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TikTok raggiunge un accordo in una causa sulla dipendenza dai social

TikTok ha raggiunto un accordo extragiudiziale in una causa legata alla presunta dipendenza dai social media generata dai suoi algoritmi. Lo riporta il New York Times, precisando che l’azienda non ha reso pubblici i termini dell’intesa, limitandosi a dichiarare soddisfazione per l’accordo preliminare raggiunto.

La causa era stata intentata da una giovane donna californiana di 19 anni, identificata con le iniziali KGM, che accusa le piattaforme social di aver contribuito, fin dall’infanzia, allo sviluppo di una dipendenza comportamentale attraverso algoritmi di raccomandazione e scelte di design mirate.

Le accuse: ansia, depressione e problemi di autopercezione

Secondo la ricorrente, l’esposizione prolungata ai contenuti suggeriti automaticamente avrebbe avuto un impatto diretto sulla sua salute mentale, causando disturbi d’ansia, depressione e una percezione distorta del proprio corpo. Il cuore della causa riguarda il ruolo degli algoritmi di raccomandazione e delle interfacce progettate per massimizzare il tempo di permanenza sulle piattaforme.

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Coinvolte anche Meta, YouTube e Snap

Oltre a TikTok, tra gli imputati figurano anche Meta, YouTube e Snap. Quest’ultima aveva già annunciato in precedenza di aver raggiunto un accordo separato con la ricorrente, anticipando di fatto la strategia ora seguita anche da TikTok.

L’intesa è stata formalizzata poco prima dell’inizio del processo, evitando così un confronto diretto in aula sul merito delle accuse. Tuttavia, il caso non rappresenta un episodio isolato.

Una battaglia legale più ampia sulla salute mentale

Questa causa rientra infatti in una serie più ampia di procedimenti giudiziari che i tribunali statunitensi intendono affrontare nei prossimi mesi. L’obiettivo è stabilire il livello di responsabilità delle aziende tecnologiche rispetto agli effetti dei loro servizi sulla salute mentale di bambini e adolescenti.

Nei fascicoli giudiziari vengono citati meccanismi come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica dei contenuti e la personalizzazione spinta degli algoritmi, considerati fattori in grado di favorire un uso compulsivo dei social media. Secondo diverse ricerche richiamate nei procedimenti, tali pratiche sarebbero associate a un aumento dei casi di depressione e autolesionismo tra i minori.

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