ChatGPT e privacy, le conversazioni non restano sempre tra utente e IA

Quando si utilizza ChatGPT, ciò che viene scritto nella finestra di conversazione non deve essere considerato automaticamente come un dialogo accessibile soltanto all’utente e all’intelligenza artificiale. Per i servizi destinati ai consumatori, OpenAI dichiara infatti che i contenuti possono essere utilizzati per migliorare e addestrare i propri modelli quando l’apposita impostazione è attiva.
A riportare nuova attenzione sulla questione è un’indagine di 404 Media, che afferma di aver esaminato documenti e prompt relativi a un programma interno denominato Project Lily. Secondo quanto riportato dall’inchiesta, revisori umani esterni sarebbero coinvolti nella valutazione di frammenti delle interazioni con il chatbot, con l’obiettivo di giudicare la qualità delle risposte prodotte dall’IA.
Questo non significa che ogni chat venga letta integralmente da una persona. Il punto centrale riguarda piuttosto la possibilità che determinati contenuti entrino in processi di valutazione e miglioramento che prevedono anche un intervento umano. La stessa OpenAI descrive pubblicamente l’impiego del feedback di valutatori e l’utilizzo delle conversazioni idonee ai fini del miglioramento dei modelli.
Come funzionerebbe la revisione umana delle conversazioni
Stando alle informazioni attribuite a Project Lily, il lavoro dei revisori non consisterebbe semplicemente nel leggere una conversazione per curiosità. Si tratterebbe di un processo strutturato destinato a valutare quanto bene ChatGPT abbia risposto alla richiesta originale.
Il revisore riceverebbe il prompt dell’utente e dovrebbe innanzitutto sintetizzare ciò che la persona sta chiedendo. Successivamente confronterebbe quattro differenti risposte generate per la stessa richiesta, individuando elementi efficaci e aspetti da migliorare.
Per ogni risposta sarebbero richiesti almeno tre passaggi specifici da analizzare, spiegando perché funzionano oppure quali problemi presentano. Anche dettagli apparentemente secondari, come un uso eccessivo degli emoji in un contesto poco appropriato, potrebbero incidere sulla valutazione.
Al termine del processo verrebbe assegnato un punteggio compreso tra 1 e 7, con il valore più basso riservato alle risposte considerate sostanzialmente inutilizzabili e quello più alto alle risposte che richiedono pochissimi miglioramenti.
Il sistema descritto dall’indagine evidenzia quindi una distinzione importante: parlare con un chatbot non equivale necessariamente ad avere una conversazione che, in qualsiasi circostanza, rimarrà esclusivamente tra la persona e il software.

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I dati personali vengono filtrati, ma il rischio zero non esiste
OpenAI afferma di utilizzare sistemi progettati per ridurre la quantità di informazioni personali presenti nei dati impiegati per l’addestramento. Nel 2026 l’azienda ha spiegato di utilizzare anche un sistema chiamato Privacy Filter, pensato per individuare e mascherare informazioni personali nel testo prima che determinati dati vengano utilizzati nei processi di training.
La società dichiara inoltre di adottare misure per separare le conversazioni utilizzate per il miglioramento dei modelli dagli account degli utenti e filtrare le informazioni identificative.
Queste protezioni, tuttavia, non dovrebbero essere interpretate come un invito a inserire liberamente qualsiasi informazione riservata. La stessa documentazione ufficiale di OpenAI raccomanda agli utenti di non condividere informazioni sensibili che non vorrebbero fossero utilizzate o sottoposte a revisione.
La questione assume particolare importanza perché un chatbot può essere utilizzato per parlare di salute, questioni legali, problemi finanziari, rapporti personali o situazioni lavorative. Anche eliminando un nome o un identificativo diretto, il contenuto di un messaggio può talvolta contenere dettagli sufficientemente specifici da risultare delicati.
Per questo motivo è prudente evitare di trattare una normale conversazione con un servizio di IA come se fosse equivalente, dal punto di vista della riservatezza, a un archivio personale progettato specificamente per custodire dati confidenziali.
Come impedire che le nuove chat vengano usate per addestrare ChatGPT
Gli utenti di ChatGPT possono modificare il modo in cui le nuove conversazioni vengono utilizzate per il miglioramento dei modelli. La procedura ufficiale prevede di aprire Impostazioni, entrare in Controlli dei dati e disattivare “Migliora il modello per tutti”. Dopo la disattivazione, le nuove conversazioni possono continuare ad apparire nella cronologia, ma non vengono utilizzate per addestrare ChatGPT.
L’impostazione viene sincronizzata a livello di account tra web e dispositivi mobili. È però importante sottolineare che la scelta riguarda le nuove conversazioni: la documentazione di OpenAI specifica che, una volta effettuato l’opt-out, sono le conversazioni successive a non essere impiegate per l’addestramento.
Esiste inoltre la possibilità di utilizzare le chat temporanee. Queste conversazioni non vengono salvate nella normale cronologia, non creano memoria e non vengono utilizzate per addestrare i modelli. OpenAI indica che vengono conservate per 30 giorni per finalità di sicurezza e che possono essere esaminate esclusivamente per monitorare eventuali abusi.
C’è infine un’eccezione da conoscere: secondo la documentazione ufficiale, anche dopo aver disattivato l’addestramento l’utente può volontariamente inviare un feedback, ad esempio tramite i pulsanti di valutazione delle risposte. In questo caso, l’intera conversazione associata al feedback può essere utilizzata per migliorare i modelli.
La situazione è diversa per i prodotti aziendali. ChatGPT Business, ChatGPT Enterprise e la piattaforma API non utilizzano per impostazione predefinita input e output dei clienti per addestrare i modelli, salvo forme esplicite di adesione previste dal servizio.
La conseguenza pratica è semplice: prima di affidare a un chatbot informazioni particolarmente riservate, conviene conoscere le impostazioni disponibili e valutare attentamente quali dati sia realmente necessario condividere. L’intelligenza artificiale può dare l’impressione di una conversazione privata, ma dietro il servizio esistono infrastrutture, procedure di sicurezza e processi di miglioramento che rendono la gestione dei dati più articolata di quanto possa apparire dalla sola schermata della chat.
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