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Prefissi telefonici pericolosi: quando non richiamare e come evitare le truffe

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Negli ultimi mesi le truffe telefoniche basate sulle chiamate perse sono tornate con forza, approfittando di un meccanismo semplice ma ancora tremendamente efficace. Il telefono squilla per pochi istanti, il tempo di vedere un prefisso internazionale sul display, poi la chiamata si interrompe. La curiosità fa il resto. Richiamare, però, può trasformarsi in un errore costoso.

Le autorità di sicurezza informatica e le forze dell’ordine avvertono che non è il numero in sé a essere pericoloso, ma il contesto: chiamate brevissime, provenienti dall’estero, senza alcun messaggio o spiegazione. Dietro c’è spesso una rete di frode che sfrutta tariffe speciali a consumo e, in alcuni casi, tenta di avviare ulteriori attacchi di phishing o furto d’identità.

I criminali informatici utilizzano prefissi di Paesi reali e conosciuti proprio per abbassare la soglia di diffidenza. Tra i più ricorrenti compaiono +1 (Stati Uniti) e +7 (Russia), ma anche numerazioni di Paesi meno familiari alla maggior parte degli utenti europei. Secondo segnalazioni ufficiali, vengono spesso sfruttati anche prefissi come Albania, Costa d’Avorio, Ghana e Nigeria, scelti perché associati a costi elevati al minuto e a controlli più complessi sulle linee di origine.

Come funziona davvero la truffa delle chiamate perse

Il meccanismo è tanto semplice quanto studiato. Le bande criminali effettuano migliaia di chiamate automatiche, lasciando squillare il telefono solo per uno o due secondi. Non vogliono parlare con la vittima, ma indurla a richiamare. Una volta effettuato il callback, si attivano tariffe premium internazionali che possono arrivare a diversi euro al minuto, anche senza che nessuno risponda dall’altra parte.

Il guadagno finisce direttamente nelle mani degli aggressori, che controllano o affittano numerazioni speciali. In molti casi la chiamata viene tenuta artificiosamente “in linea” con musichette, messaggi automatici o attese infinite, proprio per allungare la durata e aumentare il costo finale.

Questo schema funziona perché sfrutta una debolezza comune: la scarsa consapevolezza dei costi reali delle chiamate internazionali, soprattutto in un’epoca dominata da app di messaggistica e piani flat nazionali.

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I rischi nascosti oltre al costo della chiamata

Il danno economico immediato è solo una parte del problema. In alcune varianti della truffa, la risposta o il richiamo servono a confermare che il numero è attivo, rendendolo un bersaglio “valido” per attacchi successivi. Da quel momento l’utente può ricevere SMS, messaggi vocali o contatti su app di messaggistica con tentativi più sofisticati di ingegneria sociale.

Le autorità, tra cui la Guardia Civil spagnola, avvertono che queste chiamate possono essere il primo passo verso furti di identità, phishing mirato o richieste di dati personali mascherate da comunicazioni ufficiali. In alcuni casi i criminali provano a instaurare un dialogo, ponendo domande apparentemente innocue per raccogliere informazioni utili ad altre frodi.

Il rischio aumenta quando la truffa si sposta su piattaforme come WhatsApp, dove arrivano messaggi scritti male, con urgenze inventate, promesse di lavoro, vincite o richieste di “verifica dell’account”. Qui l’obiettivo non è più solo il costo della chiamata, ma l’accesso ai dati personali.

Come difendersi in modo efficace

Le indicazioni delle autorità sono chiare e ripetute: non richiamare mai numeri sconosciuti con prefisso internazionale, soprattutto se la chiamata è stata brevissima e senza messaggi. Prima di qualsiasi azione, è consigliabile cercare il numero online, dove spesso compaiono segnalazioni di frode lasciate da altri utenti.

Molti operatori telefonici mettono a disposizione servizi di blocco automatico o filtri contro le chiamate sospette, strumenti che possono ridurre drasticamente l’esposizione a questo tipo di truffe. Se, nonostante tutto, si nota un addebito anomalo in bolletta, è fondamentale contattare subito il proprio operatore per segnalare l’accaduto e bloccare eventuali ulteriori tentativi.

Nel caso delle app di messaggistica, la regola è ancora più semplice: nessun servizio legittimo chiede pagamenti o dati sensibili via messaggio. Qualsiasi comunicazione che affermi il contrario va considerata sospetta, bloccata e segnalata.

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