Criscitiello asfalta Gravina: il calcio italiano è morto da anni e nessuno ha il coraggio di dirlo

L’Italia fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Già solo questa frase dovrebbe bastare per far tremare tutto il sistema calcistico italiano, e invece probabilmente non succederà nulla. Qualche intervista, qualche processo mediatico di due giorni, poi tutto tornerà come prima. È questo il vero problema del calcio italiano: non paga mai nessuno. Si perde, si fallisce, si fanno figuracce internazionali, ma le persone ai vertici restano sempre al loro posto.
La sconfitta contro la Bosnia-Erzegovina non è stata una sorpresa per chi segue davvero il calcio. È stata semplicemente la conseguenza di anni di gestione disastrosa, di mancanza di programmazione, di settori giovanili trascurati e di un sistema che pensa più agli equilibri di potere che al futuro del calcio. In queste ore ha fatto molto rumore il monologo del giornalista di SportItalia Michele Criscitiello, che ha attaccato duramente il presidente della FIGC Giovanni Gravina e tutta la dirigenza del calcio italiano, dicendo quello che molti tifosi pensano da anni.
Il punto centrale è semplice: l’Italia non è uscita dal Mondiale ieri sera, l’Italia è uscita dal calcio che conta molti anni fa. Il problema non è una partita, non è un arbitro, non è un episodio. Il problema è un sistema che non funziona più e che continua a essere gestito sempre dalle stesse persone, con le stesse idee vecchie di vent’anni.
Il monologo completo di Criscitiello contro Gravina
Il monologo di Criscitiello è diventato virale perché non ha parlato della partita, ma del sistema. Ed è proprio questo che ha dato fastidio a molti. Ecco il suo discorso integrale:
“Chi segue SportItalia sa benissimo che la nostra guerra al calcio italiano non è una guerra per amicizie per simpatie o per antipatie.
Il calcio italiano bisogna conoscerlo, bisogna conoscere personaggi.
Lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo per l’ennesima volta: Contro Gabriele non abbiamo nulla persone eccezionale; ci vai a pranzo, simpaticissimo una persona d’oro, un grande imprenditore, ma si deve vergognare perché è lui l’uomo che ha ammazzato il calcio italiano. Non lo ha ammazzato questa sera.
Gabriele Gravina il calcio italiano lo ha ammazzato da anni e chi oggi è nella Federazione Italiana Giuoco Calcio, è da anni complice: da Brunelli in giù, dai Valentini in giù coloro che pensano ai tornaconti personali. Lo stiamo dicendo da anni su questa rete non; ci avete chiuso la bocca, non ce la chiudete. Ci divertiamo col calcio, non ci interessa di quello che ci avete fatto e di quello che ci farete. Ci potete portare in tribunale. Dovete portarci in tribunale! Ci possiamo vedere davanti a un giudice, ma l’Italia ha bisogno della verità.
L’Italia non ha bisogno dei giornalisti che oggi vi parleranno e vi racconteranno che forse c’era un fallo sul gol della Bosnia. Vi racconteranno che forse c’era un’espulsione… tutto vero, ma non ce ne frega niente!
Non è quello che sancisce la morte del calcio italiano e il calcio italiano è morto da 10 anni, si è fermato al 2006. Non hanno voluto un’evoluzione con il settore giovanile, hanno ammazzato i campionati Primavera, di Serie C, di Serie D, di Serie B e di Serie A. Lo squallore totale non è quello che è successo questa sera, non è neanche la punta dell’iceberg. Non l’abbiamo toccato neanche il fondo, perché il fondo lo avevamo toccato. Perché ci hanno preso in giro e per il culo quando negli ultimi giorni abbiamo parlato del nome di Adriano Galliani come il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio a 80 anni, 81. Ma quando abbiamo fatto il nome non lo abbiamo detto che deve fare il presidente DELLA FIGC per i prossimi vent’anni. Ci vuole uno che domani mattina prenda in mano le situazioni al nostro calcio e faccia una rivoluzione.”
Parole durissime, ma il punto è che non parlano solo di calcio. Parlano di come funzionano le cose in Italia.
Il calcio italiano è lo specchio del Paese
Il calcio italiano oggi è esattamente lo specchio dell’Italia. Un sistema fermo, bloccato, dove le persone restano al comando per decenni, dove la meritocrazia spesso non esiste e dove contano più le alleanze, la politica e i giochi di potere che i risultati. Nel calcio, come in molte istituzioni italiane, quando qualcosa va male non si dimette mai nessuno. Si cambia allenatore, si cambiano i giocatori, si trovano scuse, ma chi comanda resta sempre lì.

