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Yout contro RIAA: la battaglia che può cambiare per sempre il copyright digitale

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La disputa legale tra Yout e la RIAA è una di quelle storie che, all’inizio, sembrano riguardare solo un servizio di download e un paio di avvocati. Poi inizi a scavare e scopri che sotto c’è molto di più: questioni fondamentali sul copyright, sul fair use, sul modo in cui interpretiamo l’accesso ai contenuti digitali. E, soprattutto, sul futuro dell’intelligenza artificiale.
Da cinque anni, infatti, Yout.com sta combattendo per dimostrare di non violare il DMCA quando permette agli utenti di scaricare video pubblicamente disponibili su YouTube. La RIAA sostiene il contrario. E la Corte d’Appello ora deve decidere chi ha ragione.

La domanda centrale è semplice solo in apparenza: scaricare un video liberamente accessibile equivale ad aggirare una misura di protezione?
Secondo Yout no, perché i dati audio e video vengono già inviati liberamente a chiunque visiti YouTube. Secondo la RIAA sì, perché guardare non significa copiare. E questa differenza è diventata il campo di battaglia su cui si sta decidendo il futuro del copyright online.

Come è iniziata la guerra tra Yout e l’industria musicale

Per capire l’origine del conflitto bisogna tornare al momento in cui la RIAA ha convinto Google a rimuovere dai risultati di ricerca centinaia di link relativi a Yout.
Per l’operatore Johnathan Nader il danno economico è stato immediato: meno visibilità significava meno utenti e, dunque, meno entrate pubblicitarie. Da qui la decisione di fare causa, convinto che il suo servizio non violasse nessuna misura tecnologica.

La prima risposta dei tribunali, però, non è stata incoraggiante. Nel 2022 il giudice distrettuale ha stabilito che Yout non era riuscito a dimostrare di non aggirare il cosiddetto rolling cipher, la serie di parametri dinamici che YouTube utilizza per generare gli URL dei contenuti.
Secondo la corte, questa tecnica costituiva una protezione tecnologica. E se la stai aggirando, stai violando il DMCA.

Da quel momento, il dibattito è esploso. Perché Yout sostiene che quei parametri non siano affatto una barriera. Per loro si tratta di una procedura tecnica interna alla piattaforma, non di una misura progettata per impedire l’accesso ai video. Se chiunque può vedere un contenuto con un browser, dicono, allora l’accesso non è controllato.

La RIAA ribatte che la questione è più sottile. YouTube permette di vedere una performance in streaming, ma non dà accesso all’opera fissa sottostante, cioè al file vero e proprio. Il rolling cipher, secondo l’industria musicale, serve esattamente a separare questi due livelli.

Accesso o copia? La distinzione che può ribaltare il DMCA

Il cuore della battaglia è tutto qui: il rolling cipher è un controllo di accesso o un controllo di copia? La differenza non è una sfumatura tecnica. È la chiave per decidere il destino dell’intero caso.

La legge americana, infatti, vieta espressamente l’elusione dei controlli di accesso, ma non vieta automaticamente l’elusione dei controlli di copia.
Questa distinzione è stata fatta per una ragione molto precisa: il Congresso ha riconosciuto che per esercitare il fair use, le persone devono essere in grado di copiare ciò a cui hanno legalmente accesso. Se impedisci la copia, impedisci anche il fair use.

E qui si inserisce un elemento esplosivo: l’intelligenza artificiale.

A sorpresa, due dei colossi dell’AI musicale, Suno e Udio, hanno presentato un amicus brief a sostegno di Yout. Non perché difendano lo stream-ripping, ma perché temono un precedente legale distruttivo.
Secondo loro, la sentenza del 2022 confonde accesso e copia. E se questa confusione diventasse legge, l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale sarebbe considerato automaticamente una violazione del DMCA.

Per le aziende di IA non è un dettaglio: è la differenza tra poter lavorare e rischiare miliardi di dollari in cause.

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La nuova arma legale di Yout: il precedente del paywall rimosso

Le argomentazioni di Yout si sono rafforzate con un’altra decisione giudiziaria molto recente: la causa tra Emmerich Newspapers e NewsBreak, datata luglio 2025.
In quel caso, un tribunale ha stabilito che rimuovere il paywall lato client non costituisce una violazione del DMCA se il server ha già consegnato l’intero contenuto. Non essendoci un’area protetta, non esisteva alcuna elusione.

Yout applica la stessa logica al proprio caso. YouTube, sostengono, invia l’intero flusso audio-video senza richiedere password, abbonamenti o altri sistemi di accesso. Se i dati sono già accessibili, non si può parlare di elusione.

La RIAA risponde accusando Yout di voler equiparare visione e proprietà. Per l’industria musicale, ciò che YouTube concede è il diritto di assistere alla performance. Non il possesso del file digitale. E la piattaforma utilizza il rolling cipher proprio per difendere questa distinzione.

Il problema è che YouTube non è parte in causa. Non ha depositato alcun documento tecnico. Non ha chiarito le intenzioni del suo sistema di distribuzione.
Questo lascia la Corte d’Appello di fronte a un rebus: deve interpretare una tecnologia senza poterne interrogare il creatore.

Un verdetto che può cambiare streaming, IA e diritto d’autore

Siamo così arrivati a un punto critico.
Da una parte c’è Yout, che vede nei flussi pubblici di YouTube un accesso aperto e privo di barriere.
Dall’altra c’è la RIAA, convinta che ogni download non autorizzato sia un aggiramento delle protezioni.

E in mezzo ci sono implicazioni gigantesche.

Una decisione a favore di Yout potrebbe aprire la strada a una nuova interpretazione del DMCA, in cui scaricare ciò che è già liberamente accessibile non è automaticamente una violazione. Questo avrebbe effetti enormi su sviluppatori, creatori, ricercatori e sull’intera industria dell’AI.

Una decisione a favore della RIAA, invece, consoliderebbe l’idea che lo streaming non è un accesso vero e proprio ai contenuti, ma solo un permesso limitato alla visualizzazione.
Sarebbe una vittoria per l’industria musicale, ma una sfida drammatica per l’IA generativa, che si troverebbe improvvisamente esposta a nuovi rischi legali.

In ogni caso, il verdetto riscriverà il nostro rapporto con i contenuti digitali. Non si tratta più solo di un sito che permette di scaricare video. Si tratta di capire chi possiede davvero ciò che vediamo, e in quali condizioni siamo autorizzati a usarlo.

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