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Blocco DNS contro la pirateria: la Corte d’Appello di Parigi conferma l’obbligo per i resolver

La Corte d’Appello di Parigi ha stabilito un principio destinato ad avere un impatto significativo nella lotta alla pirateria online: anche i provider DNS di terze parti possono essere obbligati a bloccare l’accesso ai nomi di dominio che violano i diritti di trasmissione sportiva. La decisione rappresenta una vittoria importante per Canal+ e rafforza il sistema di blocchi già utilizzato in Francia contro i siti pirata.

Da anni in Francia vengono applicate misure che impongono ai provider di servizi Internet di impedire l’accesso a determinati siti illegali. Tuttavia, molti utenti hanno aggirato questi blocchi semplicemente utilizzando server DNS alternativi, rendendo il sistema solo parzialmente efficace. Proprio per colmare questa lacuna, nel 2024 un tribunale di Parigi aveva ordinato a società come Cloudflare, Google e Cisco di intervenire direttamente sui propri resolver DNS.

Il ruolo dell’articolo L. 333-10 del Codice dello Sport

La base giuridica di queste misure è l’articolo L. 333-10 del Codice dello Sport francese, che consente ai titolari dei diritti di chiedere misure di blocco contro siti che commettono una violazione grave e ripetuta dei diritti di sfruttamento, in particolare per eventi sportivi trasmessi illegalmente.

La norma prevede che possano essere imposte misure proporzionate a qualsiasi soggetto online in grado di contribuire a impedire l’accesso ai siti pirata. In passato era chiaro che la norma si applicasse ai provider Internet tradizionali, ma la sua estensione ai resolver DNS era ancora oggetto di discussione legale.

I ricorsi di Google, Cloudflare e Cisco respinti

Le tre società hanno presentato ricorso sostenendo che i loro servizi svolgono una funzione neutrale e passiva, limitandosi a tradurre i nomi di dominio in indirizzi IP, senza partecipare direttamente a violazioni del copyright. La Corte d’Appello ha però respinto questa argomentazione, chiarendo che la questione non riguarda la responsabilità per la violazione, ma la possibilità tecnica di contribuire al blocco dei siti pirata.

Secondo la Corte, anche se i blocchi DNS possono essere aggirati tramite VPN o altri resolver, ciò non rende le misure inutili. La legge, infatti, non richiede che il blocco sia perfetto, ma che sia in grado di ridurre l’accesso ai contenuti illegali.

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Costi e implementazione a carico degli intermediari

Un altro punto centrale della decisione riguarda i costi di implementazione. Cisco aveva dichiarato che il blocco DNS geolocalizzato avrebbe richiesto decine di settimane di lavoro ingegneristico, ma la Corte ha ritenuto che tali stime non fossero supportate da prove concrete. Inoltre, è stato osservato che le aziende offrono già servizi di filtraggio DNS, dimostrando che la tecnologia necessaria esiste già.

Di conseguenza, Google, Cloudflare e Cisco dovranno implementare i blocchi per centinaia di domini pirata e sostenere autonomamente i costi delle misure tecniche richieste.

Verso il blocco degli indirizzi IP e delle VPN

La decisione rappresenta solo una parte di una strategia più ampia contro la pirateria digitale. In Francia si sta già lavorando al blocco automatico degli indirizzi IP, che potrebbe essere operativo entro la fine dell’anno, con test previsti durante grandi eventi sportivi.

Parallelamente, i titolari dei diritti hanno ottenuto anche provvedimenti contro alcuni provider VPN, anche se queste decisioni sono ancora oggetto di ricorso. Il quadro normativo europeo sulla pirateria online potrebbe quindi evolversi rapidamente, coinvolgendo sempre più intermediari tecnici della rete.

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