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L’intelligenza artificiale supererà l’uomo entro tre anni? L’allarme di Emad Mostaque

Secondo alcuni dei protagonisti più influenti del settore tecnologico, il futuro del lavoro potrebbe essere molto più vicino di quanto immaginiamo. L’intelligenza artificiale non starebbe semplicemente supportando le attività umane, ma sarebbe pronta a superarle nella maggior parte dei lavori svolti davanti a uno schermo entro due o tre anni. A lanciare l’allarme è Emad Mostaque, matematico e fondatore di Stability AI, che parla apertamente di un rischio non solo occupazionale, ma di perdita di rilevanza economica per milioni di persone.

Secondo Mostaque, ci troviamo in una fase storica delicatissima: una finestra temporale limitata, di circa mille giorni, durante la quale verranno decise le regole di convivenza tra società umana e sistemi di intelligenza artificiale sempre più autonomi. Le scelte compiute ora, avverte, potrebbero avere un impatto economico e sociale persino superiore a quello generato dalla pandemia.

L’automazione del lavoro cognitivo

A differenza delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, l’intelligenza artificiale non si limita ad automatizzare compiti fisici o ripetitivi. Oggi è già in grado di analizzare dati complessi, classificare informazioni e produrre risultati articolati come testi, immagini, codice software e analisi strategiche. È proprio questa capacità di svolgere lavoro cognitivo che, secondo Mostaque, segna un punto di rottura con il passato.

Ogni nuova generazione di modelli richiede investimenti enormi, spesso compresi tra i 100 e i 200 milioni di dollari, ma in cambio offre sistemi sempre più precisi, affidabili e versatili. Una volta sviluppati, questi strumenti possono essere replicati e distribuiti su scala globale a costi marginali bassissimi.

Il crollo dei costi e il vantaggio economico

Uno degli elementi chiave del cambiamento è il rapido calo dei costi di accesso all’intelligenza artificiale. Dove prima era necessario assumere personale qualificato per svolgere attività intellettuali, oggi è sufficiente noleggiare potenza di calcolo. Secondo Mostaque, il costo di queste risorse è destinato a diminuire drasticamente, rendendo l’IA un’alternativa sempre più conveniente al lavoro umano.

Nei paesi sviluppati, dove gran parte dell’occupazione si concentra su mansioni cognitive e digitali, questo vantaggio economico potrebbe spingere molte aziende a ridurre progressivamente l’assunzione di personale umano, preferendo soluzioni automatizzate più rapide, scalabili e sempre disponibili.

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Agenti autonomi e “cloni digitali”

Il vero punto di svolta, secondo Mostaque, arriverà con la diffusione degli agenti di intelligenza artificiale. Questi sistemi saranno in grado di analizzare e-mail, documenti, riunioni virtuali e altri archivi digitali, replicando in modo funzionale il lavoro di una persona. In pratica, una sorta di versione digitale di un lavoratore.

Il costo stimato per mantenere uno di questi agenti sarebbe di circa 1.000 dollari all’anno, con una rapida discesa verso i 100 dollari. A fronte di questa spesa, l’azienda avrebbe un “dipendente” instancabile, operativo 24 ore su 24, privo di errori dovuti alla fatica e senza necessità di ferie o tutele contrattuali.

Un cambiamento tecnico e sociale

Secondo Mostaque, qualsiasi lavoro svolto da remoto e senza contatto umano diretto potrebbe essere eseguito meglio da una macchina. Questo non significa che tutte le professioni scompariranno immediatamente, ma che la sostituzione diventerà tecnicamente possibile ed economicamente vantaggiosa. In altre parole, le macchine diventeranno semplicemente migliori nell’essere macchine.

L’impatto non sarà solo tecnologico, ma anche sociale. L’ingresso dell’intelligenza artificiale come concorrente diretto potrebbe alimentare tensioni e sentimenti di rifiuto, soprattutto in un contesto di rallentamento economico. In caso di recessione, molte aziende potrebbero scegliere di non tornare ad assumere lavoratori umani, spezzando il legame tradizionale tra lavoro e capitale.

Una finestra di tempo che si sta chiudendo

Il messaggio finale di Mostaque è netto: il tempo per reagire è limitato. Le decisioni prese nei prossimi anni determineranno se l’intelligenza artificiale diventerà uno strumento di progresso condiviso o un fattore di esclusione economica su larga scala. La transizione è già iniziata e ignorarla potrebbe avere conseguenze difficili da invertire.

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