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Falso CAPTCHA “Non sono un robot”: la truffa che può dare agli hacker il controllo del PC

Stai navigando su un sito e compare una schermata che ti chiede di dimostrare di non essere un robot. È un gesto così comune che spesso si procede senza pensarci troppo. Ma proprio questa abitudine viene sfruttata dai cybercriminali per diffondere una truffa sempre più insidiosa: i falsi CAPTCHA che imitano le verifiche di Google e Cloudflare e inducono le vittime a eseguire comandi dannosi sul proprio computer. Il risultato può essere il furto di password e dati finanziari oppure, nei casi più gravi, l’accesso remoto al PC da parte di estranei.

Questa tecnica è conosciuta come ClickFix. La particolarità è che non serve necessariamente sfruttare una vulnerabilità del browser: gli aggressori convincono la persona a eseguire da sola le istruzioni che avviano il malware. Il pericolo non è quindi la semplice presenza della casella «Non sono un robot», ma quello che una pagina sospetta chiede di fare subito dopo.

Come funziona la truffa del falso “Non sono un robot”

Il primo passo consiste nel far apparire una pagina apparentemente legittima. Può trattarsi di un sito creato appositamente per la frode, di un annuncio ingannevole o persino di una pagina autentica compromessa. Sullo schermo compare un messaggio che imita un controllo di sicurezza: “Verifica di essere umano”, “Completa il CAPTCHA» oppure «Conferma che il browser è sicuro”.

A differenza delle verifiche normali, però, il sito non si limita a chiedere di selezionare immagini o spuntare una casella. Presenta una procedura insolita e invita a premere Windows + R, aprire PowerShell o il Terminale e incollare un testo per completare la verifica. Alcune campagne copiano automaticamente negli appunti un comando malevolo, senza che la vittima ne comprenda il contenuto.

Se quel comando viene eseguito, può scaricare o avviare software dannoso. L’attacco sfrutta quindi un inganno psicologico: la vittima pensa di eseguire un controllo di sicurezza, mentre sta compiendo l’azione necessaria a compromettere il proprio dispositivo.

È importante distinguere i diversi momenti: vedere una pagina con un falso CAPTCHA non significa automaticamente essere stati infettati. Il rischio aumenta quando si seguono le istruzioni e si eseguono comandi o programmi richiesti dal sito.

Dal furto delle password al controllo remoto del computer

Non tutti gli attacchi ClickFix hanno lo stesso obiettivo. Alcune campagne distribuiscono infostealer, programmi progettati per cercare e sottrarre informazioni come credenziali salvate, cookie di sessione e dati contenuti nei browser. In determinate condizioni, queste informazioni possono aiutare i criminali ad accedere agli account della vittima.

Altre varianti installano strumenti di accesso remoto o preparano il terreno per attacchi più complessi. Non significa che ogni falso CAPTCHA dia immediatamente a uno sconosciuto il controllo completo del PC, ma il rischio esiste ed è stato documentato da diversi gruppi di ricerca.

Un esempio è TerminalFix, una variante analizzata da Microsoft. In questa campagna, pagine web compromesse mostravano una falsa verifica Cloudflare che invitava a eseguire comandi in Windows Terminal o PowerShell. La catena d’infezione poteva portare all’installazione di un componente capace di creare un tunnel di comunicazione verso l’esterno, offrendo agli aggressori un punto di accesso persistente alla rete della vittima.

Le conseguenze cambiano in base al malware installato, ai permessi disponibili e alle protezioni presenti sul dispositivo. È quindi più corretto parlare di una tecnica che può consentire furti di dati e intrusioni, non di un controllo remoto inevitabile dopo un singolo clic.

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Come riconoscere un CAPTCHA autentico da uno pericoloso

La regola più utile è semplice: un CAPTCHA legittimo non ti chiede di uscire dal browser per eseguire comandi di sistema. Le verifiche autentiche si svolgono normalmente nella pagina, attraverso una casella da selezionare, un breve controllo automatico o una prova visiva.

Se un sito ti invita ad aprire Esegui, Prompt dei comandi, PowerShell o Terminale per dimostrare che sei umano, interrompi subito la procedura. È un segnale d’allarme particolarmente forte anche quando la schermata mostra loghi familiari o riproduce fedelmente l’aspetto di Cloudflare.

Un altro indizio è la pressione psicologica: messaggi che parlano di un browser bloccato, di un errore urgente da risolvere o di un controllo indispensabile per accedere al contenuto. Gli aggressori cercano di far sembrare il comando una normale operazione di manutenzione.

Controllare l’indirizzo del sito può aiutare, ma non basta: anche pagine legittime compromesse possono mostrare verifiche fraudolente. Per questo il comportamento richiesto è spesso un indicatore più affidabile del solo aspetto grafico.

Cosa fare se hai già seguito le istruzioni

Se hai soltanto visualizzato il falso CAPTCHA senza eseguire nulla, chiudi la scheda e non incollare il contenuto degli appunti in altre finestre. Se invece hai eseguito un comando, considera possibile una compromissione e agisci rapidamente.

Per prima cosa, disconnetti il computer da Internet per limitare eventuali comunicazioni del malware. Da un altro dispositivo affidabile cambia le password degli account più importanti, iniziando dalla posta elettronica, dai servizi finanziari e dagli account di lavoro. Quando possibile, revoca le sessioni attive e abilita l’autenticazione a più fattori.

Esegui quindi una verifica con strumenti di sicurezza aggiornati e, se il dispositivo è aziendale, avvisa immediatamente il reparto informatico. Una semplice scansione può non essere sufficiente per escludere un accesso persistente: in caso di sospetta compromissione, soprattutto con strumenti di accesso remoto, è opportuno rivolgersi a un tecnico qualificato per valutare la bonifica o il ripristino del sistema.

Se sul PC sono presenti dati bancari, portafogli di criptovalute o informazioni riservate, controlla gli accessi e le operazioni recenti. In presenza di movimenti sospetti, contatta tempestivamente il relativo servizio.

Anche Chrome e i siti WordPress sono coinvolti

La minaccia è diventata abbastanza diffusa da spingere anche i produttori di browser a rafforzare le difese. Google ha introdotto in Chrome nuove protezioni contro alcune truffe ClickFix, con controlli dedicati ai comandi sospetti copiati dalle pagine web quando è attiva la Protezione avanzata di Navigazione sicura.

La protezione del browser è utile, ma non sostituisce l’attenzione dell’utente. Le campagne cambiano spesso aspetto e possono sfruttare infrastrutture differenti. Malwarebytes ha documentato falsi controlli Google e Cloudflare utilizzati per distribuire più famiglie di malware, mentre Microsoft ha analizzato varianti capaci di stabilire accessi persistenti.

Il problema riguarda anche chi gestisce un sito web. Il centro nazionale neozelandese per la cybersicurezza ha segnalato campagne ClickFix distribuite tramite siti WordPress compromessi. Per gli amministratori, mantenere aggiornati WordPress, temi e plugin, controllare gli account privilegiati e verificare eventuali script sconosciuti diventa essenziale non solo per difendere il sito, ma anche per proteggere i visitatori.

Il messaggio da ricordare è uno: nessuna verifica «Non sono un robot» dovrebbe obbligarti a copiare ed eseguire istruzioni nel sistema operativo. Quando succede, non stai completando un normale CAPTCHA: potresti essere a un passo dall’installare un malware.

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