Nanoparticelle contro il cancro: un iPhone rivela come si formano

La ricerca sulle nanoparticelle contro il cancro ha ricevuto un aiuto inatteso da una videocamera tascabile. Nivedita Shyamsundar, studentessa di chimica alla Carnegie Mellon University, ha registrato con un iPhone una reazione troppo rapida da seguire con i consueti strumenti di laboratorio. Il filmato ha permesso di osservare meglio come si formano queste minuscole strutture metalliche.
Il colore della reazione rivela un processo inatteso
Shyamsundar lavorava nel gruppo di Jill Millstone, docente all’Università di Pittsburgh, alla produzione di nanoparticelle metalliche. Durante la reazione, la soluzione cambiava colore. La studentessa l’ha registrata e ha sviluppato un programma per analizzare le variazioni fotogramma per fotogramma, confrontandole con i dati raccolti in laboratorio. Il metodo permette di seguire la formazione delle particelle con fotocamere facilmente reperibili.
L’analisi ha messo in discussione il modello classico, secondo cui gli atomi metallici si uniscono uno alla volta. I risultati indicano invece che prima si formano piccoli aggregati di atomi, che poi si fondono tra loro. Il lavoro, firmato da Shyamsundar come seconda autrice, è stato pubblicato sulla rivista Langmuir dell’American Chemical Society.

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Nanoparticelle contro il cancro: una possibile applicazione
La ricercatrice sta ora studiando come usare queste strutture per trasportare i farmaci in modo più mirato. Il nucleo della nanoparticella può fare da supporto a un rivestimento di molecole, chiamato guscio di ligandi, che regola il rilascio del principio attivo. L’obiettivo è proteggerlo nei tessuti sani e favorirne la liberazione nell’ambiente più acido vicino alle cellule tumorali.
In prospettiva, un sistema simile potrebbe ridurre l’esposizione dei tessuti sani ai farmaci chemioterapici. È però una linea di ricerca ancora in sviluppo: non si tratta di una terapia già disponibile né di un trattamento dimostrato sui pazienti. Il contributo dell’iPhone riguarda l’osservazione della formazione delle nanoparticelle, un passaggio che può aiutare a studiare materiali destinati in futuro anche alla somministrazione dei medicinali.
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