L’UE vuole aumentare i contributi di Apple, Google e Meta

L’Unione europea valuta una revisione dei contributi richiesti alle grandi imprese per finanziare il bilancio comunitario. Nel mirino del dibattito ci sono anche colossi tecnologici come Apple, Google e Meta, ma la proposta non riguarda esclusivamente il settore digitale: Bruxelles sta esaminando un prelievo più ampio, applicabile a società di diversi comparti economici.
Che cos’è CORE e come funzionerebbe
Il meccanismo in discussione si chiama Corporate Resource for Europe (CORE). Presentato dalla Commissione europea nel luglio 2025 nell’ambito della programmazione del bilancio UE per il periodo 2028-2034, prevede un contributo annuale per determinate aziende con ricavi superiori a 100 milioni di euro.
Nella versione iniziale, le imprese che rientrano nei requisiti verserebbero una somma fissa compresa fra 100.000 e 750.000 euro all’anno, variabile in base alla fascia di fatturato. Il meccanismo comprenderebbe aziende europee e stabili organizzazioni nell’UE di imprese estere. Si tratta ancora di un progetto: non è una tassa già entrata in vigore.
Secondo le stime iniziali della Commissione, CORE potrebbe generare in media 6,8 miliardi di euro all’anno. Il dibattito ora riguarda la possibilità di modificare la struttura del contributo per aumentare le risorse raccolte, anche dalle multinazionali statunitensi.
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Per gruppi con ricavi enormi, un contributo fisso di qualche centinaio di migliaia di euro rappresenterebbe una quota molto limitata del giro d’affari. È una delle ragioni per cui Bruxelles, secondo quanto riportato dal Financial Times e ripreso da Reuters, starebbe valutando una revisione della proposta.
L’obiettivo non sarebbe introdurre un’imposta riservata alle piattaforme digitali, bensì coinvolgere una platea più ampia di grandi aziende. Questo approccio consentirebbe di cercare maggiori entrate senza costruire una misura diretta unicamente contro le Big Tech americane.
Le tensioni con gli Stati Uniti
Il progetto ha anche una dimensione diplomatica. Washington si è opposta in passato alle imposte sui servizi digitali, ritenendole discriminatorie per le società statunitensi. Nel giugno 2026, il presidente Donald Trump ha minacciato dazi del 100% sulle merci provenienti dai Paesi che applicano una tassa sui servizi digitali alle aziende americane.
Un prelievo esteso a più settori potrebbe quindi ridurre il rischio di uno scontro commerciale specificamente legato alla tecnologia. Restano però divergenze anche all’interno dell’Unione: alcuni governi non appoggiano CORE nella sua formulazione attuale.
Cosa deve succedere prima dell’approvazione
Per modificare il sistema delle risorse proprie dell’UE è necessario l’accordo unanime dei 27 Stati membri. Ogni governo può quindi bloccare il percorso. Non sono ancora definiti né un nuovo importo né una data di applicazione della versione ampliata.
Per Apple, Google, Meta e le altre grandi imprese interessate, la novità resta dunque una proposta politica e finanziaria, non un obbligo tributario immediato. Saranno i negoziati sul futuro bilancio europeo a chiarire se e in quale forma il contributo potrà diventare realtà.
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