News

ChatGPT raggiunge il 20% delle ricerche di Google: OpenAI annuncia un nuovo traguardo

ChatGPT gestisce ormai un volume di richieste simili alle ricerche online pari a circa il 20% di quelle effettuate su Google. È il dato comunicato da Adam Fry, responsabile dei prodotti consumer di OpenAI, durante un incontro con la stampa a New York. Il risultato segna un traguardo importante per la ricerca basata sull’intelligenza artificiale, ma richiede una precisazione: il 20% non è la quota di mercato di ChatGPT e non significa che Google abbia perso un quinto dei suoi utenti.

Il confronto riguarda il numero di interrogazioni che OpenAI considera assimilabili a una ricerca. L’azienda non ha pubblicato la metodologia completa, il periodo di riferimento né il volume esatto di Google usato come denominatore. Il dato va quindi trattato come una dichiarazione aziendale non verificabile in modo indipendente con le informazioni attualmente disponibili.

OpenAI: le ricerche su ChatGPT valgono un quinto di quelle su Google

Nel corso di un incontro tenuto il 2 novembre 2026, Fry ha spiegato che le interrogazioni simili alle ricerche effettuate su ChatGPT sono ormai pari a circa un quinto del volume di Google. La dichiarazione è stata resa pubblica il giorno successivo nell’intervista condotta da Alex Kantrowitz per Big Technology.

La crescita è particolarmente significativa considerando che ChatGPT, al momento del lancio, non poteva accedere sistematicamente alle informazioni aggiornate disponibili sul web. In seguito OpenAI ha introdotto strumenti di ricerca integrati, permettendo all’assistente di recuperare notizie, consultare pagine e fornire risposte accompagnate da fonti.

Questo cambiamento ha ampliato le situazioni in cui viene utilizzato ChatGPT. Non serve più soltanto per scrivere testi, programmare o riassumere documenti: può essere interrogato anche per cercare prodotti, approfondire notizie, confrontare servizi e trovare informazioni pratiche.

Perché il 20% non significa che ChatGPT abbia il 20% del mercato

La distinzione più importante riguarda il significato della percentuale. Una quota di mercato della ricerca misura normalmente la distribuzione delle ricerche tra diversi operatori secondo criteri comuni. La stima di OpenAI, invece, mette a confronto due volumi di interrogazioni che potrebbero essere misurati con metodologie differenti.

Fry ha descritto la ricerca su ChatGPT in termini ampi: una domanda che porta l’assistente a consultare il web può essere conteggiata come una ricerca. Non è però noto quale cifra relativa a Google sia stata usata, né se i due insiemi di dati comprendano gli stessi Paesi, dispositivi e intervalli temporali.

Un esempio chiarisce la differenza: se un utente pone dieci domande successive in una conversazione e ciascuna attiva una ricerca web, il sistema potrebbe registrare dieci interrogazioni. Questo non equivale necessariamente a dieci visite a un motore di ricerca tradizionale né a dieci persone distinte.

Di conseguenza, non è corretto affermare che ChatGPT abbia sottratto il 20% del traffico a Google. Il dato suggerisce una scala d’utilizzo molto elevata, ma da solo non misura la migrazione degli utenti da un servizio all’altro.

ChatGPT arriva a 1,2 miliardi di utenti settimanali

Durante lo stesso incontro, OpenAI ha comunicato un altro risultato: ChatGPT ha raggiunto 1,2 miliardi di utenti attivi ogni settimana, rispetto al miliardo indicato circa due mesi prima. Si tratta di un incremento di 200 milioni di utenti settimanali in un periodo relativamente breve.

La società ha inoltre dichiarato che gli utenti generano 1,5 miliardi di immagini alla settimana e che le funzioni vocali, comprendendo sia la dettatura sia le conversazioni, raggiungono 250 milioni di utenti attivi settimanali. Sono cifre fornite da OpenAI e non devono essere confuse con misurazioni indipendenti.

Questi numeri mostrano come l’utilizzo della piattaforma vada ben oltre la ricerca. ChatGPT viene impiegato per attività creative, studio, produttività e interazioni vocali, oltre che per reperire informazioni. Non tutte le richieste inviate a ChatGPT sono ricerche sul web, ed è proprio questo uno dei motivi per cui i confronti con Google richiedono attenzione.

La differenza tra fare una ricerca e ricevere visite sul proprio sito

Per editori, blogger e proprietari di siti web esiste un altro elemento fondamentale: il numero di ricerche gestite da un servizio non coincide con il traffico che quel servizio invia ai siti esterni. Un assistente può rispondere direttamente a una domanda, citando eventualmente alcune fonti, senza che l’utente apra nessuna pagina.

I dati di Ahrefs relativi a ottobre 2026 rendono evidente questa differenza. In un campione fisso di 118.669 siti web, il traffico attribuito agli assistenti IA rappresentava lo 0,46% del totale, mentre i motori di ricerca tradizionali contribuivano per il 27,55%. Nel medesimo campione, ChatGPT rappresentava lo 0,36% del traffico complessivo e Google il 24,74%.

