Il Tribunale di Milano ordina a Cloudflare il blocco dinamico di Streaming Community e altri siti pirata

Il Tribunale di Milano ha emesso un provvedimento cautelare d’urgenza che segna un nuovo capitolo nella lotta alla pirateria audiovisiva in Italia. Su richiesta di Indiana Production e Medusa Film, il giudice ha ordinato a Cloudflare di bloccare immediatamente i servizi forniti a 31 domini riconducibili ai principali portali di streaming illegale, tra cui Streaming Community, Altadefinizione e Cineblog01.
Il decreto, datato 3 dicembre 2025, è stato adottato poche settimane prima dell’uscita nelle sale di “Buen Camino”, il film diretto da Gennaro Nunziante con protagonista Checco Zalone. Le società produttrici avevano rilevato la comparsa della locandina e di messaggi promozionali sui siti pirata, segnale ritenuto dal giudice un indizio concreto di un’imminente diffusione illecita dell’opera.
Perché Cloudflare è stata coinvolta
Al centro della decisione vi è il ruolo di Cloudflare, società statunitense che offre servizi essenziali per il funzionamento di milioni di siti web. Tra questi figurano il DNS pubblico, la CDN (Content Delivery Network) e il reverse proxy, strumenti che migliorano prestazioni e sicurezza ma che possono essere sfruttati anche da portali illegali.

Secondo il Tribunale, questi servizi avrebbero fornito un contributo tecnico determinante alla diffusione dei contenuti pirata, in particolare attraverso il reverse proxy che oscura l’indirizzo IP reale dei server, rendendo più complessa l’identificazione dei gestori dei siti.
Il giudice ha richiamato l’articolo 156 della Legge sul diritto d’autore, che consente di agire contro gli intermediari anche in assenza di dolo o colpa, qualora i loro servizi abbiano agevolato la violazione.
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Blocco immediato e sanzioni economiche
Il decreto impone a Cloudflare due obblighi precisi. Il primo è il blocco immediato di tutti i servizi erogati ai domini indicati, inclusi DNS, CDN, name server e reverse proxy. Gli utenti che tentano oggi di accedere a tali siti visualizzano una schermata di inibizione.
Il secondo obbligo riguarda la trasmissione dei dati identificativi in possesso della società, utili a individuare i responsabili dei portali pirata.

Per garantire l’esecuzione dell’ordine, il Tribunale ha previsto penali significative: 10.000 euro per ogni giorno di ritardo nel blocco dei domini e 5.000 euro al giorno per eventuali ritardi nella consegna dei dati richiesti.
Un blocco “dinamico” contro il domain hopping
L’aspetto più innovativo del provvedimento è la sua natura dinamica. Il giudice ha previsto che l’ordine si estenda automaticamente a tutte le future varianti dei domini già bloccati, comprese modifiche del nome o del top level domain (TLD).
La pratica del cosiddetto domain hopping, che consente ai siti pirata di riapparire rapidamente con nuove estensioni, viene così contrastata alla radice. Saranno Indiana Production e Medusa Film a monitorare la rete e segnalare le nuove varianti, mentre Cloudflare avrà due giorni lavorativi per eseguire il blocco.
Il Tribunale ha inoltre precisato che tale meccanismo non viola il divieto europeo di imporre obblighi generali di sorveglianza agli intermediari previsto dal Digital Services Act, poiché Cloudflare non è tenuta a cercare attivamente nuovi siti ma solo a intervenire su segnalazione documentata.
Il provvedimento rappresenta una mossa significativa nella strategia antipirateria italiana. Non elimina il fenomeno, ma introduce un modello più incisivo rispetto ai tradizionali blocchi DNS, aumentando la pressione sui principali portali illegali e sui loro facilitatori tecnologici.
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