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Sony verso l’addio ai giochi su disco: l’UE non potrà impedirlo

La possibilità che Sony riduca o abbandoni la distribuzione dei videogiochi su supporto fisico sta alimentando il dibattito tra i giocatori europei. Molti utenti speravano in un possibile intervento delle istituzioni comunitarie, ma le dichiarazioni arrivate da Bruxelles indicano uno scenario molto diverso: l’Unione europea non dispone di strumenti concreti per obbligare Sony o altri editori a continuare a pubblicare giochi su disco.

Il tema è particolarmente sentito perché, per una parte della comunità, la copia fisica rappresenta una forma di possesso più solida rispetto a quella digitale. Un disco può essere conservato, prestato o rivenduto, mentre una licenza digitale è legata alle condizioni stabilite dalla piattaforma e dall’editore. In teoria, inoltre, l’accesso a un contenuto digitale può diventare problematico qualora il servizio venga modificato, ritirato o reso indisponibile.

L’UE richiama la libertà commerciale degli editori

Intervenendo al Parlamento europeo di Strasburgo, il commissario europeo per la protezione dei consumatori Michael McGrath ha chiarito che la questione rientra principalmente nella libertà commerciale e contrattuale delle imprese. Di conseguenza, le autorità europee non possono imporre a Sony o ad altre aziende del settore di mantenere necessariamente una distribuzione basata sui supporti fisici.

In sostanza, gli editori possono scegliere liberamente le modalità con cui offrire giochi e servizi, purché vengano rispettati pienamente i diritti dei consumatori previsti dalla legislazione nazionale ed europea. Questo significa che la semplice decisione di passare dal disco al digitale non rappresenterebbe, di per sé, una violazione sulla quale l’UE potrebbe intervenire per costringere un’azienda a cambiare strategia.

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Per i giocatori contrari alla progressiva scomparsa delle copie fisiche, la posizione espressa dalle istituzioni europee lascia quindi margini molto ridotti. Il timore principale resta quello di un mercato in cui il concetto stesso di proprietà del videogioco diventi sempre più legato a licenze, account e infrastrutture online, limitando possibilità tradizionali come la rivendita e il prestito.

Il precedente dell’iniziativa Stop Killing Games

La questione richiama anche il recente dibattito nato attorno all’iniziativa Stop Killing Games, dedicata alla conservazione e all’accessibilità dei videogiochi quando server e servizi online vengono disattivati. Anche in questo caso, imporre agli editori il mantenimento indefinito delle infrastrutture incontra importanti ostacoli legati alla normativa europea sul copyright e sulla proprietà intellettuale.

Il quadro che emerge è dunque complesso: da una parte cresce la preoccupazione degli utenti per la conservazione dei videogiochi e per la reale disponibilità nel lungo periodo dei prodotti acquistati; dall’altra, la libertà delle aziende di decidere come distribuire e gestire i propri titoli rimane un principio difficile da superare attraverso un intervento normativo diretto.

Se Sony dovesse effettivamente accelerare verso una distribuzione esclusivamente digitale, la pressione della comunità potrebbe quindi avere soprattutto un peso commerciale e reputazionale. Sul piano istituzionale, invece, l’Unione europea non sembra avere la possibilità di imporre il ritorno o il mantenimento obbligatorio dei giochi su disco.

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