Sotto pressione globale, Elon Musk chiude Grok agli utenti free: le immagini AI diventano un servizio a pagamento

La linea della “libertà totale” sull’intelligenza artificiale inizia a scricchiolare anche per Elon Musk. Dopo settimane di polemiche, denunce e pressioni politiche, il patron di X ha deciso di limitare la generazione e la modifica di immagini con Grok ai soli abbonati paganti. Una mossa che arriva non per scelta tecnologica, ma per necessità politica e legale.
Al centro della tempesta c’è Grok, l’intelligenza artificiale integrata in X, finita nel mirino dei governi europei per la proliferazione incontrollata di immagini sessualizzate, violente e non consensuali, diffuse direttamente sulla piattaforma.
Un’ondata di abusi che ha superato ogni argine
Nelle ultime settimane, Grok è stato utilizzato per creare deepfake pornografici, simulazioni di aggressioni e contenuti esplicitamente violenti, spesso senza il consenso delle persone rappresentate. La diffusione è stata così rapida da superare la capacità di intervento degli enti regolatori, trasformando X in un terreno di scontro tra libertà d’espressione, abuso tecnologico e responsabilità legale.
La reazione non si è fatta attendere. Diversi governi europei hanno minacciato sanzioni, indagini e persino il blocco del social network, accusando la piattaforma di non aver implementato misure adeguate per prevenire la violazione dei diritti fondamentali.
La Spagna alza il tiro, l’Europa osserva
In Spagna, la ministra della Gioventù e dell’Infanzia Sira Rego ha chiesto alla Procura Generale di indagare su X e su Grok per presunti reati legati alla diffusione di materiale di violenza sessuale contro minori. Un segnale politico forte, che ha contribuito ad aumentare la pressione su Musk.
Anche altri Paesi europei stanno valutando provvedimenti restrittivi e sanzioni, mentre il dibattito sulla responsabilità delle piattaforme digitali entra in una fase sempre più tesa.
La scelta di Musk: niente filtri, paga e sei responsabile
Di fronte alla tempesta, Musk ha scelto una strada netta — e controversa. Nessun rafforzamento dei filtri tecnici, nessuna barriera preventiva sull’output dell’IA. La soluzione adottata è stata limitare l’accesso alle funzioni più sensibili di Grok agli abbonati paganti, trasferendo di fatto la responsabilità legale sugli utenti identificabili.
“Chiunque utilizzi Grok per creare contenuti illegali o X per pubblicare contenuti illegali dovrà affrontarne le conseguenze. La responsabilità legale spetta alla persona che crea o carica il contenuto.”
Una posizione che ha fatto discutere, perché sposta il problema dalla prevenzione alla punizione, lasciando intatta la capacità tecnica dell’IA di generare contenuti abusivi.

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Dalla minimizzazione al dietrofront
A rendere il tutto ancora più controverso è il comportamento iniziale di Musk. Quando, a fine dicembre, hanno iniziato a circolare immagini pornografiche e violente non consensuali, il miliardario ha minimizzato il problema, arrivando persino a pubblicare una propria foto in bikini per sdrammatizzare la questione.
Solo l’escalation delle reazioni istituzionali e il rischio concreto di interventi normativi hanno spinto X a chiudere l’accesso a Grok agli utenti gratuiti, scegliendo una soluzione che permette almeno di identificare rapidamente i responsabili.
Il nodo giuridico: la responsabilità non è solo degli utenti
Il dibattito resta però apertissimo. Ricard Martínez, direttore della Cattedra di Privacy e Trasformazione Digitale presso l’Università di Valencia, ha dichiarato a El País:
“Nessuna immagine può essere sessualizzata senza consenso, anche se si specifica che si tratta di una ricreazione. Ognuno di noi ha diritto alla propria immagine, alla vita privata e all’onore”.
Secondo Martínez, la responsabilità legale ricade sia su chi crea i contenuti sia sulle piattaforme che ne rendono possibile la generazione e la diffusione. Una visione condivisa da molti giuristi europei.
Sextortion e IA: un cocktail esplosivo
Il problema è aggravato dal fenomeno della sextortion, che combina furto di dati, intelligenza artificiale e diffusione massiva di immagini non consensuali. La società di cybersecurity Kaspersky ha segnalato un forte aumento del malware Stealerium, usato in campagne di estorsione automatizzate.
I numeri sono inquietanti: oltre il 90% delle aggressioni sessuali digitali con immagini non autorizzate colpisce le donne.
“Le donne come canarie nella miniera”
A lanciare l’allarme è anche Mary Anne Franks, professoressa alla George Washington University e presidente del Cyber Civil Rights Initiative:
“Le donne sono le canarie nella miniera dell’abuso dell’intelligenza artificiale. Non colpirà solo una quattordicenne o una celebrità come Taylor Swift, ma politici, leader mondiali, processi elettorali”.
Un avvertimento chiaro: ciò che oggi appare come un problema di nicchia è in realtà un rischio sistemico.
Una soluzione temporanea a un problema strutturale
La decisione di Musk punta a limitare gli abusi rendendo tracciabili gli utenti, ma lascia irrisolto il nodo centrale: quali obblighi hanno le piattaforme nel prevenire la creazione stessa di contenuti illeciti?
Il caso Grok dimostra che l’intelligenza artificiale non è più solo una questione tecnologica, ma un problema politico, giuridico ed etico globale. E il compromesso scelto da X potrebbe essere solo il primo di molti, in un confronto destinato a diventare sempre più duro.
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