Jensen Huang respinge gli scenari sull’estinzione causata dall’AI: “Zero possibilità entro il 2030”

Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha respinto le previsioni più estreme sui rischi dell’intelligenza artificiale, sostenendo che non esiste alcuna possibilità che il 2030 rappresenti la fine dell’umanità a causa dell’AI. Le dichiarazioni sono arrivate durante un’intervista con Jo Ling Kent di CBS News, trasmessa il 20 settembre 2026.
Huang non ha negato la necessità di affrontare seriamente la sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale. Ha però contestato le narrazioni secondo cui l’evoluzione della tecnologia potrebbe portare all’estinzione umana nel giro di pochi anni, definendole non supportate da sufficienti basi scientifiche.
Jensen Huang contro gli scenari catastrofici sull’intelligenza artificiale
La discussione nasce dalle preoccupazioni espresse da alcuni ricercatori del settore sulla possibilità che sistemi di AI sempre più avanzati possano diventare difficili da controllare.
Interrogato direttamente sulla possibilità che l’umanità possa scomparire entro un decennio, Huang ha definito questa prospettiva «completamente falsa», aggiungendo che il modo in cui viene presentata genera molta attenzione ma anche un livello di allarmismo che considera eccessivo.
Il CEO di Nvidia ha comunque introdotto una distinzione importante. A suo giudizio, le preoccupazioni sulla sicurezza dell’AI sono legittime, mentre non lo sarebbero le conclusioni catastrofiche formulate senza solide evidenze scientifiche.
Secondo Huang, con il passaggio dell’intelligenza artificiale dai laboratori a prodotti e servizi utilizzati su larga scala, le aziende devono destinare una quantità crescente di ricerca e capacità di calcolo alla sicurezza.
Alla domanda specifica sul 2030, la risposta è stata particolarmente netta: «There is zero percent chance that’s going to be the end of the world». Huang ha quindi criticato il tentativo di spaventare il pubblico attraverso previsioni estreme.

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Nvidia vuole accelerare sull’AI, ma senza sacrificare la sicurezza
La posizione di Huang non equivale a sostenere uno sviluppo senza controlli. Il CEO ritiene che il settore debba procedere rapidamente, ma senza oltrepassare i limiti necessari a garantire prodotti sicuri.
Durante l’intervista ha sintetizzato la propria posizione affermando che lo sviluppo dovrebbe avanzare «as fast as we can, but not faster than we should». In altre parole, accelerare rimane importante, purché la velocità non comprometta la sicurezza.
Huang ha inoltre sostenuto che esistono già norme utilizzabili quando prodotti tecnologici causano danni. Per questo motivo ritiene opportuno applicare innanzitutto il quadro legislativo esistente prima di introdurre nuove regolamentazioni specifiche.
La questione divide anche l’opinione pubblica statunitense. Un sondaggio CBS citato durante la trasmissione mostra un quadro quasi perfettamente spaccato: il 43% degli americani vorrebbe rallentare lo sviluppo dell’AI e il 12% fermarlo, mentre il 44% preferirebbe mantenere il ritmo attuale o accelerarlo. Allo stesso tempo, il 64% considera lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti necessario per competere con gli altri Paesi.
Il confronto con la Cina entra nel dibattito sull’AI
Un’altra parte dell’intervista ha riguardato la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Huang ha sostenuto che i Paesi impegnati nello sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbero condividere pratiche di sicurezza e lavorare alla definizione di standard globali per i prodotti AI.
Per Nvidia la questione è particolarmente delicata. L’azienda occupa una posizione centrale nell’attuale infrastruttura dell’intelligenza artificiale grazie alle sue GPU per data center, utilizzate per addestrare ed eseguire alcuni dei modelli più avanzati.
Il dibattito va quindi ben oltre la possibilità teorica di un’AI fuori controllo. Comprende sicurezza dei modelli, regolamentazione, infrastrutture, data center e competizione internazionale.
La posizione espressa da Huang distingue nettamente questi due livelli: da una parte riconosce che la sicurezza dell’intelligenza artificiale richiede investimenti e attenzione, dall’altra respinge l’idea che gli scenari di estinzione entro pochi anni possano essere presentati come una conseguenza scientificamente dimostrata dello sviluppo dell’AI.
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