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mRNA e sistema immunitario: così il fegato diventa una centrale di ringiovanimento delle difese

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L’mRNA non serve più solo a produrre vaccini. Ora entra in un territorio ancora più ambizioso: riattivare un sistema immunitario che invecchia. Un team di ricercatori del Centro tedesco per la ricerca sul cancro, dell’HI-STEM e del Broad Institute ha sviluppato una strategia sorprendente: trasformare temporaneamente il fegato in una fabbrica di segnali immunitari, capace di compensare ciò che il corpo perde con l’età.

Il risultato non è solo teorico. Nei topi anziani, il sistema immunitario ha mostrato segni evidenti di ringiovanimento, con risposte più forti, cellule più efficienti e una maggiore efficacia delle terapie.

Come funziona davvero l’mRNA

Per capire la portata della scoperta, bisogna partire dalle basi. L’mRNA, o RNA messaggero, è una molecola di istruzioni. Il DNA conserva il progetto, l’mRNA ne realizza una copia temporanea e la cellula utilizza quella copia per produrre una proteina specifica. È un meccanismo naturale, preciso e soprattutto reversibile.

I ricercatori hanno sfruttato proprio questa caratteristica: invece di modificare permanentemente il genoma, hanno fornito alle cellule istruzioni temporanee, lasciando che fosse l’organismo stesso a fare il lavoro.

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Il fegato come alleato del sistema immunitario

La novità più affascinante è il ruolo assegnato al fegato. Attraverso l’mRNA, le cellule epatiche vengono indotte a produrre fattori essenziali per la maturazione delle cellule immunitarie, in particolare delle cellule T. Queste ultime sono una colonna portante delle difese: riconoscono le minacce, le colpiscono e coordinano la risposta dell’intero sistema immunitario.

Con l’avanzare dell’età, molti di questi segnali diminuiscono. Il nuovo metodo punta proprio a colmare questo vuoto, senza forzature e senza interventi irreversibili.

Risultati concreti: più cellule giovani e vaccini più efficaci

Dopo il trattamento, i topi anziani hanno mostrato un aumento significativo delle cellule T giovani, un miglioramento della funzionalità delle cellule B e delle cellule dendritiche e una risposta molto più robusta alla vaccinazione. Non solo: anche l’efficacia complessiva dell’immunoterapia è risultata potenziata.

In altre parole, il sistema immunitario non si è limitato a “funzionare meglio”. Ha reagito come se fosse biologicamente più giovane.

Un approccio universale contro l’invecchiamento immunitario

Secondo gli autori dello studio, questo potrebbe essere solo l’inizio. L’approccio basato su mRNA viene definito potenzialmente universale, perché in futuro potrebbe essere utilizzato per sostituire altri fattori che si perdono con l’età e che contribuiscono al declino delle difese immunitarie.

Se i risultati verranno confermati anche sull’uomo, questa tecnologia potrebbe aprire la strada a terapie anti-invecchiamento mirate, capaci di rafforzare il sistema immunitario senza manipolazioni genetiche permanenti. Un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dalla cura delle singole malattie al mantenimento attivo delle difese del corpo.

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