del display principale viene disattivata e va riattivata a mano.

Camping light, prestazioni e audio: uno strumento da sopravvivenza hi-tech
Sulla parte posteriore, due enormi moduli LED trasformano il V Max Play in una sorta di lampada da campeggio. A 20% di potenza la luce è già circa il doppio di un normale flash di smartphone usato come torcia, e l’impatto sulla batteria è ridicolo: si parla di un consumo del 3-4% all’ora.
Tuttavia, quando porti la luminosità al 100%, queste luci esplodono letteralmente: diventano paragonabili a due lampadine LED da 230 V e illuminano a giorno un soggiorno di dimensioni normali, permettendo di leggere, cucinare o lavorare con comodità. Il rovescio della medaglia è che a piena potenza la luce può restare accesa solo per 5 minuti consecutivi, poi il sistema la spegne per sicurezza. Puoi riattivarla subito, ma è comunque una piccola scocciatura.

Sul versante delle prestazioni pure, il Doogee V Max Play si difende molto bene. Il cuore è il MediaTek Dimensity 7300X, una piattaforma con quattro core Cortex-A78 e quattro Cortex-A55, affiancata dalla GPU Mali-G615 MP2. In combinazione con i 16 GB di RAM e l’archiviazione da 512 GB, lo smartphone risulta fluido in praticamente tutte le attività comuni.
Nei test AnTuTu il V Max Play arriva a circa 184.000 punti CPU e 152.000 punti GPU, posizionandosi non lontano da altri telefoni con Dimensity 7300 / 7300X come i Motorola Edge 60 e Razr 50, anche se questi ultimi in alcuni scenari risultano leggermente superiori. Lo storage UFS, pur non specificato nel dettaglio, tocca comunque velocità notevoli, con letture sequenziali intorno ai 2 GB/s.
Per il gaming, la GPU non è fatta per titoli super pesanti ma gestisce bene i giochi casual e molti titoli 3D a dettagli moderati. Il telefono rimane utilizzabile e reattivo anche con molte app aperte, complice la quantità esagerata di RAM.
L’audio interno, invece, è abbastanza deludente. Lo speaker integrato diventa molto forte, come promesso, ma sopra il 50% del volume il suono tende a indurirsi e i bassi praticamente scompaiono. Per film e video va bene, per musica no. Meglio usare cuffie o l’altoparlante Bluetooth opzionale “Snapbeat” che Doogee vende come accessorio.

Questo piccolo speaker, con driver sotto i due pollici e amplificazione sotto il watt, non fa miracoli ma suona più pulito e bilanciato dell’altoparlante interno, supporta il codec AAC, è impermeabile e offre anche modalità TWS. Non raggiunge la qualità di modelli come il Sony SRS-XB13, ma è più comodo di molti mini speaker economici e, soprattutto, non si spegne da solo dopo pochi minuti di inattività come fa, per esempio, il Mi Compact Bluetooth Speaker 2 di Xiaomi.
Autonomia mostruosa, kit di accessori completo e un prezzo che ha senso
Il pezzo forte del V Max Play è la batteria: una 20.500 mAh da circa 78 Wh. Con l’alimentatore in dotazione da 45 W, passare dal 20% al 90% richiede poco più di due ore, senza che né telefono né caricatore si scaldino in modo preoccupante. Nell’uso reale, con un mix di messaggistica, qualche video, rete dati e Wi-Fi, è realistico aspettarsi quasi una settimana di autonomia con utilizzo moderato.
Naturalmente, quando attivi il proiettore i milliamperora iniziano a volare: 15 minuti di streaming video 1080p con proiezione al 100% di luminosità possono mangiare il 5–6% della batteria, anche se il display IPS viene spento automaticamente dopo cinque minuti per limitare i consumi.

La dotazione di accessori è degna di un gadget “hardcore”. Dentro una robusta valigetta da viaggio in plastica nera trovi il telefono, il caricatore da 45 W, il cavo USB-C, il proteggi schermo rigido, la documentazione, e un curioso case protettivo-maniglia: una sorta di guscio di plastica dura che avvolge retro, lati e fondo del telefono, con una impugnatura laterale integrata.
Nella versione “ricca” del bundle, chi paga qualcosa in più riceve anche un mini speaker Bluetooth Snapbeat e un supporto per usare il V Max Play come proiettore in maniera più comoda. Il supporto di per sé è un po’ instabile se appoggiato semplicemente su una superficie; in realtà è pensato per essere fissato con una vite o agganciato a una struttura.

Cose da fare subito
Di serie, l’app “Proiettore” entra in stand-by dopo soli 5 minuti: un limite decisamente stretto che rischia di rovinare l’esperienza con questo incredibile rugged phone. Ma niente paura! Si tratta solo di un’impostazione di default: vi basterà un click per modificare l’opzione, eliminare la sospensione automatica e godervi proiezioni infinite senza interruzioni.

Verdetto finale
Alla fine, la domanda è semplice: questo smartphone vale i circa 639 dollari richiesti? Per un utente normale, probabilmente no: è troppo ingombrante, troppo pesante, e le fotocamere non sono all’altezza dei numeri sulla carta. Ma se cerchi un telefono-strumento, pensato per campeggio, lavori all’aperto, viaggi impegnativi o contesti in cui vuoi un proiettore sempre con te, allora il V Max Play inizia ad avere molto senso.
Il solo proiettore integrato, per qualità e comodità, potrebbe valere tranquillamente un biglietto da 200 dollari da solo. Qui lo trovi integrato in un rugged-phone con una batteria enorme, luci da campeggio e una resistenza quasi sovrumana.

Ho provato il proiettore praticamente dappertutto e l’idea di poter proiettare uno smartphone Android dappertutto, rende questo dispositivo qualcosa di più unico che raro. I miei amici quando lo hanno visto sono letteralmente impazziti. Lo abbiamo utilizzato al chiuso, all’aperto, in un ristorante, sul muro della signora difronte e… è sempre uno SPETTACOLO! 😍
Prima di concludere ci tengo a riassumere alcuni aspetti che potrei aver trascurato, ma che reputo importanti per chi deciderà di acquistare questo incredibile dispositivo:
- Non è il classico smartphone da mettere in tasca, ma puoi comunque portarlo ovunque.
- La qualità audio dello smartphone non è delle migliori, ma con la cassa bluetooth inclusa, la musica cambia… eccome!
- Smartphone e cassa bluetooth hanno l’autonomia sufficiente per garantirti la visione di due/tre film, senza scaricarsi.
- Il trepiede è robusto, resistente e di ottima qualità.
- Nonostante le caratteristiche sulla carta, il Doogee V Max Play non è un camera phone, ma le foto sono paragonabili agli smartphpne di fascia media come Xiaomi e simili. Tutto sommato, non ci si può lamentare più di tanto.
- È uno smartphone Android… immagina tutto quello che ci potrai fare… 🥰
Dove acquistare Doogee V Max Play
Questo incredibile prodigio della tecnologia è in vendita sul sito ufficiale, sia senza che con i vari accessori:
V Max Play: € 649,99
V Max Play + Accessori: € 744,99

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