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Microplastiche nei polmoni, nuovo studio trova un legame con il cancro: cosa sappiamo davvero

Le microplastiche sono state trovate più frequentemente e in quantità maggiori nei polmoni delle persone con cancro ai polmoni rispetto ai pazienti senza una diagnosi di tumore. È quanto emerge da una nuova ricerca presentata al Congresso 2026 della European Respiratory Society (ERS), tenutosi a Barcellona dal 5 al 9 settembre.

Il risultato è significativo, ma richiede una precisazione fondamentale: lo studio mostra un’associazione, non dimostra che le microplastiche provochino il cancro. Gli stessi ricercatori sottolineano che non è ancora possibile stabilire se queste particelle contribuiscano allo sviluppo della malattia oppure se un polmone malato tenda semplicemente a trattenerne una quantità maggiore.

La ricerca aggiunge comunque un nuovo tassello al dibattito sugli effetti dell’inquinamento da plastica sulla salute umana, spostando l’attenzione su ciò che può accadere quando particelle microscopiche presenti nell’ambiente vengono inalate e raggiungono le vie respiratorie.

Microplastiche rilevate nel 66% dei pazienti con tumore

Lo studio ha coinvolto 100 adulti sottoposti a broncoscopia per accertamenti diagnostici. Tutti hanno fornito un campione di lavaggio broncoalveolare, mentre per 50 pazienti è stato analizzato anche un campione di tessuto polmonare. Al termine degli accertamenti, metà dei partecipanti ha ricevuto una diagnosi di cancro ai polmoni e metà no.

Complessivamente sono state identificate 232 particelle di microplastica e nel 70% dei pazienti ne è stata rilevata almeno una in uno dei campioni esaminati.

La differenza più interessante è emersa confrontando i due gruppi. Nei campioni ottenuti attraverso il lavaggio polmonare, le microplastiche erano rilevabili nel 66% delle persone con cancro ai polmoni, contro il 46% dei pazienti senza tumore. Anche il carico complessivo di particelle risultava maggiore nel gruppo con una neoplasia.

Dopo aver tenuto conto di fattori come età, sesso e fumo, una maggiore quantità di microplastiche nel lavaggio broncoalveolare è rimasta associata alla presenza di cancro polmonare, con un odds ratio di circa 2,0. Questo dato non significa però che le microplastiche raddoppino il rischio individuale di sviluppare un tumore: indica un’associazione statistica osservata all’interno del campione studiato.

Polipropilene e polietilene tra le plastiche più comuni

Le analisi hanno individuato soprattutto polipropilene e polietilene, due polimeri estremamente diffusi e utilizzati in imballaggi, tessuti, prodotti domestici e numerosi beni di consumo. La loro presenza nei campioni, tuttavia, non permette di risalire allo specifico prodotto o alla fonte responsabile dell’esposizione di ciascun paziente.

Un altro elemento interessante riguarda la distribuzione delle particelle. Nei pazienti con tumore, quantità elevate nel lavaggio polmonare tendevano a corrispondere a quantità inferiori nel tessuto e viceversa.

Il lavaggio broncoalveolare raccoglie materiale presente negli spazi aerei, mentre l’analisi del tessuto permette di individuare particelle incorporate direttamente nel polmone. Secondo gli studiosi, questa differenza suggerisce che le microplastiche potrebbero distribuirsi e accumularsi in maniera non uniforme nelle diverse aree dell’apparato respiratorio.

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Perché le microplastiche preoccupano i ricercatori

Le microplastiche sono generalmente definite come particelle plastiche con dimensioni inferiori a 5 millimetri. Possono essere prodotte direttamente in dimensioni molto ridotte oppure derivare dalla progressiva degradazione di oggetti e materiali plastici più grandi.

Per i polmoni è particolarmente importante la via dell’inalazione. Fibre e frammenti sufficientemente piccoli possono essere trasportati dall’aria e raggiungere l’apparato respiratorio.

Il possibile impatto biologico rappresenta uno dei principali temi della ricerca attuale. Studi sperimentali hanno indicato diversi meccanismi attraverso i quali l’esposizione alle microplastiche potrebbe influenzare i tessuti, tra cui infiammazione, stress ossidativo e alterazioni della risposta immunitaria. Una recente revisione della European Respiratory Society evidenzia inoltre le preoccupazioni relative all’esposizione professionale a materiali plastici e ad alcune sostanze chimiche associate alla plastica.

Questo rende plausibile l’ipotesi che un’esposizione prolungata possa avere conseguenze sulla salute respiratoria, ma plausibilità biologica e dimostrazione di causalità sono due cose differenti. Servono studi più ampi e di lunga durata per capire se le particelle abbiano effettivamente un ruolo nello sviluppo delle malattie.

Il legame con il cancro non significa ancora causalità

È proprio questo il punto più importante dello studio. I ricercatori non hanno dimostrato che le microplastiche causino il cancro ai polmoni.

La ricerca è osservazionale e fotografa una differenza tra due gruppi di pazienti. Non permette di stabilire quale fenomeno sia avvenuto prima.

Una possibilità è che le microplastiche inalate contribuiscano a processi infiammatori o ad altri meccanismi biologici potenzialmente coinvolti nelle patologie polmonari. Ma esiste anche una spiegazione opposta: i polmoni già colpiti dalla malattia potrebbero eliminare o trattenere le particelle diversamente rispetto a quelli senza tumore.

Anche per questo sarà necessario studiare più approfonditamente il comportamento dei diversi polimeri nelle cellule e nei tessuti respiratori, oltre a seguire nel tempo popolazioni esposte a differenti livelli di microplastiche.

La scoperta, quindi, non giustifica allarmismi né permette di attribuire alle microplastiche un nuovo ruolo di causa accertata del tumore. Dimostra però qualcosa di altrettanto rilevante: queste particelle riescono a raggiungere i polmoni umani e, nel campione analizzato, erano presenti in misura maggiore nelle persone affette da cancro.

È un’associazione che ora la ricerca dovrà spiegare.

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