Il Senato USA approva il DEFIANCE Act: finalmente giustizia per le vittime dei deepfake AI

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato all’unanimità una legge che potrebbe segnare una svolta epocale nella lotta contro gli abusi digitali. Si chiama DEFIANCE Act e nasce per dare finalmente strumenti legali concreti alle vittime di deepfake pornografici non consensuali, una delle forme di violenza più subdole e devastanti dell’era dell’intelligenza artificiale.
Non è una legge simbolica né un gesto politico di facciata. È una risposta diretta a un’escalation incontrollata di contenuti falsi iperrealistici, generati con pochi clic e diffusi in rete con conseguenze irreversibili. Secondo i dati citati dai legislatori, il 96% di questo materiale colpisce donne e ragazze, spesso adolescenti, trasformate in bersagli senza alcuna possibilità di difesa immediata.
Il DEFIANCE Act consente alle vittime di citare in giudizio creatori e distributori di deepfake pornografici davanti a un tribunale federale. Un cambio di paradigma netto: non più solo rimozioni tardive o segnalazioni inefficaci, ma responsabilità legale diretta. Per la prima volta, chi distrugge una vita dietro uno schermo rischia conseguenze reali.
Chi ha voluto la legge e perché il Congresso ha detto basta
Il provvedimento è stato presentato dal senatore Dick Durbin e co-sponsorizzato dal repubblicano Lindsey Graham, dimostrando come il problema abbia superato ogni divisione politica. In aula, Durbin è stato chiarissimo: “Date alle vittime il loro giorno in tribunale”.
Il DEFIANCE Act arriva dopo il Take It Down Act, firmato nel 2025 dal presidente Donald Trump, che obbliga le piattaforme a rimuovere immagini intime non consensuali entro 48 ore. Ma qui si va oltre. Non si colpisce solo il contenuto: si colpiscono le persone che lo creano e lo diffondono.
A rafforzare l’urgenza della legge ci sono casi concreti. Il chatbot Grok, sviluppato nell’orbita di Elon Musk, è stato utilizzato per generare immagini sessualmente esplicite di donne e minori. La reazione internazionale è stata durissima: Malesia e Indonesia hanno bloccato Grok, mentre l’authority britannica Ofcom ha avviato un’indagine formale contro X.

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Il cuore del problema non è l’innovazione, ma l’asimmetria di potere. I deepfake permettono a chiunque di fabbricare azioni, parole e immagini mai avvenute, rendendole credibili al punto da rovinare carriere, relazioni e salute mentale. Secondo i dati citati dal Congresso, la pornografia deepfake non consensuale è cresciuta di nove volte dal 2019, arrivando a miliardi di visualizzazioni.
Le vittime raccontano uno schema ricorrente: umiliazione pubblica, isolamento, minacce, estorsioni, perdita del lavoro o della possibilità di studiare. Tutto questo senza aver mai dato consenso, spesso senza nemmeno sapere chi sia l’autore del contenuto. Il DEFIANCE Act riconosce finalmente che la perdita di controllo sulla propria immagine è una forma di violenza reale.
Il disegno di legge crea un diritto di azione civile federale, superando il caos delle leggi statali, frammentate e spesso inefficaci. È un tentativo di chiudere una falla normativa enorme, in un momento in cui l’IA rende la falsificazione sempre più economica, rapida e anonima.
Una corsa contro il tempo nell’era dell’intelligenza artificiale
Ora il DEFIANCE Act passa alla Camera dei Rappresentanti, dove una versione precedente era stata bloccata nel 2024. Questa volta, però, il contesto è cambiato. Gli scandali legati all’IA, la pressione dell’opinione pubblica e il coinvolgimento di organizzazioni come il National Women’s Law Center e il National Center on Sexual Exploitation potrebbero fare la differenza.
Il messaggio che il Senato ha voluto inviare è netto: nell’era digitale, lo sfruttamento non può restare impunito. La tecnologia non è una scusa, e l’innovazione non giustifica la distruzione di vite umane.
Per le vittime che per anni si sono sentite invisibili, il DEFIANCE Act rappresenta una possibilità concreta di riprendere il controllo, di trasformare l’umiliazione in giustizia. Non cancellerà il danno, ma introduce finalmente una verità fondamentale: chi crea deepfake per abusare degli altri deve risponderne davanti alla legge.
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