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Pentagono, l’IA militare si compra con video di 5 minuti

Il Pentagono accelera gli acquisti di intelligenza artificiale militare con una procedura insolita: alle aziende può bastare un video di presentazione di cinque minuti per proporre tecnologie destinate alla difesa statunitense. L’iniziativa, chiamata Tradewinds, punta a ridurre i tempi burocratici e ad aprire le porte anche a fornitori diversi dai tradizionali colossi degli armamenti. Ma suscita interrogativi sulla trasparenza degli accordi e sull’impiego dell’IA nelle operazioni belliche.

Come funziona Tradewinds, il programma del Pentagono

Tradewinds è gestito dal Chief Digital and Artificial Intelligence Office (CDAO), l’ufficio del Dipartimento della Difesa statunitense che coordina le iniziative digitali e di intelligenza artificiale. Le imprese interessate presentano un filmato della durata massima di cinque minuti, illustrando il proprio prodotto e il suo contributo alle priorità strategiche indicate dall’amministrazione.

Un gruppo di valutatori esamina periodicamente le candidature, almeno una volta al mese. Le soluzioni selezionate entrano nel Tradewinds Solutions Marketplace, un catalogo digitale accessibile agli acquirenti governativi autorizzati. L’ammissione conferisce uno status che permette di avviare procedure di acquisto più rapide, ma non equivale automaticamente all’assegnazione di un contratto.

Secondo quanto riportato da Wired, in alcuni casi gli accordi sono stati assegnati in meno di una settimana. Il sistema può ricorrere a strumenti contrattuali alternativi, noti come Other Transactions, che non seguono tutte le procedure previste per gli appalti federali ordinari. In determinate condizioni, questo meccanismo permette operazioni di importo molto elevato senza le consuete comunicazioni preventive al Congresso.

Dall’IA responsabile ai sistemi per le operazioni militari

Le priorità del programma non sono rimaste immutate. Nelle precedenti iniziative trovavano spazio strumenti pensati per promuovere un’intelligenza artificiale responsabile e introdurre protezioni nell’uso dei modelli. Nel 2026, invece, l’attenzione si concentra maggiormente sulle capacità operative delle forze armate e sui sistemi capaci di supportare l’identificazione e la selezione degli obiettivi.

La nuova direzione è collegata a una strategia firmata il 9 gennaio 2026 dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, orientata a integrare l’IA nelle attività militari. Fra i progetti citati figura Agent Network, una rete di agenti software pensata per assistere la gestione delle battaglie e le decisioni operative, dalla pianificazione delle campagne alle fasi della cosiddetta kill chain, la sequenza che comprende individuazione, valutazione e ingaggio di un bersaglio.

Restano tuttavia aspetti fondamentali da chiarire: non sono pubblici i dettagli completi sulla supervisione umana prevista per questi agenti né una data confermata di attivazione operativa di Agent Network. La presenza di un progetto nei documenti strategici non dimostra quindi che tali sistemi siano già impiegati autonomamente sul campo.

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OpenAI, Google e Anthropic tra i partecipanti

Il programma coinvolge anche protagonisti dell’IA commerciale. Secondo i registri pubblici citati dalle ricostruzioni giornalistiche, OpenAI, Anthropic e Google risultano coinvolte nell’ecosistema Tradewinds e hanno accordi di tipo Other Transaction con il CDAO. Non è però stato confermato dalle singole aziende che i loro contratti attuali siano stati conclusi precisamente attraverso la procedura dei video di cinque minuti.

La partecipazione di società nate per sviluppare modelli di IA generalisti mostra quanto il confine tra applicazioni civili e militari stia diventando più complesso. Tecnologie impiegate per analizzare documenti, interpretare immagini o assistere nelle decisioni possono infatti suscitare nuove questioni quando vengono integrate in ambienti di difesa.

La sfida per Washington consiste nell’acquisire strumenti aggiornati con maggiore rapidità, senza sacrificare verifiche tecniche, sicurezza, responsabilità e controllo degli utilizzi effettivi.

I dubbi sulla trasparenza degli appalti di IA

La rapidità rappresenta il punto di forza dichiarato di Tradewinds, ma anche la principale fonte di critiche. L’accesso al marketplace è riservato a utenti istituzionali con indirizzi .gov o .mil; inoltre, gli accordi alternativi non sempre offrono lo stesso livello di visibilità pubblica degli appalti convenzionali.

Per gli esperti di acquisti pubblici citati dalle fonti, questa minore trasparenza può rendere più difficile ricostruire costi, condizioni e responsabilità, soprattutto quando le tecnologie acquistate possono incidere sulle decisioni in contesti di combattimento.

Il nodo centrale non è soltanto quanto velocemente il Pentagono riesca a comprare l’IA, ma come venga verificato il comportamento dei sistemi e chi mantenga l’autorità sulle scelte più delicate. Il modello Tradewinds è dunque un banco di prova per il futuro degli acquisti tecnologici militari, fra innovazione accelerata ed esigenze di controllo democratico.

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