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Florida, l’idea shock: una “tassa sul peccato” per le modelle OnlyFans

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Negli Stati Uniti torna a far discutere il rapporto tra politica, moralità e denaro, e questa volta il bersaglio è il mondo di OnlyFans. In Florida, il candidato governatore James Fishback ha proposto l’introduzione di una tassa del 50% definita esplicitamente “tassa sul peccato” da applicare alle modelle OnlyFans residenti nello Stato. Una misura che, secondo il politico, avrebbe lo scopo di scoraggiare la diffusione dei contenuti espliciti online e ridurre il numero di giovani donne che scelgono questa strada per guadagnare.

La proposta, riportata da TMZ, ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. Non solo per l’entità della tassa, che sarebbe tra le più alte mai ipotizzate per un’attività digitale legale, ma soprattutto per il messaggio culturale e politico che porta con sé. Fishback non parla di libertà di scelta o di mercato, bensì di una distorsione sociale che, a suo dire, Internet avrebbe amplificato.

Secondo il candidato, la crescita di piattaforme come OnlyFans non sarebbe il risultato di decisioni pienamente consapevoli, ma piuttosto la conseguenza di un sistema che spinge verso l’oggettivazione delle donne, normalizzando forme di sfruttamento che prima dell’era digitale sarebbero state marginali. Una lettura che ribalta completamente la narrazione dominante, secondo cui queste piattaforme rappresenterebbero invece un mezzo di emancipazione economica.

Moralità, controllo e il caso Sophie Raine

Per rafforzare la sua tesi, Fishback ha citato apertamente Sophie Raine, una delle modelle più popolari di OnlyFans. Secondo il politico, Raine rappresenterebbe l’esempio perfetto di una giovane donna che, a suo avviso, potrebbe realizzarsi in professioni “socialmente utili”, anziché guadagnare attraverso foto e video espliciti. Un’affermazione che ha sollevato forti critiche, soprattutto per il tono paternalistico e per l’idea implicita che esistano lavori “moralmente accettabili” e altri no.

Fishback insiste sul fatto che il moderno ambiente digitale incoraggi dinamiche di sfruttamento che, nella società americana pre-Internet, non avrebbero avuto la stessa diffusione. Per questo motivo, sostiene che lo Stato abbia il diritto — e forse il dovere — di intervenire non solo con regolamentazioni, ma anche con strumenti fiscali punitivi.

Ancora più controversa è la sua posizione riguardo alle conseguenze economiche. Il candidato ha dichiarato apertamente di non temere un possibile esodo di creator dalla Florida, affermando di non avere alcun interesse a trattenere un settore che considera dannoso dal punto di vista sociale. Un’affermazione che ha fatto storcere il naso a molti economisti e osservatori, soprattutto considerando il peso crescente dell’economia dei creator nel panorama digitale statunitense.

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Dove finirebbero i soldi della “tassa sul peccato”

Uno degli argomenti principali usati da Fishback per giustificare la proposta è la destinazione dei fondi. Secondo il piano, il gettito derivante dalla tassa del 50% verrebbe utilizzato per finanziare il sistema educativo della Florida, con interventi mirati come l’aumento degli stipendi degli insegnanti e la copertura dei pranzi scolastici.

Una strategia comunicativa ben collaudata: collegare una misura fortemente divisiva a obiettivi socialmente condivisibili. Tuttavia, i critici sottolineano come questo approccio rischi di creare un pericoloso precedente, in cui lo Stato decide quali attività legali meritino di essere colpite fiscalmente in base a criteri morali piuttosto che economici.

Dal canto suo, Sophie Raine non ha tardato a rispondere. La modella ha definito l’iniziativa un’operazione puramente elettorale, accusando Fishback di voler attirare attenzione mediatica sfruttando il suo nome e il tema sensibile della sessualità online. Secondo Raine, la proposta non avrebbe alcun reale impatto sulla tutela delle donne, ma servirebbe solo a demonizzare una categoria specifica per ottenere consenso politico.

Un precedente pericoloso per l’economia digitale

Al di là del caso specifico di OnlyFans, la proposta apre una questione molto più ampia. Se una piattaforma legale può essere colpita da una “tassa sul peccato” per ragioni morali, quali altri settori digitali potrebbero essere i prossimi? Gaming, scommesse online, contenuti per adulti, social network accusati di “corrompere i giovani”: il confine è tutt’altro che chiaro.

Per molti osservatori, il vero nodo non è OnlyFans, ma il controllo politico sull’economia digitale. Una tassa del 50% rischierebbe di spingere creator verso altri Stati o Paesi, senza eliminare il fenomeno, ma semplicemente spostandolo altrove. E mentre il dibattito continua, una cosa è certa: la proposta di Fishback ha già raggiunto il suo primo obiettivo, ovvero far parlare di sé.

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