Leggi anche:
La verità è che il calcio italiano non è stato distrutto in una notte. È stato distrutto lentamente, anno dopo anno, tra riforme mai fatte, settori giovanili trascurati, campionati minori lasciati morire, stadi vecchi e società piene di debiti. Nel frattempo altri paesi hanno investito nei vivai, nelle infrastrutture, negli allenatori, nella programmazione. Noi invece siamo rimasti fermi al 2006, a vivere di ricordi e nostalgia.
Oggi paghiamo tutto questo. Non produciamo più talenti come una volta, i giovani italiani giocano poco, nei campionati ci sono sempre più stranieri mediocri e sempre meno giocatori italiani forti. Poi però ci stupiamo se la Nazionale perde contro squadre che una volta avremmo battuto senza problemi.
La cosa che fa più rabbia non è nemmeno perdere. Nel calcio si può perdere. La cosa che fa rabbia è vedere che non cambia mai nulla, che nessuno si assume responsabilità, che nessuno paga per i fallimenti.
Senza una rivoluzione vera non cambierà mai niente
La realtà è molto semplice: il calcio italiano avrebbe bisogno di una rivoluzione totale, non di piccoli cambiamenti. Servirebbe gente nuova, idee nuove, programmazione vera, investimenti sui giovani, sugli stadi, sulla formazione degli allenatori e dei dirigenti. Servirebbe qualcuno che pensi al calcio italiano tra dieci o quindici anni, non alle prossime elezioni federali o agli equilibri politici.
Ma questo vale anche fuori dal calcio. Il problema dell’Italia, spesso, è proprio questo: troppo potere a chi vuole mantenere il potere e troppo poco spazio a chi vuole cambiare le cose. Il calcio è solo uno degli esempi più visibili, perché il calcio lo guardano tutti e quando perdi si vede subito.
L’eliminazione contro la Bosnia non è una tragedia sportiva, è la conseguenza logica di un sistema che non funziona da anni. E finché non cambierà la mentalità, finché non ci saranno persone che mettono il bene del sistema davanti al proprio interesse personale, continueremo a vedere sempre la stessa storia.
Il problema non è una partita.
Il problema non è un allenatore.
Il problema non sono i giocatori.
Il problema è il sistema.
Ti potrebbe interessare:
Segui guruhitech su:
- Google News: bit.ly/gurugooglenews
- Telegram: t.me/guruhitech
- Facebook: facebook.com/guruhitechfb
- Instagram: instagram.com/guruhitech_official/
- X (Twitter): x.com/guruhitech1
- Bluesky: bsky.app/profile/guruhitech.bsky.social
- Rumble: rumble.com/user/guruhitech
- VKontakte: vk.com/guruhitech
- MeWe: mewe.com/i/guruhitech
- Skype: live:.cid.d4cf3836b772da8a
- WhatsApp: bit.ly/whatsappguruhitech
Esprimi il tuo parere!
Che ne pensi di questa notizia? Lascia un commento nell’apposita sezione che trovi più in basso e se ti va, iscriviti alla newsletter.
Per qualsiasi domanda, informazione o assistenza nel mondo della tecnologia, puoi inviare una email all’indirizzo [email protected].
Scopri di più da GuruHiTech
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

si vabbè…ma ancora perdete tempo appresso a questi zombie succhia soldi dello sport?!? Il colmo è stato raggiunto quando ha detto che tutti gli altri sport sono dilettantistici…
Noi non perdiamo proprio niente, noi parliamo di tutto quello che ci pare 🙂