IPTV pirata: alcuni utenti italiani pagano 1.000 euro di danni alla Serie A

La lotta contro la pirateria IPTV in Italia entra in una nuova fase. Dopo le multe amministrative inflitte dallo Stato, alcuni utenti che utilizzavano servizi illegali per guardare le partite di calcio stanno ora affrontando richieste di risarcimento da parte della Serie A.
Secondo quanto confermato dalla lega calcistica, diversi utenti identificati durante un’indagine giudiziaria hanno iniziato a pagare circa 1.000 euro ciascuno come risarcimento danni per aver utilizzato piattaforme di streaming illegali, il cosiddetto “pezzotto”.
La misura arriva dopo una vasta operazione delle autorità italiane che ha portato all’identificazione di migliaia di abbonati IPTV pirata in tutto il Paese.
L’operazione che ha identificato migliaia di utenti IPTV
Nel maggio scorso la Guardia di Finanza ha annunciato di aver sanzionato 2.282 utenti distribuiti in circa 80 province italiane. I dati sono emersi da un’indagine penale condotta dalla Procura di Lecce che ha portato allo smantellamento di una grande rete IPTV illegale.
Durante l’operazione è stato sequestrato un database contenente informazioni sugli abbonati, inclusi dati personali e dettagli di pagamento. Queste informazioni hanno consentito alle autorità di identificare migliaia di utenti che utilizzavano il servizio pirata.
Le sanzioni amministrative previste dalla legge italiana possono partire da circa 154 euro e arrivare fino a 5.000 euro per i recidivi. Tuttavia, per molti utenti i problemi non si sono fermati alle multe statali.
Serie A e DAZN chiedono ulteriori risarcimenti
Nell’autunno del 2025 anche DAZN ha iniziato a inviare lettere ad alcuni utenti già sanzionati, proponendo un accordo per chiudere una possibile causa civile con il pagamento di circa 500 euro di risarcimento.
Seguendo una strategia simile, la Lega Serie A ha successivamente avviato una propria azione legale. Gli avvocati della lega hanno inviato circa 2.000 lettere a utenti identificati dalle autorità chiedendo 1.000 euro di risarcimento danni per la visione illegale delle partite.

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Il CEO della Serie A, Luigi De Siervo, ha confermato che i primi pagamenti sono già arrivati, sottolineando che questa strategia rappresenta solo l’inizio di una più ampia offensiva contro la pirateria sportiva.
Secondo De Siervo, chi utilizza il “pezzotto” deve sapere che rischia sanzioni amministrative, cause civili e richieste di risarcimento. L’obiettivo dichiarato è scoraggiare l’uso dei servizi illegali e proteggere il valore economico dei diritti televisivi.
Come sono stati identificati gli utenti
Contrariamente a quanto molti pensano, gli utenti coinvolti nell’indagine non sono stati individuati tramite il monitoraggio diretto delle loro connessioni Internet.
Le autorità sono riuscite a identificarli grazie ai dati finanziari e alle informazioni personali trovate nei server dell’operatore IPTV illegale sequestrato durante l’indagine.
Questo significa che le prove si basano principalmente sulle tracce dei pagamenti effettuati per l’abbonamento ai servizi pirata. Alcuni avvocati difensori hanno contestato questo approccio, sostenendo che in diversi casi non sarebbero stati raccolti elementi tecnici come indirizzi IP, dispositivi sequestrati o prove dirette di streaming illegale.
La stretta contro il “pezzotto” potrebbe intensificarsi
Il caso di Lecce rappresenta solo uno dei procedimenti giudiziari attualmente in corso contro la pirateria IPTV in Italia. Secondo diverse fonti, altre indagini potrebbero portare a nuove identificazioni di utenti e ulteriori richieste di risarcimento.
Anche il ministro dello Sport Andrea Abodi ha sostenuto una linea dura contro lo streaming illegale, arrivando a ipotizzare in passato la possibilità di rendere pubblici i nomi degli utenti coinvolti come forma di deterrenza.
Per il momento, però, la strategia sembra concentrarsi soprattutto sulla pressione economica. Chi riceve la richiesta di risarcimento da 1.000 euro e decide di ignorarla potrebbe infatti essere coinvolto in azioni legali civili ancora più costose.
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