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Acceleratori di particelle: dalle scorie nucleari nuova energia

I rifiuti nucleari sono da sempre considerati uno dei problemi più complessi dell’era atomica. La loro pericolosità impone sistemi di stoccaggio sicuro per centinaia di migliaia di anni, con costi elevatissimi e rischi a lungo termine. Oggi, però, una nuova proposta scientifica mira a ribaltare completamente l’approccio: non più semplice isolamento, ma riutilizzo come fonte di energia.

L’idea nasce da un progetto sviluppato negli Stati Uniti che punta a sfruttare gli acceleratori di particelle per trasformare le scorie radioattive in materiali meno pericolosi, generando allo stesso tempo calore utile per la produzione energetica.

Come funziona il sistema con acceleratore

I ricercatori del Jefferson National Accelerator Laboratory stanno lavorando a un sistema in cui un acceleratore di protoni ad alta energia colpisce un bersaglio, ad esempio mercurio liquido. L’impatto genera un intenso flusso di neutroni che interagisce con gli isotopi radioattivi presenti nelle scorie.

Questo processo consente di trasmutare gli isotopi più pericolosi, riducendo drasticamente il tempo necessario affinché perdano la loro radioattività: da circa 100.000 anni a poco più di 300 anni. Una differenza enorme in termini di gestione e sicurezza a lungo termine.

Ma non è tutto. La reazione nucleare indotta produce anche calore, che può essere recuperato per la generazione di energia elettrica. In questo modo il sistema non solo riduce il problema delle scorie, ma contribuisce anche alla produzione energetica.

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Tecnologie avanzate e obiettivi a lungo termine

Per migliorare l’efficienza, gli scienziati utilizzano camere in niobio rivestite di stagno, capaci di operare a temperature più elevate rispetto ai sistemi tradizionali e di ridurre la necessità di costosi sistemi di raffreddamento. L’alimentazione dell’acceleratore avviene tramite magnetron fino a 10 MW a 805 MHz, garantendo la potenza necessaria per sostenere il processo.

Il progetto è finanziato dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti nell’ambito del programma NEWTON. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: riprocessare l’intera fornitura commerciale di combustibile nucleare statunitense entro 30 anni, trasformando un’eredità problematica in una risorsa strategica.

Se la tecnologia dovesse dimostrarsi scalabile e sostenibile dal punto di vista economico, potrebbe segnare una svolta epocale nella gestione delle scorie nucleari, con benefici sia ambientali sia energetici.

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