6G, cosa cambierà davvero rispetto al 5G: satelliti, IA e reti capaci di “vedere”

Il 6G non dovrebbe rappresentare semplicemente un’evoluzione del 5G in termini di velocità. La prossima generazione delle comunicazioni mobili punta a modificare più profondamente il funzionamento delle reti, integrando infrastrutture terrestri e satellitari, nuovi intervalli di frequenza e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale.
A delineare alcune delle caratteristiche attese è Alexey Ganitsev, responsabile del Dipartimento di Radiofisica e Ingegneria delle Microonde del MAI ed esperto nello sviluppo della società di ricerca e sviluppo nel settore telecomunicazioni di Yadro. Secondo Ganitsev, il protocollo standard del 6G dovrebbe essere approvato nel 2030.
Dal 5G al 6G cambieranno anche le frequenze utilizzate
La diffusione delle reti 5G è ancora in corso a livello globale. Questa tecnologia utilizza diversi intervalli di frequenza, tra cui FR1, che comprende frequenze basse e medie, e FR2, associato alle onde millimetriche.
Secondo Ganitsev, uno degli elementi destinati a caratterizzare il passaggio al 6G sarà proprio l’introduzione di nuove bande di frequenza, pensate per affiancare quelle già utilizzate dalle reti di quinta generazione.
L’obiettivo non sarà soltanto incrementare le prestazioni, ma trovare un equilibrio tra capacità della rete, copertura e caratteristiche di propagazione del segnale. Frequenze differenti, infatti, presentano vantaggi e limiti diversi quando si tratta di coprire grandi distanze o attraversare gli ostacoli.
Una delle trasformazioni più importanti dovrebbe però arrivare dall’integrazione tra le infrastrutture tradizionali e quelle non terrestri.
Satelliti e antenne terrestri in un’unica rete
Il 6G dovrebbe sviluppare ulteriormente il concetto di Non-Terrestrial Networks (NTN), creando un sistema nel quale collegamenti satellitari e reti basate su stazioni radio terrestri possano funzionare secondo protocolli e regole comuni, completandosi a vicenda.
Per l’utente, il vantaggio principale sarebbe una connettività molto più continua. In uno scenario di questo tipo, quando la copertura della normale rete cellulare viene meno, il dispositivo potrebbe passare alla comunicazione satellitare, riducendo le interruzioni del servizio.
Un esempio concreto potrebbe riguardare chi si sposta attraverso zone scarsamente coperte dalle infrastrutture terrestri: anziché perdere completamente la connessione, il dispositivo potrebbe sfruttare la componente satellitare della rete.
La prospettiva è quindi quella di superare progressivamente la separazione tra rete mobile terrestre e rete satellitare, costruendo un’infrastruttura di comunicazione più integrata.

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Con il 6G la rete potrebbe funzionare anche come un radar
Tra le tecnologie associate al futuro standard c’è anche la possibilità di utilizzare la stessa infrastruttura radio per rilevare oggetti e determinarne la posizione.
Secondo Ganitsev, una rete 6G potrebbe essere sfruttata come una sorta di radar, permettendo di individuare e seguire oggetti terrestri o in volo senza ricorrere necessariamente a una videocamera.
Si tratta di un concetto che amplia notevolmente il ruolo delle reti mobili. L’infrastruttura non sarebbe più utilizzata esclusivamente per trasferire informazioni tra dispositivi, ma potrebbe contribuire anche alla rilevazione dell’ambiente circostante attraverso i segnali radio.
Applicazioni di questo tipo potrebbero diventare importanti in numerosi settori, anche se funzionalità e modalità concrete dipenderanno dalle specifiche definitive del nuovo standard.
L’intelligenza artificiale potrebbe prevedere gli spostamenti degli utenti
Un altro elemento centrale sarà l’intelligenza artificiale. Ganitsev descrive uno scenario nel quale l’IA viene utilizzata per prevedere la posizione verso cui si sta spostando un utente.
La stazione base potrebbe così orientare il proprio fascio radio verso il punto in cui il dispositivo dovrebbe trovarsi poco dopo, invece di limitarsi a reagire alla sua posizione corrente.
Una gestione predittiva del collegamento potrebbe contribuire a mantenere una qualità della connessione più elevata durante gli spostamenti, soprattutto negli scenari in cui vengono utilizzati fasci radio particolarmente direzionali.
Il quadro che emerge è quindi quello di una rete più integrata, intelligente e consapevole dell’ambiente. Il 6G punta a combinare comunicazioni terrestri e satellitari, nuove frequenze, capacità di rilevamento e algoritmi predittivi. Prima di conoscere caratteristiche definitive e applicazioni commerciali, tuttavia, sarà necessario attendere il completamento del processo di standardizzazione previsto verso il 2030.
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