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Nostradamus e Baba Vanga tornano virali: le profezie sull’IA dopo l’allarme sul rischio di estinzione

Le antiche profezie tornano a conquistare i social proprio mentre il dibattito sull’intelligenza artificiale assume toni sempre più inquietanti. Questa volta al centro dell’attenzione ci sono Nostradamus e Baba Vanga, ai quali vengono attribuiti presunti avvertimenti sulla nascita di macchine intelligenti capaci di mettere in difficoltà l’umanità.

Il tempismo non è casuale. Le interpretazioni hanno ripreso a circolare mentre alcuni ricercatori impegnati nello sviluppo dell’IA hanno espresso pubblicamente timori sui possibili rischi legati a sistemi futuri molto più potenti di quelli attuali. Tra questi c’è Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic e in precedenza di OpenAI, che nel settembre 2026 ha lasciato Anthropic criticando la corsa verso sistemi superintelligenti e mettendo in guardia sulle possibili conseguenze per l’umanità.

Il punto fondamentale, però, è distinguere tra due fenomeni completamente diversi. Da una parte esiste un dibattito reale, documentato e fortemente controverso sui rischi dell’IA avanzata. Dall’altra ci sono testi antichi e presunte profezie che vengono reinterpretati a posteriori per adattarli alle paure del presente.

La quartina di Nostradamus non parla di intelligenza artificiale

Una delle presunte profezie tornate alla ribalta viene attribuita a Michel de Nostredame, meglio conosciuto come Nostradamus, e in particolare alla Centuria IV, Quartina 31.

Il testo, risalente al XVI secolo, non contiene riferimenti a computer, algoritmi o intelligenza artificiale. Le immagini utilizzate parlano invece di una nuova figura sapiente, di un cervello solitario, di discepoli e dell’immortalità. Il collegamento con una futura ribellione delle macchine nasce quindi da una lettura moderna del passaggio, non da un riferimento tecnologico esplicito presente nell’opera originale.

È un meccanismo già osservato molte volte con gli scritti di Nostradamus. Nel corso degli anni gli sono state attribuite previsioni riguardanti eventi come gli attentati dell’11 settembre 2001 o la morte della principessa Diana. Spesso, però, queste associazioni vengono formulate dopo gli eventi, sfruttando il linguaggio enigmatico e metaforico delle quartine.

Proprio la loro ambiguità rende possibile adattare versi scritti secoli fa a situazioni molto diverse. Una volta conosciuto un evento, diventa infatti più semplice individuare parole o immagini che sembrano descriverlo.

La lettura della Quartina 31 in chiave informatica è stata inoltre alimentata da Dolores Cannon, ipnoterapeuta statunitense autrice del libro Conversations with Nostradamus. Nella sua interpretazione, pubblicata più di quattro secoli dopo gli scritti originali, il passaggio sarebbe collegato a un individuo del futuro intenzionato a trasferire la propria mente in una sorta di computer organico.

Non si tratta quindi di un significato direttamente ricavabile dal testo del 1555, ma di una successiva interpretazione esoterica.

Anche le presunte profezie di Baba Vanga sull’IA sono difficili da verificare

Una dinamica simile riguarda Baba Vanga, la mistica bulgara morta nel 1996 alla quale vengono periodicamente attribuite previsioni su guerre, catastrofi naturali, cambiamenti politici e innovazioni tecnologiche.

Tra le affermazioni circolate più recentemente ci sono quelle secondo cui avrebbe previsto una crescita dell’intelligenza artificiale, la sostituzione di numerosi lavoratori e persino il controllo da parte dell’IA di importanti settori industriali.

Il problema è soprattutto documentale. Per molte delle profezie attribuite a Baba Vanga non esiste una fonte contemporanea facilmente verificabile che permetta di stabilire con certezza quando siano state pronunciate e con quali parole.

Numerose previsioni vengono diffuse attraverso raccolte successive alla sua morte e riprese ciclicamente da siti web e social network. Diventa così difficile separare ciò che la mistica potrebbe avere effettivamente detto dalle interpretazioni e dalle aggiunte avvenute negli anni successivi.

La crescente diffusione dell’automazione rende inoltre particolarmente semplice collegare affermazioni generiche sul futuro del lavoro agli sviluppi attuali dell’intelligenza artificiale.

