La Cina accusa la destra giapponese: “Usa l’IA per riscrivere la storia dei crimini di guerra”

L’intelligenza artificiale entra anche nel delicato confronto sulla memoria storica tra Cina e Giappone. Il ministero degli Esteri cinese ha accusato alcune «forze di destra» giapponesi di utilizzare sistemi di IA per filtrare sistematicamente documenti storici con l’obiettivo, secondo Pechino, di attenuare le responsabilità del Giappone per i crimini commessi durante la guerra e consolidare una ricostruzione distorta del passato.
Le accuse sono state formulate il 18 settembre 2026 dal portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, durante una conferenza stampa. La dichiarazione compare anche nella trascrizione ufficiale pubblicata dalle autorità cinesi. Nel briefing, tuttavia, Guo non ha indicato quali organizzazioni o strumenti di intelligenza artificiale sarebbero coinvolti né ha presentato pubblicamente prove tecniche a sostegno dell’accusa.
L’accusa della Cina sull’uso dell’intelligenza artificiale
Secondo Guo Jiakun, in Giappone sarebbe sempre più diffuso un fenomeno di negazionismo storico. Il portavoce ha sostenuto che alcuni libri di testo continuerebbero a minimizzare la natura dell’aggressione giapponese e ha poi rivolto un’accusa più specifica all’uso delle nuove tecnologie.
A suo dire, forze politiche di destra starebbero impiegando l’intelligenza artificiale per filtrare in maniera sistematica gli archivi precedenti alla guerra e i documenti relativi ai Processi di Tokyo, con l’intento di «whitewash Japan’s war crimes», cioè attenuare o ripulire la rappresentazione dei crimini di guerra giapponesi.
Si tratta, è importante sottolinearlo, di un’accusa formulata dal governo cinese, non di un fatto dimostrato nella conferenza stampa. Nella trascrizione ufficiale non vengono identificati i sistemi di IA presumibilmente utilizzati, i documenti che sarebbero stati alterati o filtrati, né i gruppi giapponesi che avrebbero condotto queste attività.
Guo ha inoltre attribuito al fenomeno motivazioni politiche più ampie, collegandolo al dibattito sul ruolo militare del Giappone e sull’ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale. Anche queste considerazioni rappresentano la posizione ufficiale espressa da Pechino.
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Perché il 18 settembre è una data simbolica
La dichiarazione non è arrivata in una giornata casuale. Il 18 settembre 2026 ricorreva il 95° anniversario dell’incidente di Mukden, chiamato in Cina anche Incidente del 18 settembre.
L’episodio risale al 1931, quando un’esplosione interessò un tratto della Ferrovia della Manciuria meridionale vicino a Mukden, l’attuale Shenyang. L’evento venne utilizzato dall’Armata giapponese del Kwantung come pretesto per avviare l’occupazione della Manciuria, che portò successivamente alla creazione dello stato fantoccio del Manchukuo.
Nella ricostruzione ufficiale cinese, l’incidente segna l’inizio dei 14 anni di aggressione giapponese contro la Cina, conclusi nel 1945. L’agenzia Xinhua, riportando le dichiarazioni di Guo, ha ribadito proprio questa interpretazione in occasione dell’anniversario.
Il 2026 coincide inoltre con l’80° anniversario dell’apertura dei Processi di Tokyo, nei quali furono giudicati esponenti politici e militari giapponesi dopo la Seconda guerra mondiale. È questo il contesto nel quale il governo cinese ha inserito le nuove accuse relative all’intelligenza artificiale.
IA e archivi storici, ma mancano dettagli tecnici
La parte più nuova delle dichiarazioni di Pechino riguarda proprio il presunto impiego dell’IA. L’affermazione solleva interrogativi su come strumenti capaci di classificare, selezionare e sintetizzare enormi quantità di documenti possano influenzare l’accesso alle fonti storiche.
Nel caso denunciato dalla Cina, però, non sono disponibili dettagli sufficienti per stabilire concretamente cosa sarebbe accaduto. Il ministero non ha spiegato se il riferimento riguardi algoritmi di ricerca, sistemi generativi, strumenti per la catalogazione degli archivi o altre tecnologie.
Non sono stati forniti nemmeno esempi specifici di documenti esclusi o manipolati attraverso questi sistemi.
Le dichiarazioni vanno quindi distinte dal contesto storico documentato: mentre l’incidente di Mukden, l’invasione della Manciuria e i Processi di Tokyo appartengono a eventi storici ampiamente documentati, il presunto utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di destra giapponesi rimane, sulla base delle informazioni rese pubbliche nel briefing, un’accusa del ministero degli Esteri cinese priva di elementi tecnici pubblicati che consentano una verifica indipendente.
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