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In Cina nasce il mercato dell’identità digitale: il proprio volto si può affittare all’intelligenza artificiale

In Cina sta prendendo forma un nuovo settore legato all’intelligenza artificiale, dove le persone possono concedere in licenza il proprio volto per la creazione di contenuti digitali. Attraverso piattaforme dedicate, gli utenti ricevono un compenso economico autorizzando l’utilizzo della propria immagine in pubblicità, videogiochi, serie generate dall’AI e altri progetti multimediali.

Si tratta di un modello di business che punta a offrire ai creatori di contenuti volti reali da trasformare in avatar digitali, cercando al tempo stesso di garantire un utilizzo autorizzato dell’identità delle persone coinvolte.

Come funziona il noleggio del proprio volto

Le piattaforme consentono agli utenti di decidere in quali contesti potrà essere utilizzata la loro copia digitale, stabilendo anche il prezzo della licenza. I creatori possono consultare cataloghi organizzati per età, genere, caratteristiche fisiche e altri parametri, scegliendo il volto più adatto ai propri progetti.

I compensi variano generalmente tra 15 e 700 dollari, a seconda delle condizioni di utilizzo e del valore della licenza concessa.

Tra i servizi più conosciuti figura ActID, che trattiene una commissione del 10% sulle transazioni. Ai proprietari dell’immagine vengono riconosciuti importi compresi indicativamente tra 15 e 74 dollari per le licenze standard. Secondo i dati diffusi dalla piattaforma, dal mese di marzo sono stati registrati circa 800 utenti, mentre 300 persone hanno già autorizzato l’utilizzo commerciale delle proprie fotografie.

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La crescita dei contenuti AI accelera il fenomeno

L’espansione di questo mercato è strettamente collegata alla rapida diffusione dei contenuti generati con l’intelligenza artificiale. Nel primo trimestre del 2026, oltre il 95% delle circa 128.000 micro-serie pubblicate in Cina sarebbe stato realizzato con il supporto di modelli AI.

Questa evoluzione ha però alimentato anche il problema dell’utilizzo non autorizzato dell’identità digitale. Sempre più spesso vengono infatti impiegati volti e voci di persone reali senza il loro consenso, spingendo aziende e piattaforme a rafforzare i controlli.

Secondo le informazioni disponibili, ByteDance ha rimosso oltre 85.000 video che utilizzavano illegalmente l’immagine o la voce di soggetti reali, evidenziando quanto la tutela dell’identità digitale stia diventando una delle principali sfide dell’era dell’intelligenza artificiale.

Con la crescente diffusione dell’AI generativa, il mercato della concessione in licenza del proprio volto potrebbe rappresentare una nuova opportunità economica per molti utenti, ma allo stesso tempo rende sempre più urgente definire regole chiare sulla protezione dell’identità, del consenso e dei diritti digitali.

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