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La Francia stringe la morsa sulle VPN: nuovo ordine contro lo streaming pirata

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La battaglia contro la pirateria online in Francia entra in una fase decisamente più aggressiva. Con una nuova ordinanza, il Tribunal Judiciaire de Paris ha imposto ad alcune delle VPN più popolari al mondo di bloccare l’accesso a numerosi siti di streaming sportivo illegale. Una decisione che segna un passaggio chiave: le VPN vengono ufficialmente trattate come “intermediari tecnici”, al pari dei provider Internet.

L’ordine riguarda direttamente CyberGhost, ExpressVPN, NordVPN, ProtonVPN e Surfshark, chiamate a impedire l’accesso dalla Francia a piattaforme che trasmettono eventi sportivi in diretta senza autorizzazione. Secondo la Corte, il fatto che questi servizi dichiarino politiche “no-log” non costituisce un ostacolo legale all’imposizione dei blocchi.

Questa decisione non nasce dal nulla. Dal 2024, il tribunale parigino ha iniziato ad ampliare progressivamente il raggio d’azione delle tradizionali misure antipirateria, estendendole ben oltre i classici ISP. L’idea di fondo è semplice ma controversa: se esiste un anello della catena che permette di aggirare i blocchi, quell’anello va colpito.

Dai DNS alle VPN: la strategia di blocco si allarga

In una prima fase, i titolari dei diritti avevano preso di mira i risolutori DNS pubblici, accusati di consentire agli utenti di bypassare i filtri imposti dai provider Internet. Ne sono seguiti ordini diretti a colossi come Cloudflare e Google, costretti a bloccare l’accesso a determinati domini attraverso i loro servizi DNS.

Alla base di queste richieste c’erano i grandi detentori dei diritti sportivi, interessati a proteggere contenuti di enorme valore economico come la Formula 1, la Ligue 1, la MotoGP e altri eventi di primo piano. Secondo la loro tesi, i DNS pubblici rappresentavano una scorciatoia per eludere i blocchi ISP, rendendo inefficaci le misure tradizionali. Il tribunale ha accolto questa interpretazione, aprendo la strada a un’escalation.

Il passo successivo è stato quasi inevitabile. Nel corso del 2025, i titolari dei diritti hanno iniziato a puntare direttamente ai provider VPN, sostenendo che questi servizi consentono un’elusione sistematica dei blocchi geografici. A maggio sono arrivati i primi ordini, seguiti da altri provvedimenti a giugno e luglio, spesso su richiesta di Canal Plus e beIN Sports.

Dopo una breve pausa, la pressione è tornata a salire il 18 dicembre, quando la Corte ha emesso un nuovo ordine su richiesta della Ligue de Football Professionnel e della sua divisione commerciale.

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Blocco dinamico e stagione 2025/2026 sotto osservazione

L’ultima ordinanza impone alle VPN di bloccare l’accesso a 13 domini iniziali, tra cui miztv.top, strikeout.im e prosmarterstv.com. Ma l’aspetto più rilevante è la natura “dinamica” del provvedimento. Attraverso l’autorità di regolamentazione ARCOM, la LFP potrà aggiungere nuovi domini, mirror o proxy man mano che verranno individuati.

I blocchi resteranno attivi per tutta la stagione calcistica 2025/2026, a conferma del fatto che non si tratta di un intervento temporaneo o simbolico. Secondo il tribunale, le VPN svolgono un ruolo chiave nel rendere inefficaci i blocchi ISP e, pur non essendo una “soluzione miracolosa”, contribuiscono in modo significativo all’elusione delle misure esistenti.

Uno dei passaggi più controversi riguarda la difesa “no-log”. Surfshark e NordVPN, in particolare, hanno sostenuto che l’assenza di tracciamento degli indirizzi IP e della geolocalizzazione renderebbe impossibile applicare un blocco limitato alla Francia senza violare i contratti con gli utenti. La Corte ha respinto l’argomento senza mezzi termini, affermando che le clausole contrattuali non possono prevalere sui diritti violati dei titolari di contenuti.

Il giudice ha inoltre chiarito che il blocco dei domini non richiede la memorizzazione permanente dei dati degli utenti e non costituisce un obbligo generale di monitoraggio, vietato dal Digital Services Act. Le misure sono considerate mirate, limitate nel tempo e circoscritte a specifici settori.

Neutralità tecnica non significa immunità legale

Le VPN hanno tentato anche un’altra linea difensiva, sostenendo di non poter essere considerate “intermediari tecnici” ai sensi dell’articolo L.333-10 del Codice dello Sport francese. Anche questa tesi è stata respinta. Secondo la Corte, la neutralità tecnica non equivale all’immunità legale.

Nell’ordinanza si legge chiaramente che, anche quando un servizio agisce in modo passivo, automatico e neutrale, rimane un agente essenziale nella trasmissione dei dati. Di conseguenza, può essere legalmente obbligato ad agire per impedire violazioni dei diritti.

Il caso, tuttavia, è tutt’altro che chiuso. NordVPN ha già confermato l’avvio di un appello, dichiarando che i blocchi dei siti sono inefficaci e non affrontano le cause strutturali della pirateria. Secondo l’azienda, i pirati possono aggirare facilmente i filtri tramite sottodomini, mentre una vera strategia dovrebbe colpire hosting, finanziamenti e disponibilità di contenuti legali.

NordVPN avverte anche di un possibile effetto collaterale: gli utenti potrebbero spostarsi verso VPN gratuite e meno sicure, creando nuove falle nel sistema e aumentando i rischi per la privacy.

Per ora, però, le VPN coinvolte dovranno trovare soluzioni tecniche autonome per rispettare l’ordine, dato che il tribunale non ha imposto un metodo specifico. Sullo sfondo resta un interrogativo pesante: se questa linea verrà confermata, la Francia potrebbe diventare un precedente per tutta l’Europa, spingendo alcuni provider a valutare l’uscita dal Paese.

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