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I piccoli produttori di schede video rischiano di sparire: la carenza di memoria sta riscrivendo il mercato

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La crisi della memoria sta diventando uno dei problemi più gravi dell’intero settore hardware. Non è più soltanto una questione di utenti che non riescono ad aggiornare i propri PC o che devono pagare cifre folli per una GPU decente: ora il problema sta colpendo direttamente i produttori, soprattutto quelli piccoli e indipendenti. E, come spesso accade quando una filiera si inceppa, i primi a saltare non sono mai i giganti.

Secondo le ultime indiscrezioni, NVIDIA ha adottato una strategia che sta cambiando radicalmente gli equilibri di mercato. Finora l’azienda forniva ai partner un kit “completo”, composto da GPU e relativi chip di memoria GDDR necessari alla costruzione delle schede video. In pratica un pacchetto chiavi in mano: i produttori dovevano occuparsi solo di PCB, alimentazione e raffreddamento. Questo garantiva stabilità nelle specifiche, continuità nelle forniture e, soprattutto, la sopravvivenza dei marchi più piccoli.

Ma ora lo scenario è completamente diverso.

NVIDIA cambia le regole: la memoria non è più garantita

Secondo la fonte Golden Pig Upgrade Pack, NVIDIA avrebbe smesso di fornire chip GDDR assieme alle GPU. Oggi il partner riceve soltanto il processore grafico. Punto.

La memoria? Se la deve procurare da solo.

E in un momento in cui GDDR6X e GDDR7 sono tra i componenti più rari e più richiesti al mondo, questo significa solo una cosa: chi ha più soldi e più contratti vince, gli altri restano fuori.

I grandi produttori — ASUS, MSI, Gigabyte — non avranno problemi a garantirsi l’accesso prioritario ai chip. Hanno volumi, contratti pluriennali, potere negoziale e linee produttive enormi. Ma i piccoli marchi? I brand emergenti? Le aziende boutique che realizzano schede speciali o modelli overclockati di nicchia?

Stanno già pagando il prezzo.

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I piccoli marchi sono già in difficoltà: forniture limitate, ordini ignorati

Le testimonianze interne parlano chiaro: alcuni produttori minori stanno ricevendo quantità di memoria insufficienti, mentre altri vengono semplicemente ignorati dai fornitori. La carenza globale fa sì che chi produce la memoria preferisca servire chi compra più volumi, lasciando gli altri in coda — una coda che potrebbe non muoversi mai.

Il risultato è semplice: senza chip GDDR, non si può costruire una scheda video.
E senza schede video da vendere, un’azienda non sopravvive.

Se questa tendenza continuerà, il mercato delle GPU rischia di diventare ancora più concentrato, dominato da pochi nomi e con pochissimo spazio per l’innovazione indipendente. L’ecosistema delle “piccole” schede video — quelle più creative, più particolari, spesso amate dagli appassionati — potrebbe sparire del tutto.

E, come sempre, quando c’è meno concorrenza, gli effetti ricadono anche sugli utenti: meno modelli, meno varietà, meno innovazione, e prezzi più alti.

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