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Perché le AI citano alcuni siti e ne ignorano altri

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Chi utilizza strumenti come ChatGPT, Perplexity o le nuove esperienze di ricerca basate su intelligenza artificiale avrà notato un dettaglio ricorrente: le fonti citate sono spesso le stesse, mentre molti siti — anche validi — restano invisibili.

Questo solleva una domanda sempre più frequente:
perché alcune AI citano certi siti e ne ignorano altri?

Dalla visibilità al ruolo di “fonte”

Con i motori di ricerca tradizionali l’obiettivo era posizionarsi bene in SERP.
Con i motori basati su AI il meccanismo cambia: l’utente non riceve una lista di risultati, ma una risposta sintetica, spesso costruita a partire da poche fonti ritenute affidabili.

In questo scenario, la visibilità non è più solo una questione di ranking, ma di citabilità: essere scelti come base informativa per la risposta generata.

Cosa cercano davvero le AI nei contenuti

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le AI non selezionano le fonti in base a regole completamente nuove o “misteriose”. Al contrario, tendono a favorire contenuti che:

  • Rispondono in modo chiaro a una domanda specifica
  • Sono ben strutturati e facilmente interpretabili
  • Mostrano coerenza tematica nel tempo
  • Provengono da siti ottimizzati e affidabili

In molti casi, quindi, le AI non fanno altro che rielaborare informazioni già presenti e ben posizionate sul web.

SEO e AI: davvero due mondi separati?

Secondo Eleonora Boretti, consulente SEO che studia da tempo l’evoluzione della visibilità online e il rapporto tra contenuti e modelli linguistici, la distanza tra SEO tradizionale e visibilità nelle AI è spesso sovrastimata.

Boretti sottolinea come la maggior parte delle buone pratiche SEO sia esattamente la stessa che permette a un contenuto di essere citato da un’AI.
Le differenze tecniche esistono, ma sono minime rispetto alla base comune.

Un sito deve comunque:

  • essere ben ottimizzato a livello tecnico
  • avere contenuti chiari, utili e ben organizzati
  • rispondere a intenti di ricerca reali

Non a caso, è molto difficile essere citati da un’AI senza essere presenti nelle SERP.
Nella maggior parte dei casi, infatti, i motori basati su LLM attingono proprio dai risultati di ricerca, rielaborandoli e sintetizzandoli in una risposta unica.

Perché essere in SERP resta fondamentale

Nonostante il cambiamento di interfaccia, Google e gli altri motori tradizionali continuano a giocare un ruolo centrale. Le AI:

  • Non “inventano” nuove fonti
  • Non esplorano il web in modo indipendente
  • Si basano su contenuti già indicizzati, valutati e considerati affidabili

Questo significa che la SEO resta il prerequisito, non l’alternativa.
Senza una presenza solida nelle SERP, le possibilità di essere citati da un motore AI si riducono drasticamente.

Dove entrano in gioco le differenze

Le differenze tra SEO classica e visibilità nelle AI emergono soprattutto nel modo in cui i contenuti vengono scritti e strutturati. I testi che funzionano meglio con i modelli linguistici:

  • Spiegano i concetti in modo diretto
  • Evitano giri di parole e ambiguità
  • Definiscono chiaramente termini e relazioni
  • Mantengono un tono informativo, non promozionale

Un contenuto confuso o costruito solo per intercettare keyword può anche posizionarsi, ma è meno “riutilizzabile” per una risposta generata.

Perché molti siti validi restano invisibili alle AI

Molti siti non vengono citati non perché siano scorretti, ma perché:

  • Ripetono informazioni già diffuse
  • Non aggiungono interpretazione o contesto
  • Non hanno una linea tematica riconoscibile
  • Non mostrano una reale esperienza sul tema

Dal punto di vista di un modello linguistico, questi contenuti non offrono abbastanza valore per essere selezionati come fonte.

Essere citati non è una scorciatoia

L’idea di “ottimizzare per le AI” come se fosse una pratica separata rischia di essere fuorviante.
Come osserva Boretti, la citabilità non nasce da tecniche isolate, ma dalla qualità complessiva di un progetto editoriale.

In altre parole:

  • Prima si costruisce una buona visibilità organica
  • Poi si lavora su chiarezza, struttura e profondità
  • Infine arriva, come conseguenza, anche la citazione da parte delle AI

Una nuova prospettiva sulla visibilità online

Con l’affermarsi dei motori basati su AI, la visibilità online sta cambiando forma, ma non sostanza.
Non vince chi tenta scorciatoie, ma chi costruisce contenuti solidi, comprensibili e affidabili nel tempo.

Perché, anche nell’era delle risposte generate, le AI continuano a fidarsi di ciò che il web ha già dimostrato di saper valorizzare.

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