ChatGPT per adolescenti, Common Sense Media lancia l’allarme sulla sicurezza

La versione di ChatGPT per adolescenti è finita al centro di un nuovo dibattito sulla sicurezza digitale dei minori. Common Sense Media, organizzazione statunitense che valuta i prodotti tecnologici destinati ai giovani, ha assegnato all’esperienza per ragazzi un giudizio di “rischio inaccettabile”. OpenAI contesta però le conclusioni, sostenendo che una parte dei test potrebbe essere stata condotta prima del completamento delle protezioni parentali.
Il rapporto mette sotto accusa gli avvisi ai genitori
Secondo la valutazione pubblicata il 7 ottobre 2026 dallo Youth AI Safety Institute di Common Sense Media, il sistema non avrebbe sempre avvisato tempestivamente i genitori quando gli account di adolescenti mostravano comportamenti preoccupanti. Le simulazioni riguardavano, tra le altre cose, conversazioni ripetute su autolesionismo, suicidio e disturbi alimentari.
In alcuni scenari le notifiche sarebbero arrivate soltanto dopo un’interazione prolungata con il chatbot; in altri, secondo l’organizzazione, non sarebbero arrivate affatto. Il rapporto evidenzia anche casi nei quali il sistema non avrebbe suggerito in maniera sufficientemente affidabile di rivolgersi a un professionista o a un servizio di supporto durante discussioni particolarmente delicate.
Il nodo del riconoscimento dell’età
Un’altra criticità segnalata riguarda la capacità di identificare correttamente gli utenti minorenni. Nei test descritti dall’organizzazione, alcuni account registrati come appartenenti ad adulti non sarebbero passati automaticamente all’esperienza per adolescenti nemmeno quando, durante la conversazione, l’utente dichiarava di avere 13 anni.
OpenAI ha precisato che i propri sistemi di stima dell’età utilizzano più segnali analizzati nel tempo e che la semplice dichiarazione dell’età all’interno di una chat non determina automaticamente la riclassificazione dell’account. Il punto controverso è quindi anche il modo in cui vengono individuati gli utenti ai quali applicare protezioni aggiuntive.
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La replica di OpenAI alle accuse
OpenAI non condivide il giudizio di Common Sense Media. L’azienda ha chiesto che le verifiche vengano ripetute, osservando che molti test potrebbero risalire a una fase precedente al completamento dell’introduzione dei controlli parentali. Ha inoltre ribadito il proprio impegno a migliorare le protezioni per i minorenni e gli strumenti con cui i genitori possono gestire l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in famiglia.
Le due posizioni non sono equivalenti a una verifica indipendente conclusiva dell’attuale funzionamento del servizio: da un lato c’è una valutazione critica basata su scenari di prova, dall’altro la contestazione della loro rappresentatività rispetto alle protezioni più recenti.
Cosa significa per le famiglie
Il confronto richiama l’attenzione su una questione concreta: gli strumenti di controllo parentale non sostituiscono il dialogo e la supervisione degli adulti. Per chi utilizza servizi di IA in famiglia è utile verificare le impostazioni dedicate ai minori, spiegare ai ragazzi i limiti delle risposte automatiche e incoraggiarli a cercare aiuto umano per situazioni personali delicate.
Common Sense Media chiede a OpenAI di rafforzare sia il riconoscimento dell’età sia la tempestività degli avvisi ai genitori. La discussione resta aperta e riguarda un interrogativo più ampio: come rendere i chatbot effettivamente adatti a utenti con esigenze di tutela differenti da quelle degli adulti.
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