Signal è davvero più sicura di WhatsApp e Telegram?

Negli ultimi tempi, Signal è salita alla ribalta come l’app di messaggistica prediletta da chi cerca la massima sicurezza e privacy, spesso indicata come superiore ai più noti WhatsApp e Telegram. Ma è davvero così? Per rispondere, analizziamo i tre servizi sotto il profilo della sicurezza, della privacy e delle funzionalità, basandoci su ciò che li distingue.
Signal: la scelta degli esperti di privacy
Signal è un’app open-source gestita dalla Signal Foundation, un’organizzazione no-profit. La sua forza principale è l’uso del Signal Protocol, un sistema di crittografia end-to-end (E2E) applicato di default a tutti i messaggi, chiamate vocali e video. Questo significa che solo il mittente e il destinatario possono decifrare i contenuti, e nemmeno Signal stessa può accedervi.
Inoltre, Signal va oltre: cripta anche i metadati (come chi sta messaggiando chi e quando), grazie a funzionalità come il Sealed Sender, riducendo al minimo le informazioni tracciabili. L’app raccoglie pochissimi dati personali – essenzialmente solo il numero di telefono per la registrazione – e il suo codice aperto permette a chiunque di verificarne la sicurezza. Non è un caso che esperti come Edward Snowden la raccomandino.

WhatsApp: popolare ma con qualche compromesso
WhatsApp, di proprietà di Meta, è l’app di messaggistica più usata al mondo, con oltre 2 miliardi di utenti. Anche qui troviamo la crittografia E2E, basata proprio sul Signal Protocol, applicata a messaggi, chiamate e media. Tuttavia, ci sono delle ombre. I metadati non sono criptati, il che significa che WhatsApp può sapere con chi parli e quando, informazioni potenzialmente condivisibili con Meta o autorità. Inoltre, i backup su cloud (Google Drive o iCloud) non sono protetti da E2E, esponendo i messaggi a rischi se l’account cloud viene compromesso. La connessione a Meta, nota per la monetizzazione dei dati, alimenta ulteriori dubbi sulla privacy a lungo termine.

Telegram: flessibile ma meno sicuro di default
Telegram, con circa 800 milioni di utenti, è apprezzato per la sua versatilità: gruppi fino a 200.000 membri, canali broadcast e opzioni come i messaggi che si autodistruggono. Tuttavia, la sicurezza è il suo tallone d’Achille. A differenza di Signal e WhatsApp, la crittografia E2E non è attiva di default, ma limitata alle “chat segrete”, che non includono i gruppi.
I messaggi standard sono criptati solo tra il dispositivo e i server di Telegram, e l’azienda usa il proprio protocollo MTProto, parzialmente open-source ma meno testato rispetto al Signal Protocol. Inoltre, i dati sono salvati nel cloud, il che offre comodità ma espone a potenziali vulnerabilità se i server venissero violati.

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Confronto diretto: chi vince in sicurezza?
Dal punto di vista tecnico, Signal si distingue per la crittografia onnipresente e la minima raccolta di dati, rendendola la scelta più sicura per chi prioritizza la privacy assoluta. WhatsApp offre una buona protezione dei contenuti, ma i metadati e i backup non criptati la rendono meno impenetrabile. Telegram, pur essendo robusta per certi aspetti (la distribuzione delle chiavi di crittografia tra più giurisdizioni è un punto di forza), pecca per la mancanza di E2E di default e per il suo approccio più orientato alla funzionalità che alla sicurezza pura.

Ma è tutto così semplice?
Non proprio. La sicurezza di un’app non dipende solo dalla tecnologia, ma anche dall’ecosistema in cui opera. Signal, come WhatsApp e Telegram, richiede un numero di telefono, un possibile vettore di attacco (ad esempio tramite phishing). Inoltre, nessuna app può proteggere da un dispositivo compromesso o da errori umani. Signal potrebbe essere teoricamente la più sicura, ma la sua adozione limitata (circa 40 milioni di utenti) rispetto ai colossi WhatsApp e Telegram la rende meno pratica per chi dipende da una rete di contatti già consolidata altrove.
Signal è la più sicura, ma conta l’uso
Sì, Signal è l’app di messaggistica più sicura tra le tre, grazie alla sua crittografia totale, trasparenza e approccio minimalista ai dati. Tuttavia, la scelta dipende dalle tue esigenze: se cerchi privacy estrema e sei disposto a convincere i tuoi contatti a seguirti, Signal è imbattibile. Se invece preferisci un compromesso tra sicurezza e popolarità, WhatsApp resta valido. Telegram, infine, è ideale per chi vuole flessibilità e grandi comunità, ma a costo di una sicurezza meno rigida. In un mondo digitale sempre più complesso, la vera sicurezza nasce dall’app che usi e da come la usi.
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