Leggi anche:

Questi dati non contraddicono automaticamente la dichiarazione di OpenAI: misurano fenomeni diversi. OpenAI parla di interrogazioni effettuate dagli utenti; Ahrefs misura invece le visite che arrivano ai siti monitorati. Inoltre, il campione di Ahrefs non rappresenta necessariamente l’intero web.

La conseguenza per chi pubblica contenuti è concreta. Un assistente può diventare molto popolare come strumento di ricerca senza generare un aumento proporzionale dei clic verso i siti che producono le informazioni. È per questo che la crescita della ricerca con IA non garantisce nuove visite agli editori.

Google resta dominante, ma la ricerca online sta cambiando

Google continua a essere il principale punto di accesso alle informazioni online e dispone di un ecosistema consolidato che comprende ricerca web, mappe, servizi locali, pubblicità e integrazioni con Android e Chrome. La crescita delle interrogazioni su ChatGPT non dimostra che questa posizione sia già stata superata.

Anche Google sta però modificando profondamente il proprio motore, introducendo risposte generate dall’intelligenza artificiale e nuove modalità conversazionali. La competizione riguarda quindi non soltanto quante ricerche vengono effettuate, ma anche come vengono presentate le risposte e quanto spesso gli utenti hanno bisogno di visitare un sito esterno.

In molti casi i due strumenti possono essere complementari. Una persona può iniziare una ricerca su ChatGPT, approfondire un argomento con Google e poi visitare direttamente un sito. Altre volte può accadere il contrario. Parlare di sostituzione totale dei motori di ricerca sarebbe quindi prematuro.

Il problema dei clic: sempre più risposte senza aprire una pagina

Il tema è particolarmente rilevante perché anche Google sta aumentando il numero di ricerche che si concludono senza un clic verso un sito esterno. Una ricerca di SparkToro basata su dati Similarweb ha stimato che, negli Stati Uniti, il 68,01% delle ricerche Google nei primi quattro mesi del 2026 si è concluso senza un clic, rispetto al 60,45% del 2024.

Questo fenomeno, spesso chiamato zero-click search, non dipende esclusivamente dall’intelligenza artificiale: può riguardare anche risultati che mostrano direttamente orari, calcoli, mappe o altre informazioni. Le risposte generate dall’IA possono però contribuire a ridurre ulteriormente la necessità di aprire pagine esterne.

Per un sito di informazione, la sfida non è soltanto apparire nei risultati, ma convincere l’utente che il contenuto originale meriti una visita. Analisi approfondite, verifiche dirette, dati originali, prove pratiche e informazioni aggiornate possono offrire un valore che una risposta sintetica non sempre riesce a sostituire.

Che cosa cambia per chi gestisce un sito web

La crescita di ChatGPT rende utile osservare separatamente almeno tre indicatori: le visite provenienti dai motori di ricerca, quelle inviate dagli assistenti IA e l’andamento del traffico diretto. Confondere questi dati può portare a conclusioni sbagliate sull’effettivo impatto della ricerca conversazionale.

Per migliorare la possibilità che i contenuti vengano individuati, rimangono importanti una struttura chiara delle pagine, titoli descrittivi, informazioni verificabili, collegamenti a fonti autorevoli e una corretta accessibilità ai sistemi di scansione. Non esiste tuttavia una formula garantita per ottenere citazioni o visite da ChatGPT.

È utile anche diversificare le modalità con cui i lettori raggiungono il sito, per esempio attraverso newsletter, community e accessi diretti. Dipendere esclusivamente dal traffico proveniente da un singolo motore di ricerca diventa più rischioso in un contesto nel quale le risposte vengono sempre più spesso fornite direttamente dalle piattaforme.

La sfida tra OpenAI e Google è appena entrata in una nuova fase

Il dato del 20% racconta soprattutto una trasformazione nelle abitudini di ricerca: milioni di persone considerano ormai naturale rivolgersi a un assistente conversazionale per ottenere informazioni. Ma la misura effettiva del cambiamento richiede confronti trasparenti e indicatori omogenei.

ChatGPT sta diventando un concorrente importante di Google per la ricerca di informazioni, ma non è dimostrato che possieda il 20% del mercato delle ricerche né che invii ai siti un quinto del traffico generato da Google. Per gli utenti cambia il modo di ottenere risposte; per gli editori cambia la sfida di trasformare quelle risposte in visite reali.

Fonte

Ti potrebbe interessare:
Segui guruhitech su:

Esprimi il tuo parere!

Che ne pensi di questa notizia? Lascia un commento nell’apposita sezione che trovi più in basso e se ti va, iscriviti alla newsletter.

Per qualsiasi domanda, informazione o assistenza nel mondo della tecnologia, puoi inviare una email all’indirizzo [email protected].


Scopri di più da GuruHiTech

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Più recenti
Vecchi Le più votate