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Riavviare la vista: la scoperta che potrebbe cambiare il destino dell’“occhio pigro”

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Per decenni, la sindrome dell’occhio pigro è stata considerata una condizione difficile da correggere in età adulta. Una volta superata l’infanzia, le possibilità di recupero visivo diventano limitate, spesso costose e invasive. Ora però una nuova scoperta potrebbe ribaltare completamente questa convinzione, aprendo scenari fino a poco tempo fa impensabili.

Un team di neuroscienziati del Massachusetts Institute of Technology ha individuato un metodo sorprendentemente semplice per “riaccendere” la vista nell’occhio ambliope, senza interventi chirurgici né lunghe terapie correttive.

Cos’è davvero l’occhio pigro (e perché il cervello lo spegne)

L’ambliopia, comunemente chiamata occhio pigro, non è un problema dell’occhio in sé, ma del cervello. Quando un occhio invia immagini distorte o sfocate durante lo sviluppo, il cervello compie una scelta drastica: riduce progressivamente l’attenzione verso quell’occhio, fino a ignorarlo quasi del tutto.

Il risultato è una perdita dell’acuità visiva, una compromissione della visione binoculare e una percezione della profondità alterata. In pratica, l’occhio è sano, ma il cervello ha smesso di ascoltarlo.

L’esperimento che ha sorpreso i neuroscienziati

La nuova ricerca, condotta su modelli animali, ha rivelato qualcosa di inatteso. Anestetizzare temporaneamente la retina dell’occhio ambliope è stato sufficiente a ripristinare per diversi giorni le connessioni neurali indebolite.

Durante il periodo di anestesia avviene una sorta di reset neurologico. Quando l’effetto svanisce, il cervello torna a rispondere agli stimoli visivi provenienti dall’occhio precedentemente ignorato. Non si tratta di un miglioramento marginale, ma di un vero e proprio riavvio funzionale delle risposte visive.

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Non è la prima volta, ma questa volta è diverso

Un approccio simile era stato già descritto nel 2016, ma prevedeva l’anestesia di entrambi gli occhi, una procedura più complessa e difficile da applicare clinicamente. La novità di questa ricerca sta nel fatto che basta intervenire su un solo occhio, riducendo rischi e complessità.

Ciò che rende la scoperta ancora più affascinante è che gli scienziati non conoscono ancora con precisione il meccanismo completo alla base di questo effetto.

Il mistero del cervello che si riorganizza

Secondo i ricercatori, l’anestesia temporanea modifica il modo in cui il cervello interagisce con i neuroni del nucleo genicolato laterale, la struttura che collega la retina alla corteccia visiva. Questo cambiamento sembra permettere al cervello di rivedere le proprie priorità, restituendo spazio all’occhio precedentemente escluso.

Perché ciò avvenga esattamente, però, resta un enigma. Ed è proprio questo mistero a rendere la scoperta così importante: dimostra che la plasticità cerebrale è molto più flessibile di quanto si pensasse, anche oltre le finestre critiche dello sviluppo.

Una speranza concreta per milioni di persone

Se questi risultati dovessero essere confermati anche negli esseri umani, potremmo trovarci davanti a una svolta storica nel trattamento dell’ambliopia, soprattutto negli adulti, finora considerati casi quasi irrecuperabili.

Niente bisturi, niente anni di terapie: solo un intervento temporaneo capace di convincere il cervello a riaprire un canale visivo chiuso da tempo.

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