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Comcast trasforma i router Wi-Fi in sensori di movimento e scoppia la polemica sulla privacy

Un router Wi-Fi può diventare anche un sensore di movimento, senza bisogno di telecamere o microfoni. È quanto permette WiFi Motion, una funzione proposta da Comcast per alcuni router Xfinity, capace di rilevare attività all’interno dell’abitazione sfruttando le variazioni del segnale wireless.

La tecnologia, integrata nella piattaforma Xfinity Shield, ha però sollevato dubbi tra alcuni clienti. Al centro delle preoccupazioni c’è soprattutto la privacy, considerando che il sistema può registrare informazioni sui movimenti rilevati nell’ambiente domestico e conservarne una cronologia.

Come il Wi-Fi può rilevare i movimenti in casa

Il principio alla base di WiFi Motion sfrutta le variazioni che si verificano nel segnale Wi-Fi tra un Xfinity Gateway e determinati dispositivi collegati. Quando una persona si muove all’interno dell’ambiente, può modificare la propagazione delle onde radio: il sistema analizza questi cambiamenti per identificare la presenza di attività.

Non vengono utilizzati microfoni o videocamere. Durante la configurazione è inoltre l’utente a scegliere i dispositivi costantemente alimentati che parteciperanno al rilevamento.

Una caratteristica particolarmente interessante, ma anche alla base di parte delle preoccupazioni, è la capacità delle onde Wi-Fi di attraversare le pareti. In teoria, utilizzando diversi dispositivi distribuiti nell’abitazione, le rilevazioni potrebbero fornire indicazioni sugli spostamenti in casa in base a quali apparecchi registrano attività.

Secondo Comcast, la funzione entra in funzione soltanto dopo essere stata attivata dal cliente. L’azienda sostiene inoltre di non monitorare in tempo reale i movimenti degli utenti.

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La cronologia viene conservata fino a sette giorni

Dopo l’attivazione di WiFi Motion, la cronologia delle rilevazioni può essere conservata nell’app Xfinity per un massimo di sette giorni.

I dati registrati includono informazioni sull’attività individuata e sul dispositivo che l’ha rilevata. Comcast precisa che non vengono raccolti immagini, video o audio, né informazioni pensate per identificare persone o animali.

La questione diventa più delicata quando si considera l’eventuale accesso ai dati da parte delle autorità. Megan Sloan, portavoce dell’azienda, ha spiegato che, come altre società, Comcast potrebbe essere obbligata a fornire informazioni raccolte tramite WiFi Motion in presenza di una richiesta legale valida, come un mandato, un ordine del tribunale o un’altra procedura prevista dalla legge.

Resta inoltre un interrogativo tecnico. La società non ha chiarito se disponga della possibilità di attivare WiFi Motion da remoto oppure di accedere direttamente ai dati relativi al movimento in tempo reale.

Perché alcuni clienti sono preoccupati

Le critiche non riguardano quindi soltanto ciò che WiFi Motion fa oggi, ma anche il livello di controllo che un’infrastruttura di questo tipo potrebbe teoricamente offrire.

La possibilità che un dispositivo normalmente associato alla semplice connessione Internet possa rilevare attività all’interno dell’abitazione ha alimentato il dibattito sulla riservatezza dei dati domestici. Il fatto che il rilevamento non utilizzi una videocamera riduce alcuni rischi evidenti, ma non elimina le domande su conservazione, accesso e utilizzo delle informazioni raccolte.

Su Reddit, un cliente ha affermato di non voler attivare la funzione e di stare considerando la sostituzione del gateway fornito a noleggio con apparecchiature proprie. La sua preoccupazione riguarda proprio la presenza, nel soggiorno, di un dispositivo controllato dal provider e tecnicamente in grado di rilevare i movimenti dei membri della famiglia.

Il caso WiFi Motion mostra così un lato sempre più importante dell’evoluzione delle reti wireless: la stessa infrastruttura utilizzata per collegare smartphone, computer e dispositivi intelligenti può diventare una fonte di informazioni sull’ambiente circostante. Una possibilità tecnologicamente interessante, ma destinata inevitabilmente a sollevare nuove domande su privacy, controllo dei dati e consenso degli utenti.

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