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Data center in Pennsylvania, 10.000 dollari a ogni famiglia di Hazle

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NorthPoint Development ha proposto un contributo di 10.000 dollari per ogni famiglia idonea di Hazle Township, in Pennsylvania, se otterrà il via libera per il campus di data center Project Hazelnut. La promessa arriva mentre il progetto incontra l’opposizione di una parte dei residenti e il percorso urbanistico resta aperto.

Un pacchetto da 165 milioni di dollari

Le lettere con la proposta sono state recapitate a giugno. Il piano riguarda un campus previsto su circa 1.300 acri (oltre 526 ettari), con fino a 15 edifici per data center. NorthPoint stima che circa 4.500 nuclei familiari possano rientrare nell’iniziativa: il fondo diretto da 45 milioni di dollari corrisponderebbe a 10.000 dollari per ciascuno.

Il sito ufficiale del progetto descrive un pacchetto complessivo da 165 milioni di dollari: oltre ai contributi diretti, prevede 15 milioni per iniziative comunitarie e 105 milioni distribuiti nell’arco di 15 anni per servizi e spese del municipio. L’azienda specifica che i contributi alle famiglie dipendono dall’approvazione del progetto e arriverebbero con il certificato di agibilità del primo edificio, atteso nelle stime aziendali verso la fine del 2027.

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Il progetto non ha ancora ottenuto il via libera

Hazle Township aveva respinto la richiesta di sviluppo nel novembre 2025. A fine maggio 2026 un giudice ha negato il ricorso di NorthPoint; a giugno il municipio ha dichiarato inadeguate alcune parti delle norme urbanistiche e avviato una moratoria di 180 giorni per definire regole specifiche sui data center. Il progetto resta quindi subordinato a ulteriori passaggi autorizzativi.

Rumore, bollette e valore delle case al centro del dissenso

Tra i timori riferiti dai residenti ci sono rumore, possibili aumenti delle tariffe e ricadute sul valore delle abitazioni. Alcuni hanno descritto il denaro come un tentativo di comprare consenso; altri temono che l’offerta divida chi vive vicino al sito da chi ne sarebbe meno esposto. NorthPoint presenta invece il contributo come un beneficio concreto per la comunità e afferma che il campus userebbe acqua di recupero per il raffreddamento, senza attingere all’acqua potabile locale.

La proposta mette così in evidenza il nodo del progetto: stabilire se i fondi promessi possano compensare i costi e i disagi temuti dai residenti, mentre l’iter autorizzativo è ancora in corso.

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