P‑Stream chiude dopo le pressioni legali di ACE e MPA

Il noto portale di streaming pirata P‑Stream ha cessato ufficialmente le proprie attività dopo una nuova ondata di pressioni legali da parte dell’industria cinematografica. Il sito, che registrava milioni di visite mensili offrendo accesso gratuito a film e serie TV, è stato chiuso dal suo operatore a seguito di un mandato di comparizione DMCA richiesto dalla Motion Picture Association (MPA) e dall’alleanza antipirateria ACE.
Il progetto era nato nel 2024, poco dopo la chiusura di un altro noto servizio di streaming illegale, movie-web, che era stato costretto a fermarsi proprio a causa delle stesse pressioni legali provenienti da Hollywood. A distanza di circa due anni, la storia sembra ripetersi: anche P‑Stream ha deciso di spegnere i server per evitare conseguenze legali potenzialmente molto pesanti.
Secondo le informazioni emerse, l’intervento delle organizzazioni antipirateria faceva parte di una nuova strategia volta a identificare gli operatori dietro diversi siti di streaming illegali. Per farlo, ACE e MPA hanno ottenuto specifici mandati di comparizione DMCA presso un tribunale federale della California, chiedendo a piattaforme e servizi tecnici di fornire dati sugli utenti collegati ad alcuni domini sospetti.
La strategia di ACE e MPA contro i siti pirata
Nel mirino delle autorità antipirateria sono finiti diversi domini molto noti nel mondo dello streaming illegale, tra cui hdfull.org, sflix.fi e proprio pstream.mov. Le richieste legali hanno coinvolto servizi come Cloudflare e Discord, ai quali è stato chiesto di fornire tutte le informazioni disponibili sugli account e sui clienti associati a questi siti.
Questo tipo di mandato viene utilizzato da anni dalle organizzazioni antipirateria come strumento di raccolta informazioni. In molti casi non porta a risultati concreti, perché gli operatori dei siti pirata spesso utilizzano dati falsi o anonimizzati. Tuttavia, in alcune circostanze la pressione legale può comunque produrre effetti immediati.
Ed è esattamente ciò che sembra essere accaduto con P‑Stream. Dopo aver perso anche il server Discord collegato al progetto, l’operatore del sito ha deciso di chiudere definitivamente la piattaforma.

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La decisione dell’operatore e il messaggio di chiusura
L’operatore del progetto, conosciuto online con il nome Pas, ha comunicato la decisione di spegnere il sito con effetto immediato. Chi tenta ora di accedere al dominio ufficiale viene reindirizzato a una pagina di arresto del servizio che conferma la chiusura della piattaforma.
Nel messaggio pubblicato online, l’operatore ha sottolineato che P‑Stream non ospitava direttamente contenuti protetti da copyright, ma si limitava a indicizzare e collegare media disponibili altrove. Nonostante questo, la prospettiva di affrontare una battaglia legale con l’industria cinematografica è stata ritenuta troppo rischiosa e costosa.
Pas ha spiegato chiaramente che non ha le risorse economiche per difendersi in tribunale, motivo per cui ha preferito chiudere il progetto preventivamente. Nel suo messaggio ha anche ricordato che la gestione del sito ha richiesto molto tempo ed energie personali, rendendo la decisione difficile ma probabilmente inevitabile.
Nonostante la chiusura del sito pubblico, una parte del progetto potrebbe continuare a vivere altrove. Il codice utilizzato da P‑Stream, infatti, deriva da progetti precedenti come sudo‑flix, a sua volta collegato al codice originale di movie‑web. Alcuni repository associati al progetto risultano ancora disponibili pubblicamente su piattaforme di sviluppo.
Questo significa che, come accaduto più volte nel mondo dello streaming illegale, nuove versioni o fork del progetto potrebbero comparire in futuro. Tuttavia, la storia dimostra che quando questi servizi raggiungono una certa popolarità finiscono inevitabilmente nel mirino delle organizzazioni antipirateria, dando origine a un ciclo che continua a ripetersi.
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