Telegram rinuncia a Grok: la privacy blocca l’accordo da 300 milioni

Telegram avrebbe rinunciato a integrare Grok, l’intelligenza artificiale di xAI, per le difficoltà nel garantire la riservatezza dei dati degli utenti. Secondo una ricostruzione pubblicata da Durov’s Code il 29 gennaio 2026, l’intesa discussa nel 2025 avrebbe portato alla piattaforma di Pavel Durov 300 milioni di dollari tra denaro e azioni, oltre a una quota degli abbonamenti. L’integrazione, tuttavia, non è mai stata realizzata.
Il punto di rottura, stando alle fonti anonime citate dalla testata, sarebbe stato il trattamento delle informazioni personali da parte dei fornitori esterni di IA. Non si tratta di un nuovo annuncio ufficiale di Telegram, ma di una ricostruzione giornalistica delle trattative.
Un accordo da 300 milioni mai concretizzato
Nel maggio 2025 era stata prospettata una collaborazione per portare Grok all’interno di Telegram. Le condizioni riportate comprendevano 300 milioni di dollari in contanti e azioni e il 50% dei ricavi degli abbonamenti ai prodotti xAI venduti attraverso il servizio di messaggistica.
All’epoca Elon Musk aveva precisato che l’accordo non era stato finalizzato, mentre Durov aveva parlato di formalità ancora da completare. Da allora l’integrazione annunciata non ha avuto seguito. La questione non sarebbe stata esclusivamente economica: per Telegram, consentire a sistemi esterni di elaborare messaggi e documenti avrebbe sollevato interrogativi sulla gestione dei dati.
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Perché la privacy avrebbe fermato anche altre trattative
Secondo Durov’s Code, Telegram avrebbe valutato anche Perplexity e altre aziende di intelligenza artificiale. Le discussioni si sarebbero arenate sulla stessa esigenza: assicurare che l’elaborazione delle richieste degli utenti non compromettesse la loro privacy.
Durante Blockchain Life 2025 a Dubai, Durov aveva evidenziato sia le opportunità degli assistenti IA nelle chat sia i rischi dei servizi centralizzati. Un fornitore esterno, se ha accesso ai contenuti, potrebbe teoricamente utilizzarli per finalità ulteriori rispetto alla semplice risposta, a seconda delle condizioni e delle protezioni adottate.
È importante distinguere questo rischio generale da un’accusa specifica: la ricostruzione non dimostra che Grok abbia utilizzato impropriamente i messaggi di Telegram. Il progetto di integrazione profonda non è stato implementato.
Telegram sceglie Cocoon, la rete IA decentralizzata
In alternativa a un’intesa con un unico fornitore esterno, Telegram ha puntato su Cocoon, una rete decentralizzata per eseguire operazioni di intelligenza artificiale con un modello di elaborazione riservata. Il progetto è stato lanciato nel novembre 2025.
Secondo la testata, già a gennaio 2026 la piattaforma supportava funzioni come la traduzione dei messaggi, il riassunto dei post e la sintesi delle pagine web. L’obiettivo dichiarato è offrire funzionalità IA riducendo l’esposizione dei contenuti a fornitori terzi.
La scelta evidenzia una tensione crescente nel settore: gli assistenti integrati nelle app di messaggistica possono risultare molto utili, ma richiedono garanzie chiare su chi riceve i dati, dove vengono elaborati e quali controlli possiedono gli utenti. Per Telegram, almeno secondo le fonti della ricostruzione, queste garanzie avrebbero pesato più dell’accordo multimilionario con xAI.
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