La bolla dell’IA scoppia in Cina: bruciati 480 miliardi di dollari

La corsa all’intelligenza artificiale sta presentando un conto salatissimo agli investitori cinesi. Dopo quasi due anni di entusiasmo per robot, semiconduttori e infrastrutture digitali, l’indice STAR50 ha perso circa il 40% in meno di quattro mesi, cancellando approssimativamente 480 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. È il segnale più evidente di una correzione che sta colpendo alcune delle società tecnologiche considerate fino a poco tempo fa protagoniste del futuro dell’economia.
Il fenomeno non significa che l’intelligenza artificiale abbia smesso di funzionare o che il settore sia destinato a scomparire. Il problema riguarda soprattutto il divario tra le valutazioni raggiunte in Borsa e gli utili che le aziende potrebbero effettivamente generare. Dopo mesi di aspettative molto elevate, il mercato cinese sta iniziando a chiedere risultati concreti.
Il crollo del 40% che ha cancellato 480 miliardi di dollari
L’indice STAR50, che comprende importanti aziende cinesi dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale, è sceso di circa il 40% rispetto ai massimi di luglio 2026. In termini di valore complessivo delle società rappresentate, la perdita stimata è di circa 480 miliardi di dollari. Anche l’indice CSI300, che raccoglie grandi aziende quotate in Cina, ha ceduto approssimativamente il 20% dai picchi di giugno.
Il ribasso arriva dopo un lungo rialzo alimentato dalle aspettative sull’IA e dalle misure di sostegno all’economia. Per molti investitori, comprare azioni di produttori di chip o robot sembrava un modo per partecipare alla crescita di un settore considerato strategico anche dal governo cinese.
Il gestore di fondi Dong Baozhen ha descritto l’ascesa precedente come una fase fortemente speculativa. La sua interpretazione è che la bolla stia scoppiando: un giudizio condiviso da alcuni operatori, ma non una diagnosi unanimemente accettata sul futuro di tutte le imprese tecnologiche.
Unitree e i produttori di chip tra i titoli più colpiti
Le vendite non hanno risparmiato alcune delle aziende più seguite. Unitree, produttore cinese di robot, ha visto il valore delle proprie azioni dimezzarsi rispetto alla quotazione di agosto. Il titolo aveva attirato una domanda enorme da parte degli investitori individuali, diventando uno dei simboli dell’entusiasmo per la robotica.
Anche CXMT, attiva nei semiconduttori di memoria, ha perso oltre un quarto del valore nell’arco di un mese. Altri produttori di chip, tra cui MetaX Integrated Circuits e Moore Threads, hanno registrato ribassi vicini al 50% rispetto ai livelli di luglio, dopo rialzi iniziali eccezionali in occasione del debutto in Borsa.
Il caso mostra quanto velocemente possa cambiare il clima finanziario. Un’impresa può continuare a sviluppare prodotti e acquisire clienti, mentre il prezzo delle sue azioni scende perché gli investitori avevano già scontato scenari di crescita troppo ottimistici.
Perché gli investitori stanno vendendo le azioni IA
Non emerge un singolo evento capace di spiegare tutta la correzione. Gli operatori indicano una combinazione di fattori: valutazioni elevate, dubbi sulla domanda reale di servizi IA, prese di profitto e rischi geopolitici. In particolare, nuove restrizioni statunitensi o di altri Paesi sull’utilizzo di apparecchiature cinesi nei data center potrebbero pesare sulle prospettive di alcuni fornitori.
La questione centrale è il prezzo pagato per le aspettative. Nonostante il crollo, l’indice STAR50 continua a essere scambiato intorno a 100 volte gli utili passati, contro un multiplo di circa 30 per il Nasdaq 100. Al massimo della fase rialzista, il multiplo cinese si era avvicinato a 250. Valori di questo tipo richiedono una crescita futura molto robusta per risultare sostenibili.
Secondo Goldman Sachs, i titoli legati all’IA erano arrivati a rappresentare il 42% della capitalizzazione e il 57% degli scambi nel mercato considerato tra azioni della Cina continentale e Hong Kong. Una concentrazione così elevata amplifica le conseguenze quando gli investitori decidono contemporaneamente di ridurre l’esposizione.
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Anche la Corea del Sud sente il peso delle valutazioni
Le tensioni non riguardano soltanto la Cina. In Corea del Sud, il 15 ottobre, l’indice KOSPI ha perso il 7,57% in una sola seduta, con una sospensione temporanea delle contrattazioni. Nello stesso giorno Samsung Electronics è scesa del 9,48% e SK Hynix dell’11,06%.
Pochi giorni più tardi, l’azienda tecnologica Elice Group, attiva nell’intelligenza artificiale e nei data center, ha registrato un ribasso del 32% al debutto in Borsa. L’impresa aveva raccolto circa 150 milioni di dollari, con l’intenzione di destinare gran parte dei fondi a infrastrutture modulari.
Questi episodi mostrano un cambiamento di atteggiamento: il mercato non premia più automaticamente ogni progetto che contiene la sigla IA. La sostenibilità economica degli investimenti sta diventando importante quanto le potenzialità della tecnologia.
Ray Dalio e il rischio di una bolla globale
Il timore di un eccesso speculativo non è limitato all’Asia. L’investitore Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, ha definito il ciclo dell’intelligenza artificiale una possibile bolla classica, sottolineando che le aziende stanno finanziando infrastrutture sempre più costose anche attraverso il debito.
Questo elemento è particolarmente delicato quando i tassi d’interesse rimangono elevati: i finanziamenti diventano più onerosi e i progetti devono generare ricavi sufficienti a ripagare gli investimenti. Se la domanda di servizi IA cresce meno del previsto, alcune imprese potrebbero incontrare difficoltà nel giustificare le spese sostenute.
Secondo una stima di McKinsey citata nell’analisi, gli investimenti nella costruzione di data center potrebbero raggiungere 7.000 miliardi di dollari entro il 2030. È una proiezione, non una spesa già effettuata. Il rischio finanziario dipenderà da quanto queste infrastrutture riusciranno a produrre valore.
La fine dell’IA o soltanto della speculazione?
Il crollo cinese rappresenta un avvertimento per gli investitori, ma non dimostra che l’intelligenza artificiale sia una tecnologia senza futuro. Le aziende continueranno a sviluppare chip, modelli, robot e servizi digitali anche se le loro azioni attraversano una fase di forte volatilità.
Alcuni gestori ritengono che la correzione possa creare opportunità selettive. Altri temono ulteriori ribassi, proprio perché le valutazioni rimangono elevate. Per le imprese, inoltre, prezzi azionari più bassi possono rendere più difficile raccogliere nuovi capitali e finanziare progetti ambiziosi.
La lezione che arriva dalla Cina è quindi meno semplice dello slogan sulla bolla che scoppia: l’innovazione può continuare a crescere mentre il mercato ridimensiona drasticamente il prezzo che è disposto a pagarla. Saranno utili, margini e domanda effettiva a stabilire quali aziende riusciranno a superare questa fase.
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