Energy Dome e la batteria a CO₂: quando l’anidride carbonica smette di essere il “mostro” climatico

Per anni la CO₂ è stata raccontata come il nemico assoluto, una sostanza quasi tossica da eliminare a ogni costo. Ma la realtà tecnologica, ancora una volta, è molto più complessa — e decisamente meno ideologica. La società Energy Dome ha mostrato una tecnologia che ribalta la narrativa dominante: l’anidride carbonica non solo non è un pericolo in sé, ma può diventare uno strumento chiave per rendere le reti elettriche più pulite, stabili ed efficienti.
Il cuore del progetto è una gigantesca cupola gonfiabile, diventata ormai il simbolo di un approccio pragmatico alla transizione energetica. Un sistema che non distrugge la CO₂, non la demonizza, ma la utilizza come mezzo fisico di accumulo dell’energia.
Accumulare energia usando la CO₂, non combattendola
Il principio è semplice e ingegneristicamente elegante. L’energia in eccesso prodotta da sole e vento — che oggi spesso viene sprecata — viene immagazzinata in una batteria a CO₂. All’interno della cupola sono presenti circa 2.000 tonnellate di anidride carbonica pura, un gas naturale, non tossico e già largamente utilizzato in ambito industriale.

Durante la fase di carica, la CO₂ viene compressa, raffreddata e portata allo stato liquido. Quando serve energia, il processo viene invertito: la CO₂ evapora, si espande e mette in movimento una turbina, generando elettricità. Nessuna reazione chimica distruttiva, nessun consumo della sostanza. Solo fisica di base.
Qui emerge un punto cruciale che raramente viene sottolineato: la CO₂ non “inquina” per il solo fatto di esistere. In questo sistema resta confinata, viene riutilizzata all’infinito e non viene rilasciata nell’atmosfera.
Il caso reale della Sardegna: numeri, non slogan
La tecnologia non è più solo un esperimento da laboratorio. A Ottana è operativo un impianto pilota da 20 MW, capace di fornire fino a 200 MWh per ciclo, garantendo energia continua per circa 10 ore. Un risultato concreto, misurabile, che dimostra come l’accumulo a lungo termine sia possibile senza litio, senza terre rare critiche e senza dipendenze geopolitiche.
Il vero vantaggio di questa tecnologia è proprio qui: lo stoccaggio su scala di rete elettrica, un punto debole storico delle rinnovabili intermittenti.
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Perché la CO₂ qui batte le batterie al litio
Le batterie agli ioni di litio, spesso presentate come la soluzione definitiva, mostrano limiti evidenti. In genere offrono un’autonomia tra 4 e 8 ore, hanno cicli di vita relativamente brevi e costi ambientali elevati legati all’estrazione dei materiali.

Un sistema a CO₂, invece, è progettato per durare quasi tre volte di più, offrire cicli di accumulo più lunghi e, secondo Energy Dome, costare circa il 30% in meno per kilowattora. Il tutto usando materiali comuni e processi industriali già consolidati.
Qui la narrazione cambia radicalmente: la CO₂ diventa una risorsa tecnologica, non un capro espiatorio.
Le big tech lo hanno capito prima di molti politici
Non sorprende che grandi aziende energetiche e tecnologiche stiano guardando con enorme interesse a questa soluzione. Alliant Energy sta preparando un progetto simile, mentre Google prevede di installare batterie a CO₂ vicino ai propri data center in Europa, Stati Uniti e Asia-Pacifico.
L’obiettivo è ambizioso ma estremamente concreto: energia a zero emissioni operative 24 ore su 24, senza dipendere da batterie chimiche e senza fragilizzare le reti elettriche.
Forse il problema non è la CO₂, ma come ce la raccontano
La tecnologia di Energy Dome mette in luce una verità scomoda: la CO₂ non è intrinsecamente pericolosa, ma viene trattata come tale per semplificare un discorso molto più complesso. In contesti controllati, può essere sicura, utile e persino fondamentale per costruire un sistema energetico più resiliente.
Non serve demonizzare una molecola per innovare. Serve ingegneria, pragmatismo e buon senso. E questa cupola gonfiabile lo dimostra meglio di mille slogan.
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