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Paesi Bassi, l’IA taglierà 25.000 posti pubblici entro il 2035: il piano del governo

I Paesi Bassi si preparano a una delle più importanti riorganizzazioni della propria pubblica amministrazione degli ultimi anni. Il governo ha annunciato un piano per ridurre di circa 25.000 posti di lavoro a tempo pieno entro il 2035, facendo leva su procedure più semplici, sistemi informatici condivisi e un utilizzo molto più esteso dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo economico è ambizioso: arrivare a 3,5 miliardi di euro di risparmi annui. Ma il progetto solleva una domanda che riguarda ben oltre i confini olandesi: quanto lavoro umano può davvero essere sostituito o alleggerito dall’IA senza peggiorare i servizi ai cittadini?

L’annuncio è arrivato il 26 ottobre 2026 e riguarda soprattutto ministeri, organismi di controllo e agenzie dell’amministrazione centrale. È importante chiarire subito un punto: non è stato annunciato il licenziamento immediato di 25.000 dipendenti né la loro sostituzione uno a uno con chatbot. Si tratta di una riduzione progressiva stimata nell’arco di più anni, ottenuta attraverso diverse misure organizzative. La parte più concreta del programma sull’IA dovrà essere definita entro il primo trimestre del 2027.

Un taglio di 25.000 posti: quanto pesa sul settore pubblico

La dimensione dell’intervento emerge dai numeri. Alla fine del 2025 l’amministrazione centrale olandese contava circa 160.000 addetti equivalenti a tempo pieno. Una riduzione di 25.000 posizioni corrisponderebbe a circa il 16% dell’organico, cioè pressappoco un posto su sei. La percentuale esatta dipende dalla base di calcolo: alcuni resoconti parlano in termini arrotondati di un taglio vicino al 20%.

Il progetto non arriva dopo anni di riduzione del personale, ma dopo una fase di forte espansione. Dal 2018 l’apparato amministrativo è cresciuto di circa 46.500 posizioni, con un incremento nell’ordine del 40%. Il governo sostiene che il numero di strutture, procedure e adempimenti sia diventato troppo elevato, creando lavoro amministrativo aggiuntivo anche quando non migliora il servizio finale.

Il segretario di Stato Eric van der Burg, incaricato di rendere l’amministrazione più efficace, ha descritto la direzione del piano con tre parole: più semplice, più intelligente e più piccola. Dietro questa formula c’è la volontà di rivedere non soltanto quanti dipendenti lavorano negli uffici, ma anche quali attività debbano essere svolte dallo Stato e come.

L’intelligenza artificiale dovrà aumentare la produttività

L’IA è uno degli strumenti su cui il governo intende puntare. Diversi progetti sperimentali sono già stati avviati all’interno dell’amministrazione e l’intenzione è estenderne l’utilizzo a un numero maggiore di attività. Il piano operativo, con obiettivi e risparmi attesi, sarà presentato nel primo trimestre del 2027. Per ora non esiste un elenco definitivo di mansioni che verranno affidate a sistemi automatici.

Le applicazioni possibili comprendono l’assistenza nella gestione dei documenti, la ricerca delle informazioni, la preparazione di testi amministrativi e il supporto ai servizi digitali. Sono esempi di impiego dell’IA nella pubblica amministrazione, non un elenco di sistemi già approvati dal governo olandese. La scelta concreta dovrà tenere conto di affidabilità, protezione dei dati e responsabilità delle decisioni.

Il tema è delicato perché una pubblica amministrazione non funziona come un normale servizio online. Una risposta sbagliata su un beneficio sociale, una pratica fiscale o un permesso può avere conseguenze serie per una persona. Automatizzare il lavoro ripetitivo può liberare tempo per le attività più complesse, ma affidare decisioni importanti a strumenti non adeguatamente controllati rischia di generare nuovi errori e ricorsi.

Il governo ha inoltre espresso l’intenzione di privilegiare, dove possibile, fornitori tecnologici olandesi ed europei, così da ridurre la dipendenza da piattaforme esterne. Anche questo obiettivo dovrà essere tradotto in scelte concrete di acquisto e gestione dei sistemi.

