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Rebond 300: il materiale che trasforma gli edifici in depositi di CO₂

Paebbl, azienda olandese specializzata in tecnologie sostenibili, ha presentato Rebond 300, un innovativo materiale per l’edilizia con un’impronta di carbonio negativa. La sua caratteristica più interessante è la capacità di catturare e immagazzinare l’anidride carbonica all’interno delle strutture in calcestruzzo, contribuendo a trasformare gli edifici in veri e propri depositi di CO₂ per centinaia o persino migliaia di anni.

A differenza del cemento tradizionale, Rebond 300 è un materiale cementizio supplementare (SCM) progettato per essere aggiunto alle miscele di calcestruzzo. La sua produzione sfrutta un processo di mineralizzazione accelerata, che replica in tempi molto più rapidi un fenomeno naturale: la trasformazione dell’anidride carbonica in minerali stabili.

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Come funziona la tecnologia

Durante la produzione si ottiene una polvere di colore grigio chiaro che, una volta incorporata nel calcestruzzo, intrappola la CO₂ in forma minerale. In questo modo il carbonio resta immobilizzato all’interno delle strutture per lunghissimi periodi senza alterarne la stabilità.

Meno emissioni senza cambiare i processi produttivi

Secondo Paebbl, l’utilizzo di Rebond 300 può ridurre fino al 40% l’impronta di carbonio delle strutture in calcestruzzo senza richiedere modifiche alle attuali tecnologie produttive. Inoltre, grazie alla sua tonalità chiara, il materiale è adatto sia per elementi strutturali nascosti sia per il calcestruzzo architettonico a vista.

L’azienda sta attualmente sperimentando la tecnologia in cantieri reali, con l’obiettivo di dimostrarne l’efficacia su larga scala e accelerarne l’adozione nel settore delle costruzioni sostenibili.

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