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L’intelligenza artificiale può pianificare attacchi a reti elettriche e acquedotti: lo studio shock

Un’intelligenza artificiale potrebbe aiutare i criminali informatici a pianificare attacchi contro reti elettriche, impianti di trattamento dell’acqua e altre infrastrutture essenziali. A lanciare l’allarme è una ricerca della società di cybersicurezza Frenos, che ha messo alla prova dieci modelli IA in quasi 17.000 test. I risultati più preoccupanti riguardano tre sistemi commerciali: nelle simulazioni hanno elaborato piani giudicati praticabili in circa nove tentativi su dieci. Non significa, però, che abbiano realmente sabotato una centrale o un acquedotto.

La distinzione è decisiva. Gli esperimenti si sono svolti in scenari simulati, fornendo ai modelli informazioni sui sistemi da analizzare. I ricercatori non hanno dimostrato che un chatbot possa individuare autonomamente un bersaglio reale, penetrarvi ed eseguire un attacco senza assistenza umana. La ricerca indica comunque quanto velocemente l’IA possa diventare uno strumento di pianificazione per chi vuole colpire servizi fondamentali.

Quasi 17.000 prove: i risultati della ricerca

Frenos ha condotto 16.980 test, suddivisi in 13.884 decisioni individuali, 2.520 tentativi di costruire piani di attacco completi e 576 esecuzioni simulate. I modelli dovevano ragionare su informazioni relative a sistemi di controllo industriale, valutare condizioni di accesso e identificare possibili punti deboli.

Tre modelli commerciali hanno raggiunto tassi di riuscita nella pianificazione compresi tra 89,5% e 92,9%. I risultati degli altri sistemi sono stati sensibilmente inferiori: il migliore modello open-weight sviluppato fuori dagli Stati Uniti si è fermato al 36,2%, mentre il migliore modello open-weight statunitense ha ottenuto il 5,2%. I ricercatori non hanno comunicato i nomi dei modelli coinvolti.

Perché reti elettriche e acquedotti sono bersagli delicati

Una rete elettrica o un impianto idrico non funziona come un normale sito web. Al suo interno operano sistemi di controllo industriale che coordinano pompe, valvole, sensori e altre apparecchiature fisiche. Un problema informatico, in determinate condizioni, può quindi avere conseguenze sul funzionamento di macchinari e servizi utilizzati ogni giorno da migliaia di persone.

Molti impianti impiegano tecnologie progettate per rimanere operative per decenni. Aggiornarle non è sempre semplice: fermare una parte dell’infrastruttura per applicare modifiche o testare una protezione può comportare costi elevati e interruzioni difficili da gestire. È per questo che gli esperti chiedono particolare attenzione alla sicurezza delle reti industriali e dei collegamenti di accesso remoto.

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L’IA sa davvero attaccare una centrale elettrica da sola?

No: lo studio non lo dimostra. I modelli hanno lavorato su informazioni predisposte per i test e hanno talvolta commesso errori, saltando passaggi importanti o presumendo di disporre di autorizzazioni che non avevano. Un piano considerato valido in una simulazione non equivale alla riuscita di un’intrusione contro un impianto reale, dove intervengono protezioni, vincoli tecnici e condizioni imprevedibili.

Il rischio identificato riguarda piuttosto l’abbassamento della barriera di competenze. Un sistema capace di analizzare grandi quantità di informazioni e organizzare rapidamente una strategia potrebbe facilitare il lavoro di aggressori già in possesso di accessi o conoscenze tecniche. Gli esperti temono che strumenti oggi più limitati possano migliorare con nuovi modelli e sistemi di automazione.

Come difendere le infrastrutture dagli attacchi assistiti dall’IA

Tra le misure indicate dagli specialisti figurano la separazione delle reti operative da quelle amministrative, il controllo rigoroso degli accessi remoti, l’autenticazione robusta e il monitoraggio delle attività anomale. È inoltre importante verificare le autorizzazioni e limitare l’esposizione dei sistemi industriali a Internet.

L’intelligenza artificiale può essere utilizzata anche sul fronte opposto, per riconoscere segnali di intrusione e assistere gli operatori nella risposta agli incidenti. Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, per esempio, ha presentato nel 2026 ambienti sperimentali per valutare il comportamento dei modelli IA nella protezione delle infrastrutture energetiche. Il problema, quindi, non è soltanto la presenza dell’IA, ma chi la utilizza, con quali permessi e con quali controlli.

Il dato del 90% va interpretato correttamente

La percentuale più citata dello studio riguarda la capacità di elaborare piani in un ambiente di valutazione, non una probabilità del 90% di provocare blackout o interrompere l’acqua potabile. Confondere i due risultati renderebbe la notizia molto più allarmistica di quanto consentano le prove disponibili.

Il segnale per gestori e istituzioni resta importante: se alcuni modelli riescono già a organizzare scenari complessi di attacco, le difese delle infrastrutture critiche devono essere aggiornate prima che strumenti simili diventino più facili da usare. La sicurezza dei servizi essenziali dipenderà sempre più dalla combinazione di protezioni tecniche, personale preparato e controlli continui.

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