Hollywood lancia l’allarme: le royalties sui codec potrebbero far aumentare i prezzi dello streaming

Per decenni Hollywood ha combattuto una guerra quasi ideologica contro la pirateria online, schierandosi sempre dalla parte più rigida della tutela del copyright. Oggi, però, lo scenario si ribalta in modo sorprendente.
La Motion Picture Association (MPA), storica paladina dei diritti di proprietà intellettuale, si trova ora a denunciare l’uso “estorsivo” dei brevetti, temendo che questa deriva possa colpire direttamente gli utenti finali: gli abbonati ai servizi di streaming.
Al centro dello scontro ci sono i codec H.264 e H.265 (HEVC), tecnologie fondamentali tanto per lo streaming legale quanto — ironicamente — per la pirateria video.
Codec H.264 e H.265: il cuore dello streaming (e della pirateria)
Per chi frequenta ambienti legati alla pirateria, H.264 e H.265 sono da anni sinonimo di qualità elevata e file compressi in modo efficiente. Non a caso, questi standard compaiono in migliaia di release illegali e sono persino regolamentati da rigide “Scene Rules”.
Ma gli stessi codec sono anche l’infrastruttura tecnica su cui poggiano Netflix, Amazon Prime Video, Disney+ e Hulu. Senza di essi, lo streaming moderno semplicemente non funzionerebbe su larga scala.
Ed è proprio questo il punto critico della vicenda.
InterDigital contro Disney: la scintilla della guerra legale
InterDigital, società con sede in Pennsylvania, detiene oltre 10.000 brevetti legati a tecnologie video e codec, inclusi quelli ritenuti essenziali per H.264 e H.265.
Secondo l’azienda, Disney avrebbe utilizzato questi codec senza un’adeguata licenza per servizi come ESPN, Hulu e Disney+.
Dopo tentativi falliti di accordo iniziati nel 2022, InterDigital ha deciso di passare alle maniere forti. A febbraio ha citato in giudizio Disney per violazione di brevetto davanti a un tribunale federale californiano, sostenendo che la tecnologia brevettata è parte integrante dell’efficienza dello streaming Disney.
E Disney non è l’unico bersaglio: una causa quasi identica è stata presentata anche contro Amazon, accusata di utilizzare le stesse tecnologie su Prime Video.
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L’MPA cambia fronte e difende lo streaming
A questo punto entra in scena la Motion Picture Association, che ha deciso di schierarsi apertamente a fianco di Disney.
La scorsa settimana l’MPA ha depositato una memoria amicus curiae nella causa, sostenendo la contro-azione legale avviata da Disney in Delaware, dove InterDigital viene accusata di pratiche anticoncorrenziali.
Il cambio di ruolo è clamoroso: l’organizzazione che da sempre combatte chi viola il copyright ora accusa un titolare di brevetti di abusare della proprietà intellettuale.

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“Doppio pagamento” e accuse di estorsione
Secondo l’MPA, InterDigital starebbe attuando una vera e propria strategia di “doppio incasso”.
I produttori di dispositivi — TV, smartphone, computer — pagano già le licenze per decodificare H.264 e H.265. InterDigital, però, pretenderebbe ulteriori royalty dai servizi di streaming per codificare gli stessi contenuti.
In pratica, la stessa tecnologia verrebbe fatta pagare due volte.
L’MPA definisce questa strategia una “campagna di rapina globale”, sostenendo che le richieste di licenza siano costruite per costringere i servizi di streaming a pagare, più che per proteggere un’innovazione reale.
L’argomento “potete usare altri codec” non convince nessuno
InterDigital si difende sostenendo che, mentre i codec standard sono obbligatori per i produttori di hardware, i servizi di streaming potrebbero scegliere tecnologie alternative.
Una tesi che l’MPA liquida come una scusa artificiosa.
Secondo l’associazione, usare codec non standard renderebbe i servizi incompatibili con la stragrande maggioranza dei televisori e degli smartphone, trasformando di fatto questa “libertà di scelta” in un’illusione tecnica.
Il rischio finale: pagheranno gli utenti
Il punto più delicato arriva alla fine.
L’MPA avverte che, se questo approccio brevettuale venisse legittimato, i costi extra non verrebbero assorbiti dalle piattaforme, ma scaricati sugli utenti.
Abbonamenti più cari, meno investimenti in nuovi contenuti, cataloghi più poveri.
Secondo Hollywood, questa battaglia sui brevetti non è solo una questione legale, ma una minaccia diretta all’accessibilità dello streaming globale.
E il rischio non è teorico: InterDigital ha già ottenuto ingiunzioni contro i contenuti Disney in Germania e Brasile, dimostrando di avere un’arma concreta in mano.
Una partita globale ancora aperta
Ora spetta al tribunale del Delaware decidere se respingere le accuse antitrust, come chiede InterDigital, o permettere alla causa di andare avanti.
Qualunque sarà l’esito, una cosa è certa: dietro codec invisibili e sigle tecniche si gioca una partita che potrebbe incidere direttamente sulle bollette mensili di milioni di utenti.
E questa volta, Hollywood non punta il dito contro i pirati, ma contro il sistema dei brevetti.
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