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iPhone, scoperta una lista segreta di 100.000 parole censurate dalla tastiera Apple

La tastiera dell’iPhone contiene una lista nascosta di circa 100.000 parole e frasi che Apple tende a escludere dai suggerimenti automatici e dalla digitazione a scorrimento. Non si tratta soltanto di insulti o termini volgari: tra le espressioni individuate compaiono anche riferimenti politici come “dictator Trump”, “sleepy Joe” e “Tibetan independence”. La scoperta è stata verificata attraverso test diretti e un’analisi indipendente dei dati presenti in iOS.

La lista non impedisce di scrivere quelle parole. Puoi ancora digitarle manualmente in un messaggio, in un’email o in una nota. Il filtro interviene invece sulle funzioni che cercano di prevedere ciò che vuoi scrivere: completamento automatico e QuickPath, il sistema che permette di comporre parole trascinando il dito tra le lettere.

Come è stata scoperta la lista segreta di iOS

Il ricercatore indipendente Derik Kauffman ha iniziato a indagare a settembre 2026, dopo aver notato che la tastiera riconosceva alcune espressioni con maggiore difficoltà rispetto ad altre molto simili. Per esempio, la digitazione a scorrimento si comportava diversamente con frasi come “bad boy” e “white man” rispetto a “bad girl” e “black man”.

Utilizzando gli strumenti di programmazione assistita dall’intelligenza artificiale OpenAI Codex e Anthropic Claude Code, Kauffman ha esaminato i dati interni del sistema operativo fino a individuare un archivio di termini e combinazioni linguistiche esclusi dalle normali previsioni.

La stima prudente è di circa 100.000 voci, senza contare i caratteri cinesi. Il numero dipende dal metodo con cui si considerano varianti e combinazioni delle frasi: non è quindi un conteggio ufficiale comunicato da Apple.

Anche Matt Suiche, ingegnere della società di cybersicurezza Tolmo, ha ricostruito indipendentemente lo stesso elenco, ottenendo una corrispondenza quasi completa. Questo rafforza la credibilità della scoperta, pur senza chiarire tutti i criteri con cui Apple ha scelto i termini.

Trump, Biden e Tibet: le frasi politiche escluse dai suggerimenti

La maggior parte delle voci riguarda contenuti volgari, sessuali, violenti oppure collegati alle droghe. La presenza di espressioni politiche, tuttavia, ha attirato l’attenzione perché il loro significato non è necessariamente offensivo.

Tra gli esempi documentati figurano “dictator Trump” (“dittatore Trump”), “sleepy Joe” (“Joe l’addormentato”, soprannome rivolto a Joe Biden), “right wing conspiracy” (“complotto della destra”), “Tibetan independence” (“indipendenza del Tibet”) e “United Ireland” (“Irlanda unita”).

Le esclusioni cambiano anche in base alla lingua. In hindi compaiono espressioni riferite al primo ministro indiano Narendra Modi e al politico Rahul Gandhi. In francese è stata segnalata una frase sull’immigrazione, mentre in ebraico è stata individuata l’espressione “territori occupati”.

Questa distribuzione suggerisce che la lista non sia semplicemente un filtro universale contro le parolacce. Comprende anche espressioni sensibili nei diversi contesti nazionali e politici. Non è però possibile dedurre dalla sola presenza di una frase che Apple intenda favorire una determinata posizione politica.

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I test pratici: la tastiera sostituisce alcune espressioni

Le prove effettuate su iPhone hanno mostrato comportamenti particolari. Tentando di scrivere “United Ireland” con QuickPath, la tastiera ha spesso restituito “United Iceland”. L’espressione “Tibetan independence” è stata trasformata in “Tibetan independences”, mentre “sleepy Joe” è diventata “Sleepy hope”.

Anche “white man” è stata talvolta interpretata come “white mean”. La frase “dictator Trump” poteva essere composta scorrendo il dito, ma il nome risultava in minuscolo e il completamento automatico non proponeva l’espressione prevista.

I risultati non sono identici in ogni situazione: possono dipendere dalla lingua selezionata, dalle impostazioni e dal contesto di digitazione. I test dimostrano comunque che alcune frasi vengono trattate diversamente da altre, senza che l’utente sia informato dell’esistenza di un elenco dedicato.

Apple risponde: nessun divieto di scrivere

Apple non ha commentato nel dettaglio le dimensioni dell’archivio né le ragioni per cui determinate espressioni politiche sono presenti. L’azienda ha spiegato che la tastiera è progettata per evitare suggerimenti potenzialmente inappropriati o offensivi e ha ricordato che gli utenti possono sempre scrivere liberamente e ignorare le correzioni proposte.

È una distinzione importante. Non esiste una censura che blocca l’invio di quelle parole: il filtro influenza invece ciò che il dispositivo propone spontaneamente. Questo può rendere alcune espressioni meno immediate da inserire, specialmente per chi utilizza spesso la digitazione a scorrimento.

Perché il filtro solleva interrogativi sulla libertà di espressione

Il punto più controverso è la mancanza di trasparenza. Se una tastiera utilizzata da centinaia di milioni di persone evita sistematicamente di suggerire determinate frasi, può influenzare in modo sottile le abitudini linguistiche, anche senza vietare nulla.

Il ricercatore Kauffman descrive il fenomeno come una forma molto lieve di censura, il cui impatto potrebbe diventare significativo proprio per la diffusione degli iPhone. Esperti di diritti digitali chiedono che le aziende rendano più chiari i criteri dei filtri e offrano maggiori possibilità di personalizzazione.

La scoperta apre quindi una questione più ampia: chi decide quali parole una tastiera deve suggerire? Evitare completamenti offensivi può proteggere gli utenti da errori imbarazzanti, ma inserire espressioni politiche in un elenco non pubblico rende difficile valutare se le regole siano coerenti, neutrali e proporzionate.

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