Il Brasile sfida USA e Cina sull’intelligenza artificiale: Lula vuole un’IA tutta sua

Il Brasile vuole smettere di dipendere dall’intelligenza artificiale sviluppata negli Stati Uniti e in Cina. Dopo la rielezione alla presidenza del 25 ottobre 2026, Luiz Inácio Lula da Silva ha annunciato l’intenzione di costruire una tecnologia IA brasiliana, sostenuta da investimenti nell’istruzione, nei data center e nell’energia rinnovabile. L’obiettivo è trasformare il Paese da semplice utilizzatore delle piattaforme straniere a protagonista dello sviluppo tecnologico.
La promessa arriva in un momento in cui l’intelligenza artificiale richiede enormi risorse di calcolo, infrastrutture energetiche e competenze specializzate. Lula non ha annunciato il lancio di un chatbot già pronto né una data precisa per un nuovo modello nazionale: ha delineato una strategia di sovranità digitale che dovrà tradursi in investimenti e risultati concreti.
Lula vuole un’intelligenza artificiale brasiliana, non americana o cinese
Nel discorso pronunciato dopo la vittoria elettorale, Lula ha dichiarato di non voler continuare a dipendere dalle intelligenze artificiali cinesi o statunitensi. Ha quindi ribadito la volontà di sviluppare un’IA progettata in Brasile, con capacità di ricerca, elaborazione e gestione dei dati all’interno del Paese.
La questione non riguarda soltanto la lingua portoghese. Un’infrastruttura tecnologica nazionale consentirebbe, almeno nelle intenzioni del governo, di ridurre la dipendenza da fornitori esteri per applicazioni pubbliche e private, ricerca scientifica e servizi digitali strategici. Questo non equivale a escludere ogni collaborazione internazionale: il programma brasiliano prevede anche cooperazione scientifica e formazione avanzata.
Più matematica e ingegneria per formare gli esperti del futuro
Per raggiungere l’obiettivo, il presidente ha indicato una priorità precisa: rafforzare l’insegnamento della matematica e delle discipline ingegneristiche. Senza ricercatori, sviluppatori e tecnici qualificati, infatti, possedere data center non basta a creare un ecosistema nazionale di intelligenza artificiale.
Il programma illustrato alla comunità scientifica brasiliana prevede il rafforzamento delle università e degli istituti di ricerca, della capacità di supercalcolo pubblico e dello sviluppo di modelli di IA in lingua portoghese. L’ambizione è formare competenze locali e creare opportunità professionali qualificate, anziché limitarsi a importare software o ospitare infrastrutture gestite da altri.
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Data center ed energia rinnovabile: la strategia del Brasile
Lula considera il potenziale energetico del Brasile un vantaggio competitivo. I data center necessari ad addestrare ed eseguire i modelli IA consumano molta elettricità e richiedono impianti di raffreddamento, connessioni veloci e investimenti consistenti. La disponibilità di fonti rinnovabili potrebbe rendere il Paese più interessante per nuovi centri di calcolo, a condizione di risolvere i problemi infrastrutturali.
Nel settembre 2026 il governo ha già approvato il regime Redata, che introduce incentivi fiscali per l’installazione e l’ammodernamento dei data center. Il provvedimento collega i benefici anche a investimenti in ricerca e sviluppo, alla disponibilità di servizi per il mercato interno e a requisiti ambientali, tra cui efficienza idrica e utilizzo di energia rinnovabile o a basse emissioni.
Resta un ostacolo concreto: grandi strutture di calcolo possono mettere sotto pressione la rete elettrica e la disponibilità di acqua. Per questo la costruzione di nuovi impianti non garantisce automaticamente autonomia tecnologica né sostenibilità. Servono capacità di produzione energetica, connessioni affidabili e regole che proteggano gli interessi locali.
Che cosa significa davvero sovranità digitale
Per il Brasile, sovranità digitale significa poter sviluppare, utilizzare e governare tecnologie strategiche senza dipendere completamente da piattaforme e infrastrutture straniere. Il programma nazionale sull’IA punta anche a rafforzare la gestione dei dati, le competenze scientifiche e le soluzioni tecnologiche prodotte nel Paese.
L’idea di una IA nazionale solleva però domande importanti: quali modelli verranno sviluppati, con quali dati, a quali costi e con quali garanzie di trasparenza? Un sistema creato localmente non è automaticamente migliore, più sicuro o più indipendente: questi risultati dipendono da progettazione, verifiche e governance.
Il Brasile può competere con Stati Uniti e Cina?
Gli Stati Uniti e la Cina dispongono già di grandi aziende, investimenti e capacità di calcolo dedicate all’intelligenza artificiale. Recuperare terreno richiederà tempo e risorse. Il Brasile può tuttavia puntare su modelli adatti alla lingua portoghese, ai servizi pubblici e alle necessità del proprio mercato, senza dover necessariamente replicare da subito le dimensioni dei maggiori sistemi internazionali.
La novità, per ora, è soprattutto politica e industriale: dopo la rielezione, Lula ha rimesso l’intelligenza artificiale al centro del progetto di sviluppo nazionale. Il successo della strategia si misurerà non dagli annunci, ma dalla nascita di infrastrutture, competenze e strumenti effettivamente controllati e utilizzati in Brasile.
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