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Meno burocrazia, meno uffici e un posto scrivania ogni due dipendenti

La riorganizzazione non si limita all’intelligenza artificiale. Uno dei punti principali è la semplificazione delle regole. L’esecutivo punta a eliminare o alleggerire circa 500 norme e adempimenti all’anno, con l’idea di ridurre il lavoro necessario per applicare procedure diventate troppo complesse.

Anche l’infrastruttura amministrativa sarà rivista. I sistemi informatici dovranno essere più standardizzati, mentre gli acquisti saranno gestiti più spesso in modo congiunto. Per gli uffici è previsto un obiettivo molto concreto: una postazione di lavoro ogni due dipendenti. Il governo ritiene che, con il lavoro ibrido, numerose scrivanie restino inutilizzate per gran parte della settimana.

Gli immobili in eccesso potranno essere ceduti o destinati ad altri usi. Sono previsti inoltre tagli al numero degli organismi consultivi: oggi esistono 28 consigli consultivi permanenti e circa 150 commissioni. Anche le valutazioni delle politiche pubbliche, attualmente nell’ordine di 400 all’anno, dovrebbero essere ridotte.

Queste misure mostrano che il piano non si basa sulla semplice idea di far svolgere a un algoritmo il lavoro di un dipendente. Il governo vuole eliminare attività considerate superflue, riorganizzare quelle necessarie e utilizzare la tecnologia per svolgerle con meno risorse.

I risparmi previsti: 900 milioni nel 2027 e 3,5 miliardi nel 2035

La tabella economica fissa un primo traguardo di 900 milioni di euro di risparmi nel 2027, destinati a crescere fino a 3,5 miliardi di euro annui dal 2035. Sono obiettivi di bilancio, non somme già risparmiate. Il raggiungimento dipenderà dall’attuazione delle riforme e dalle decisioni dei singoli ministeri.

Le riduzioni non saranno distribuite in modo uniforme. Polizia e difesa sono escluse dai tagli annunciati, mentre altri settori dell’amministrazione centrale potrebbero subire contrazioni molto più pesanti della media. In alcune strutture le riduzioni ipotizzate arrivano al 45% e, in un caso, anche al 60%, ma il quadro definitivo deve ancora essere stabilito.

La scelta di evitare un blocco generalizzato delle assunzioni lascia aperta la possibilità di gestire parte della riduzione attraverso il mancato rimpiazzo di persone che lasciano il servizio. Questo non significa che ogni posizione verrà cancellata soltanto tramite pensionamenti o dimissioni: le modalità precise di riduzione del personale restano da definire.

L’IA sostituirà davvero i dipendenti pubblici? I limiti del progetto

Il titolo più immediato sarebbe dire che i Paesi Bassi stanno sostituendo 25.000 funzionari con l’intelligenza artificiale. Ma sarebbe una semplificazione eccessiva. I 25.000 posti rappresentano una stima della riduzione complessiva dell’organico; l’IA è soltanto una delle leve individuate, insieme alla revisione delle attività, alla digitalizzazione e ai tagli ai costi di funzionamento.

Non è ancora possibile sapere quante posizioni saranno rese superflue direttamente dall’automazione. Né esistono, al momento, dati pubblici sufficienti per stabilire se gli strumenti di IA consentiranno davvero di mantenere invariata la qualità dei servizi con un personale sensibilmente inferiore.

Il governo riconosce che la sola efficienza non basterà e che saranno necessarie scelte sulle attività da ridurre o interrompere. È forse l’aspetto più importante della vicenda: il problema non consiste soltanto nel capire che cosa può fare una macchina, ma nel decidere quali prestazioni lo Stato continuerà a garantire ai cittadini.

Il caso olandese potrebbe diventare un riferimento per altri Paesi europei alle prese con costi crescenti e sistemi amministrativi complessi. Tuttavia, il vero banco di prova non sarà il numero di software introdotti, bensì la capacità di ridurre la spesa senza trasferire sui cittadini tempi d’attesa più lunghi, errori o minori tutele. I primi dettagli operativi arriveranno nel 2027; gli effetti sul lavoro si misureranno negli anni successivi.

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