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Gli allarmi dei ricercatori sull’IA, invece, sono documentati

Il ritorno delle profezie arriva in un momento in cui il dibattito sui rischi dell’intelligenza artificiale è diventato molto più concreto.

Jacob Coxon, dopo aver lavorato per circa tre anni tra OpenAI e Anthropic, ha annunciato le proprie dimissioni da Anthropic all’inizio di settembre 2026, sostenendo che la competizione nello sviluppo dell’IA stia comportando rischi eccessivi. Le sue dichiarazioni hanno ricevuto enorme attenzione internazionale.

Anche Evan Hubinger, responsabile della ricerca sull’allineamento in Anthropic, ha espresso pubblicamente forti preoccupazioni. Secondo quanto riportato da Axios, Hubinger ha stimato una probabilità superiore al 10% che l’intelligenza artificiale possa provocare conseguenze catastrofiche per l’umanità entro il prossimo decennio. Si tratta naturalmente di una valutazione personale del rischio, non di una previsione scientificamente dimostrata.

Il tema della sicurezza riguarda anche utilizzi dannosi molto più concreti e attuali. Nel suo rapporto di settembre 2026, Anthropic ha documentato attività malevole individuate e interrotte tra dicembre 2025 e agosto 2026, comprese operazioni informatiche, sorveglianza, frodi e casi relativi al possibile abuso dell’IA in ambito biologico.

È proprio questa differenza a essere essenziale: dichiarazioni e rapporti di questo tipo hanno autori identificabili, date, documentazione e affermazioni verificabili, che possono essere analizzate, contestate o smentite.

Il rischio della superintelligenza è un dibattito reale, ma resta controverso

Gli scenari più estremi sull’IA non sono condivisi da tutta la comunità scientifica. Il rischio che sistemi superintelligenti possano diventare incontrollabili rappresenta una posizione discussa seriamente da alcuni ricercatori, mentre altri esperti considerano eccessive o scarsamente dimostrate le ipotesi di estinzione dell’umanità.

Tra i sostenitori delle posizioni più pessimistiche figurano Eliezer Yudkowsky e Nate Soares, autori del libro If Anyone Builds It, Everyone Dies, pubblicato nel 2025. Il volume sostiene che lo sviluppo di un’intelligenza artificiale superumana attraverso gli approcci attuali potrebbe rappresentare un rischio esistenziale e propone di interromperne la corsa allo sviluppo.

Anche in questo caso, tuttavia, siamo di fronte a una tesi dichiaratamente formulata dagli autori e aperta al confronto. Può essere analizzata sulla base delle argomentazioni presentate e può essere criticata da chi ritiene improbabili gli scenari descritti.

È una situazione profondamente diversa da quella delle presunte profezie.

Perché le antiche profezie tornano proprio quando cresce la paura

Il successo delle interpretazioni di Nostradamus e Baba Vanga può essere spiegato proprio dal clima di incertezza che accompagna ogni grande trasformazione tecnologica.

Quando persino persone impegnate nello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale parlano pubblicamente di rischi catastrofici, antichi testi ambigui possono improvvisamente sembrare sorprendentemente attuali. La stessa dinamica si presta a ripetersi con guerre, pandemie, crisi climatiche e altre minacce capaci di attirare l’attenzione collettiva.

La differenza rimane nel metodo utilizzato per verificare le affermazioni. Le quartine di Nostradamus possono essere reinterpretate continuamente alla luce di ciò che è già accaduto, mentre le previsioni sul futuro dell’IA formulate oggi dai ricercatori possono essere associate a persone, documenti e argomentazioni precise.

Non significa che gli scenari più catastrofici sull’intelligenza artificiale siano destinati ad avverarsi. Significa piuttosto che possono essere discussi e sottoposti a verifica senza ricorrere a testi scritti cinquecento anni fa.

Finché l’IA continuerà a evolversi rapidamente e a generare interrogativi sul futuro, probabilmente continueranno a emergere anche presunte profezie capaci di adattarsi alle paure del momento. Ma tra una previsione verificabile e una reinterpretazione costruita a posteriori rimane una differenza fondamentale.

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