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Gli sviluppatori cinesi attaccano Apple: nuova denuncia antitrust sulle commissioni dell’App Store

Apple torna al centro delle polemiche in Cina. Un gruppo formato da 48 sviluppatori di applicazioni iOS ha presentato una denuncia antitrust presso la State Administration for Market Regulation (SAMR), l’autorità cinese che si occupa della tutela della concorrenza. Al centro della contestazione ci sono le commissioni applicate dall’azienda attraverso l’App Store e il presunto abuso di una posizione dominante nel mercato.

Secondo quanto riportato da diverse fonti locali, gli sviluppatori sostengono che Apple non abbia rispettato le promesse fatte in passato riguardo all’offerta di condizioni più favorevoli per il mercato cinese. Per questo motivo hanno chiesto alle autorità di avviare un’indagine approfondita sulle pratiche commerciali della società.

Le commissioni dell’App Store finiscono sotto accusa

Attualmente Apple applica in Cina una commissione del 25% sulle applicazioni a pagamento e sugli acquisti effettuati all’interno delle app. Si tratta di una riduzione rispetto al precedente 30%, introdotta nel marzo scorso. Anche alcune categorie di sviluppatori e i rinnovi degli abbonamenti hanno beneficiato di un taglio delle commissioni, passate dal 15% al 12%.

Nonostante questi cambiamenti, i firmatari della denuncia ritengono che i costi imposti da Apple restino eccessivi rispetto a quanto avviene in altri mercati dove la società è stata costretta a introdurre condizioni più flessibili.

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I precedenti in Brasile, Giappone ed Europa

Gli sviluppatori hanno evidenziato come Apple abbia già modificato il proprio modello economico in diversi Paesi. In Brasile, ad esempio, le commissioni sono state ridotte a una percentuale compresa tra il 10% e il 21%, con l’aggiunta di una commissione di servizio del 5%. Inoltre, l’azienda ha consentito la distribuzione delle applicazioni anche attraverso store alternativi.

Misure simili sono state adottate anche in Giappone e soprattutto nell’Unione Europea, dove il Digital Markets Act ha imposto nuove regole ai grandi operatori digitali. Secondo gli autori della denuncia, l’apertura del mercato cinese agli store di terze parti potrebbe ridurre il costo effettivo delle commissioni fino a circa il 5%.

La crescente pressione dei regolatori

Negli ultimi anni Apple ha dovuto affrontare un numero crescente di controlli e procedimenti da parte delle autorità antitrust in diverse aree del mondo. Lo scorso anno la società è stata colpita da una sanzione di 500 milioni di euro nell’Unione Europea per presunte violazioni delle norme previste dal Digital Markets Act, una decisione che l’azienda continua a contestare.

Nonostante le controversie, l’ecosistema dell’App Store continua a generare volumi economici enormi. Secondo i dati diffusi da Apple, nel 2025 gli sviluppatori hanno realizzato vendite per oltre 1,4 trilioni di dollari (circa 1,2 trilioni di euro) attraverso la piattaforma. Di questa cifra, ben 562 miliardi di dollari (circa 485 miliardi di euro) sarebbero stati generati nel solo mercato cinese.

La vicenda potrebbe rappresentare un nuovo capitolo nello scontro tra Apple e gli sviluppatori, con possibili ripercussioni sull’intero ecosistema delle applicazioni mobili in Cina.

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