La Russia dichiara illegale la pubblicità su Telegram: nuove pressioni sul messenger

In Russia si intensifica la pressione normativa contro Telegram. Il Servizio Federale Antimonopolio (FAS) ha dichiarato che la pubblicazione di pubblicità sulla piattaforma di messaggistica è da considerarsi illegale nelle attuali condizioni di restrizione imposte dalle autorità russe.
Secondo quanto comunicato dall’agenzia governativa, la normativa russa vieta la diffusione di contenuti pubblicitari su risorse informative il cui accesso è limitato o considerate indesiderabili sul territorio della Federazione Russa. Questa interpretazione coinvolge direttamente Telegram e altre piattaforme digitali soggette a restrizioni.
Le piattaforme coinvolte dalle restrizioni pubblicitarie
Nel chiarimento pubblicato dalle autorità, il FAS ha sottolineato che il divieto non riguarda soltanto Telegram. Tra le piattaforme citate figurano anche WhatsApp, Instagram, Facebook, YouTube e diversi servizi VPN, che in Russia sono soggetti a varie limitazioni normative.
Secondo l’interpretazione dell’agenzia antimonopolio, la pubblicazione di inserzioni su queste piattaforme potrebbe configurare una violazione della legislazione pubblicitaria. La responsabilità ricadrebbe sia sugli inserzionisti sia sui distributori di contenuti pubblicitari.
Per questo motivo il FAS ha invitato aziende e operatori del settore a verificare attentamente i contenuti pubblicati su risorse digitali soggette a restrizioni, analizzando eventuali campagne pubblicitarie già attive.
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Le restrizioni derivano anche da una normativa entrata in vigore in Russia dal 1° settembre 2025, che vieta esplicitamente la diffusione di pubblicità su piattaforme bloccate, estremiste o dichiarate indesiderabili dalle autorità.
Le sanzioni previste non sono trascurabili. Le persone fisiche possono ricevere multe fino a circa 2.500 rubli, mentre imprenditori individuali e funzionari rischiano sanzioni fino a 20.000 rubli. Per le aziende le penalità possono arrivare fino a 500.000 rubli.
Il futuro di Telegram in Russia resta incerto
Secondo diversi esperti del settore digitale, le dichiarazioni delle autorità rappresentano un ulteriore segnale di pressione nei confronti della piattaforma fondata da Pavel Durov. Alcuni analisti ritengono che il governo russo stia cercando di spingere gli operatori e i creatori di contenuti verso piattaforme alternative nazionali.
Tra le ipotesi discusse c’è anche la possibilità che nuovi servizi di comunicazione locali vengano promossi come alternative ai servizi stranieri, riducendo progressivamente la dipendenza da piattaforme internazionali.
Nel frattempo Telegram continua a funzionare nel Paese, anche se negli ultimi mesi alcuni utenti hanno segnalato problemi nel caricamento dei contenuti multimediali. Le funzionalità principali del servizio restano comunque operative.
Il dibattito è stato ulteriormente alimentato dalle recenti dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, che ha sottolineato come l’uso di sistemi di comunicazione non controllati dal Paese possa rappresentare un potenziale rischio per la sicurezza, soprattutto in contesti militari.
Secondo alcuni esponenti politici russi, queste parole rappresenterebbero un segnale chiaro sul possibile futuro di Telegram nel Paese. Resta ora da vedere se la piattaforma guidata da Durov sceglierà di adeguarsi completamente alle richieste delle autorità russe oppure se saranno introdotte nuove restrizioni.
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